Vai al contenuto
AI.info

The Pulse

Per il Tribunale di Tokyo, le voci degli interpreti possono essere tutelate dai diritti di sfruttamento commerciale dell’identità

Una sentenza del Tribunale distrettuale di Tokyo indica in quali casi l’uso non autorizzato della voce di un interprete può violare i diritti di sfruttamento commerciale dell’identità. Il tribunale ha respinto la richiesta del doppiatore Ke

Per il Tribunale di Tokyo, le voci degli interpreti possono essere tutelate dai diritti di sfruttamento commerciale dell’identità

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

Il tribunale ha indicato i criteri per la tutela della voce

Una sentenza del Tribunale distrettuale di Tokyo, emessa il 30 settembre 2026, ha descritto le circostanze in cui l’uso non autorizzato della voce di un interprete può violare i diritti di sfruttamento commerciale dell’identità. Il caso riguardava 188 video su TikTok narrati con un audio che, secondo il doppiatore Kenjiro Tsuda, somigliava alla sua voce. Il tribunale ha respinto la richiesta di Tsuda di far rimuovere i video, ma nella sentenza ha affrontato la questione se la voce di una persona possa essere tutelata da tali diritti.

Secondo il tribunale, può esserci una violazione quando la voce di un interprete esercita un’attrattiva sui clienti che favorisce le vendite e il suo uso non autorizzato mira esclusivamente a sfruttare tale attrattiva. La sentenza pone dunque al centro della valutazione sia l’attrattiva commerciale della voce sia lo scopo per cui viene usata. Non afferma che ogni imitazione o voce generata dall’IA violi questi diritti, né stabilisce se l’audio dei video soddisfacesse tali criteri.

«La voce di una persona, al pari della sua immagine, può essere considerata un simbolo della sua personalità. Per esempio, si può ritenere che l’uso non autorizzato della voce di un interprete violi i diritti di sfruttamento commerciale dell’identità quando tale voce ha la capacità di attrarre clienti, favorendo la vendita di prodotti e simili, e quando il suo uso è finalizzato esclusivamente a sfruttare tale capacità.»

Tribunale distrettuale di Tokyo, sentenza nel caso di Tsuda

In sostanza, il tribunale afferma che la voce, come l’immagine di una persona, può simboleggiarne la personalità. Afferma inoltre che l’uso non autorizzato della voce di un interprete può violare i diritti di sfruttamento commerciale dell’identità quando la voce esercita un’attrattiva sui clienti che favorisce le vendite e il suo uso è inteso esclusivamente a trarre vantaggio da tale attrattiva.

La sentenza riporta versioni contrastanti sull’audio

L’account, gestito da un utente non identificato, ha pubblicato i video tra luglio 2024 e settembre 2025. Secondo la sentenza, nel novembre 2025 l’account aveva più di 210.000 follower. I video usavano una voce narrante per contenuti su leggende metropolitane, fantasmi e altre curiosità. Alcuni spettatori hanno commentato che sembrava di sentire la voce di Tsuda, ma quelle reazioni non hanno accertato se la narrazione fosse realizzata con la sua voce o con un’imitazione sufficientemente simile.

Tsuda ha sostenuto che l’audio somigliava alla sua voce, riconoscibile per le sue caratteristiche, e che i video ne sfruttavano l’attrattiva per attirare spettatori. Il gestore di TikTok ha contestato questa ricostruzione, sostenendo che la narrazione fosse affidata a una generica voce maschile prodotta con un’IA addestrata sulla voce di un amico, e non a quella di Tsuda. La sentenza riporta le posizioni di entrambe le parti. Non ha stabilito se nell’audio si sentisse la voce di Tsuda, se le somigliasse sufficientemente o se l’uso dell’audio nei video violasse i suoi diritti di sfruttamento commerciale dell’identità.

Questo limite è importante per comprendere l’esito del caso. La causa chiedeva la rimozione dei post, non una decisione che risolvesse ogni controversia sull’audio. Dagli atti risulta che l’account è stato cancellato il 29 maggio 2026 e che i dati dei video sono stati rimossi dai server di TikTok il 28 giugno. Il tribunale ha quindi respinto le richieste di rimozione perché i post in questione erano già stati cancellati, senza decidere sulle altre questioni controverse.

La sentenza lascia aperta l’applicazione dei criteri ad altri casi

La sentenza formula criteri generali per valutare quando l’uso commerciale di una voce possa violare i diritti di sfruttamento commerciale dell’identità. Non stabilisce che i 188 video abbiano violato i diritti di Tsuda, né decide come tali criteri si applichino a particolari forme di imitazione o di audio generato dall’IA. Nel caso in esame, queste questioni sono rimaste irrisolte perché i post non erano più disponibili per la rimozione.

Per Tsuda, le considerazioni del tribunale sulla voce e sui diritti di sfruttamento commerciale dell’identità si accompagnano al rigetto della sua specifica richiesta. La disamina giuridica e l’esito del caso sono distinti: il tribunale ha descritto un possibile fondamento della tutela, ma non ha stabilito se la narrazione contestata rientrasse in tale fattispecie. La sentenza ha invece chiuso la richiesta di rimozione dopo la cancellazione dell’account e dei dati dei video.

Fonte

Esplora

Altri articoli