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Google paga circa 100 editori per le risposte dell’IA, ma i compensi variano molto

Google paga circa 100 editori digitali quando i loro contenuti contribuiscono alle risposte di AI Overviews, AI Mode e Gemini. I compensi variano nettamente: per alcuni piccoli siti sono inferiori a 1.000 dollari nell’arco di diversi mesi,

Google paga circa 100 editori per le risposte dell’IA, ma i compensi variano molto

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

Un editore che collabora con Google guadagna più di 1 milione di dollari all’anno dalle risposte dell’IA dell’azienda; altri piccoli siti hanno ricevuto meno di 1.000 dollari nell’arco di diversi mesi. Google paga circa 100 editori digitali per i contenuti usati in AI Overviews, AI Mode e Gemini, ma i compensi variano molto, secondo The Information.

Il programma lega i pagamenti alla misura in cui, secondo Google, il materiale di un editore contribuisce a una risposta dell’IA, anziché pagare semplicemente perché una pagina è stata consultata. Per diversi siti piccoli e di medie dimensioni, gli importi ricevuti equivalgono a meno di un decimo dell’1% dei loro ricavi pubblicitari, hanno riferito alla testata persone a conoscenza dei pagamenti. Un editore che ha aderito qualche mese fa ha guadagnato finora circa 50.000-60.000 dollari, mentre un altro partecipante guadagna più di 1 milione di dollari all’anno.

Search Console mostra i guadagni, ma non la formula

Search Console di Google consente agli editori di monitorare quanto spesso vengono usati i loro contenuti e quanto vengono pagati, ha riferito The Information. Alcuni partecipanti, però, dicono di non riuscire ancora a capire esattamente cosa Google consideri un contributo significativo o perché i pagamenti mensili cambino. L’azienda non ha pubblicato una formula per calcolarli.

Digiday, che ha riferito dell’esistenza della sperimentazione in precedenza questo mese, ha descritto un pannello «AI contribution» in Search Console che mostra i guadagni mensili e parte dello storico dei pagamenti. Gli editori intervistati dalla testata hanno detto che il pannello offre poche spiegazioni su come Google sia arrivata a quelle cifre, e almeno un partecipante ha definito il sistema «decisamente opaco». Digiday ha riferito che gli editori possono lasciare la sperimentazione in qualsiasi momento.

Google descrive una sperimentazione più ampia sulle partnership

Google ha riconosciuto pubblicamente una sperimentazione collegata in un post del 18 giugno sul suo lavoro con gli editori. Markham Erickson, vicepresidente di Google per gli affari governativi e le politiche pubbliche, ha scritto: «Oltre al settore delle notizie, stiamo sperimentando un nuovo modo di collaborare con i siti web i cui contenuti contribuiscono in modo significativo all’attualità e all’accuratezza fattuale delle risposte dell’IA generativa attraverso il processo di ancoraggio alle fonti».

Nel post, l’azienda descrive l’iniziativa come un modo per collaborare con siti web anche al di fuori del settore delle notizie. Distingue inoltre questa sperimentazione dal suo News AI partnership program, che a suo dire comprendeva più di 200 pubblicazioni nel mondo, e da Google News Showcase, che secondo l’azienda coinvolgeva più di 2.800 partner in 33 paesi. Questi programmi comprendono altre forme di accordi sui diritti dei contenuti e di collaborazione; non coincidono con la sperimentazione sui contributi all’IA che coinvolge circa 100 editori.

Gli editori valutano piccoli pagamenti e un nuovo precedente

Alcuni editori vedono nei pagamenti diretti una modesta nuova fonte di ricavi e un’occasione per capire quali contenuti siano apprezzati dai sistemi di IA. Altri sostengono che pagamenti piccoli e poco trasparenti potrebbero fare ben poco per compensare la perdita di visite provenienti dai rimandi ai loro siti e rendere più difficile negoziare condizioni migliori in futuro.

David Buttle, fondatore della coalizione di editori sull’IA Spur e della società di consulenza per i media DJB Strategies, ha descritto la sperimentazione come «una sorta di copertura rispetto a quello scenario, un po’ di sperimentazione nel caso in cui quello scenario si realizzi e debbano davvero pagare», in dichiarazioni a Digiday. La distinzione in gioco è se gli editori vengano pagati per qualsiasi uso del loro lavoro o solo quando Google decide che migliora in modo sostanziale una risposta.

Per ora, secondo quanto riferito, i compensi vanno da meno di 1.000 dollari nell’arco di diversi mesi per alcuni piccoli siti a più di 1 milione di dollari all’anno per un partecipante. Gli editori possono vedere i pagamenti in Search Console, ma il metodo alla base di questa differenza resta segreto.

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