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L’avvertimento del DOJ porta le proteste contro i centri dati per l’IA nel dibattito sulle influenze straniere
Un avvertimento del Dipartimento della Giustizia afferma che le manifestazioni pubbliche volte a favorire gli obiettivi di una potenza straniera potrebbero comportare sanzioni civili o penali, senza menzionare le proteste contro l’IA. Il re

AI.info Team ·
Un avvertimento del Dipartimento della Giustizia afferma che le manifestazioni pubbliche concepite per favorire gli obiettivi di una potenza straniera potrebbero comportare «significative sanzioni civili o penali». L’avviso, pubblicato la settimana prima del reportage di Ken Klippenstein del 23 settembre, non identifica alcuna protesta specifica né menziona l’opposizione ai centri dati per l’IA. Ma il suo linguaggio ampio arriva nel mezzo di una campagna del presidente Donald Trump, dei parlamentari e di alleati di spicco volta a presentare la resistenza alle infrastrutture per l’IA come una questione di influenza straniera.
L’avviso del DOJ non menziona le proteste contro l’IA
Klippenstein riferisce che il Dipartimento ha comunicato a cittadini e non cittadini che chiunque favorisca gli obiettivi di una potenza straniera attraverso attività pubbliche, comprese le manifestazioni, deve informare il governo per evitare l’arresto e il perseguimento penale. L’ambito dichiarato dell’avvertimento è ampio; il reportage non dimostra che il DOJ abbia accusato alcun manifestante contro i centri dati di agire per conto di un governo straniero.
Questa distinzione è importante. I recenti post di Trump e le richieste di indagini dei parlamentari collegano il dibattito politico sulle infrastrutture per l’IA alla Cina, ma l’avvertimento in sé, per come è descritto nel reportage, non prende di mira quelle proteste. Considerare il sospetto dell’amministrazione una prova di una regia straniera andrebbe oltre quanto afferma il documento.
Trump e i parlamentari insistono sulla tesi della Cina
Secondo Klippenstein, il 14 settembre Trump ha scritto che «l’unica a essere felice» di una presunta cospirazione contro l’IA e i centri dati è la Cina. A giugno, il presidente della Commissione per l’intelligence del Senato Tom Cotton ha chiesto all’allora procuratore generale ad interim Todd Blanche di indagare su quelle che ha definito iniziative di influenza straniera rivolte alle infrastrutture statunitensi per l’IA. Cotton ha scritto che «una rete di attori stranieri, guidata dal Partito comunista cinese», stava cercando di influenzare le politiche e l’opinione pubblica statunitensi sui centri dati.
Separatamente, i repubblicani della Commissione per l’energia e il commercio della Camera hanno chiesto alla Casa Bianca e al direttore dell’FBI Kash Patel un briefing sulle presunte campagne di influenza straniera. Nella lettera del 4 giugno hanno descritto le loro preoccupazioni per le attività straniere e per un «attivismo sostenuto da miliardari» volto a rallentare lo sviluppo dell’IA e delle relative infrastrutture. Si tratta di affermazioni avanzate dai parlamentari e dalle organizzazioni citate; le lettere chiedono briefing e indagini, ma non dimostrano che l’opposizione locale sia diretta da Pechino.
L’opposizione locale ha radici interne
L’opposizione pubblica agli impianti nelle vicinanze è consistente. Un sondaggio Gallup di marzo ha rilevato che il 71% degli statunitensi è contrario alla costruzione di un centro dati per l’IA nella propria zona, compreso il 48% fortemente contrario. Le ricerche successive di Gallup hanno rilevato che gli oppositori citano spesso il consumo di risorse, gli effetti ambientali, la qualità della vita locale e i possibili aumenti delle bollette delle utenze.
Questi dati non escludono che attori stranieri cerchino di influenzare il dibattito pubblico. Mostrano però che l’opposizione va ben oltre una ristretta rete di attivisti e che molte persone hanno preoccupazioni concrete legate al territorio. Klippenstein ricorda anche le precedenti affermazioni dell’investitore Kevin O’Leary secondo cui la Cina pagava i manifestanti; riferisce che in seguito O’Leary ha dichiarato di non avere «alcuna prova» che le persone e i gruppi da lui nominati fossero finanziati dalla Cina.
La domanda che resta senza risposta
Il reportage colloca l’avviso del DOJ in un più ampio sforzo politico volto a presentare la resistenza alle infrastrutture per l’IA come una questione di sicurezza nazionale. Tuttavia, il linguaggio generale dell’avviso, le richieste dei parlamentari e le accuse pubbliche non dimostrano, di per sé, che una determinata manifestazione sia diretta dall’estero. L’avvertimento del DOJ descritto nel reportage minaccia sanzioni per le attività al servizio di una potenza straniera, mentre l’articolo non indica alcuna accusa contro un manifestante contro i centri dati per l’IA.
Per ora, la documentazione pubblica descritta da Klippenstein comprende un avvertimento, accuse politiche e sondaggi che mostrano una vasta opposizione locale, ma non una conclusione del DOJ secondo cui le proteste contro i centri dati sarebbero operazioni straniere.