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Sette senatori chiedono chiarimenti a Meta su 6,6 miliardi di dollari in crediti d’imposta per ricerca e sviluppo
Sette senatori guidati da Ron Wyden hanno chiesto all’amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, di spiegare i 6,6 miliardi di dollari in crediti d’imposta per la ricerca richiesti dal 2023 al 2025. Nella loro lettera chiedono se par

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
«Sovvenzionare la costruzione dei vostri centri dati per l’IA è ben lontano dal soddisfare questo requisito».
Sette senatori guidati da Ron Wyden, nella loro lettera a Mark Zuckerberg
Sette senatori chiedono all’amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, di chiarire se la società abbia usato crediti d’imposta federali per la ricerca e sviluppo per compensare i costi della realizzazione dei suoi centri dati per l’intelligenza artificiale. La loro lettera è datata 13 ottobre ed è stata resa pubblica dalla Commissione Finanze del Senato il 14 ottobre 2026.
I 6,6 miliardi di dollari coprono tre anni di crediti
I senatori citano le dichiarazioni di Meta, che riportano crediti d’imposta per la ricerca pari a 700 milioni di dollari nel 2023, 2 miliardi di dollari nel 2024 e circa 3,9 miliardi di dollari nel 2025, per un totale di 6,6 miliardi di dollari. La cifra relativa al 2025 compare nella relazione annuale di Meta, che indica 3,912 miliardi di dollari in crediti d’imposta per la ricerca e sviluppo nella riconciliazione dell’aliquota fiscale federale.
Queste cifre riguardano tutti i crediti d’imposta per la ricerca di Meta, non un importo verificato riconducibile ai centri dati per l’IA. I senatori affermano che non è chiaro quale quota sia legata a queste strutture e chiedono a Meta di specificarla anno per anno, includendo le spese per chip, apparecchiature informatiche e altri materiali. Citano inoltre le stime del Joint Committee on Taxation, secondo cui il credito d’imposta federale per la ricerca è costato 32 miliardi di dollari nel 2025. Confrontando i circa 3,9 miliardi di dollari di Meta per quell’anno con tale stima, la lettera afferma che la quota della società supererebbe il 10 per cento.
I senatori mettono in dubbio la tesi dei «modelli pilota»
La lettera cita notizie pubblicate secondo cui Meta avrebbe descritto all’IRS i centri dati per l’IA come «modelli pilota» sperimentali. La lettera stessa non accerta che ciò sia avvenuto: i senatori chiedono a Zuckerberg di confermare se Meta abbia avanzato tale tesi nelle sue dichiarazioni fiscali e di spiegare il fondamento giuridico di eventuali crediti legati alle strutture.
I senatori sostengono che la Section 41 dell’Internal Revenue Code sia intesa a sostenere la ricerca caratterizzata da incertezza tecnica, non le normali attività aziendali o le tecnologie consolidate. Affermano che le apparecchiature già collaudate dei centri dati normalmente non darebbero diritto ai crediti e chiedono se Meta abbia trattato i centri dati per l’IA diversamente dalle strutture convenzionali e se EY o altri studi contabili e legali abbiano fornito consulenza alla società.
La relazione annuale 2025 di Meta afferma che le sue posizioni fiscali incerte comprendono dubbi sulla sufficienza della documentazione a sostegno dei crediti d’imposta per la ricerca. I senatori sollevano anche una controversia distinta e precedente: la tesi di Meta secondo cui 4,1 miliardi di dollari dei compensi in azioni di Mark Zuckerberg dal 2008 al 2010 dessero diritto a crediti d’imposta per la ricerca. Affermano che, in relazione a tale posizione, l’IRS chiede il pagamento di 355 milioni di dollari di imposte arretrate e domandano se Meta intenda continuare a contestare la richiesta.
Una lettera della Camera aumenta la pressione, Meta difende le attività
Il 14 ottobre, un gruppo bipartisan di oltre due dozzine di parlamentari della Camera ha inviato al segretario al Tesoro Scott Bessent una lettera separata in cui contesta l’uso dei crediti d’imposta per la ricerca per i costi dei centri dati. La loro argomentazione riguarda le normali attività di costruzione e i server e le apparecchiature di rete, elettriche e di raffreddamento disponibili in commercio: secondo i parlamentari, installare tecnologie collaudate su una scala insolita non le rende ricerca ammissibile ai crediti.
Il portavoce di Meta Andy Stone ha dichiarato a Semafor che i centri dati ottimizzati per l’IA «richiedono test e sperimentazioni approfonditi che non possono essere simulati, per progettare e costruire correttamente le strutture». I parlamentari della Camera hanno rivolto le loro preoccupazioni al Tesoro; il gruppo di senatori chiede risposte a Zuckerberg entro il 31 ottobre, compreso l’importo di eventuali crediti legati specificamente ai centri dati per l’IA.