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Un giudice respinge le cause di Chegg e Penske contro Google AI Overviews

Un giudice federale ha respinto le cause antitrust intentate da Chegg e Penske Media, secondo cui Google avrebbe usato i contenuti degli editori in AI Overviews riducendo il traffico verso i loro siti. La decisione afferma che le società no

Un giudice respinge le cause di Chegg e Penske contro Google AI Overviews

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

Il 30 settembre, il giudice distrettuale statunitense Amit Mehta ha respinto le cause antitrust intentate dalla società di tecnologia educativa Chegg e da Penske Media, editore di Rolling Stone, Billboard e Variety. Le società sostenevano che Google usasse i contenuti degli editori in sintesi generate dall’IA che distolgono i lettori dai loro siti web e che gli editori rischino di perdere visibilità nei risultati di ricerca se rifiutano di consentire a Google di usare i loro materiali.

La decisione riguardava le contestazioni antitrust delle società. Mehta ha affermato che le loro allegazioni non dimostravano l’esistenza di un accordo con cui Google avrebbe scambiato traffico proveniente dalla ricerca con il permesso di effettuare la scansione dei siti degli editori. La decisione non stabilisce che ogni uso dei materiali degli editori da parte di Google sia lecito.

Il presunto scambio di contenuti in cambio di traffico

Chegg e Penske hanno descritto un rapporto in cui gli editori consentivano a Google di effettuare la scansione e l’indicizzazione dei loro siti web e si aspettavano che i risultati di ricerca indirizzassero gli utenti alle loro pagine. Secondo le società, AI Overviews di Google ha cambiato questo rapporto inserendo risposte generate nei risultati di ricerca e dando agli utenti meno motivi per visitare i siti originali. Le società hanno affermato che gli editori dipendevano dal traffico proveniente dai risultati di ricerca per i loro ricavi e subivano di fatto pressioni per consentire a Google di usare i loro contenuti se volevano continuare a essere indicizzati.

Mehta ha respinto l’argomento secondo cui tale aspettativa costituiva un accordo sufficiente a sostenere la tesi antitrust. Nella decisione ha scritto:

«I ricorrenti hanno affermato soltanto di avere un’‹aspettativa› che Google invii loro traffico proveniente dalla ricerca se mettono gratuitamente a disposizione i propri contenuti. Ma un’aspettativa non è un accordo. È semplicemente il modo in cui funziona un motore di ricerca generalista.»

I ricorrenti sostenevano che, in un mercato concorrenziale, Google avrebbe pagato per ripubblicare i loro lavori o usarli per addestrare sistemi di IA. Google ha negato ogni illecito e ha sostenuto di non avere alcun obbligo di indicizzare i contenuti degli editori alle condizioni scelte da questi ultimi.

Che cosa era in gioco secondo le società

Nella sua denuncia, Penske ha descritto i propri contenuti come il frutto di investimenti in giornalisti, redattori e altre risorse. Ha sostenuto che la società dipendesse dal traffico proveniente da Google per portare lettori alle sue testate, dove le visite potevano generare ricavi pubblicitari, da link di affiliazione e da abbonamenti. Secondo Penske, le sintesi generate dall’IA potevano fornire risposte direttamente nella pagina dei risultati di ricerca di Google, riducendo i clic verso i siti i cui materiali erano stati usati per formulare quelle risposte.

Chegg ha intentato una causa parallela incentrata sui contenuti educativi. La società sosteneva che le sintesi di Google usassero materiali educativi mentre Google competeva con gli editori che li avevano creati. Entrambe le società hanno affermato che la presunta riduzione del traffico proveniente dai risultati di ricerca minacciasse i ricavi dei loro siti web.

Il rimedio proposto dai ricorrenti non riguardava semplicemente la possibilità per Google di gestire un motore di ricerca. Secondo le società, gli editori dovrebbero poter negare il permesso per usi come la ripubblicazione dei loro lavori o il loro impiego in sistemi di IA senza perdere l’accesso alla normale indicizzazione nei risultati di ricerca e al traffico che ne deriva. Google ha ribattuto di non essere tenuta a indicizzare i contenuti alle condizioni preferite dagli editori.

La decisione e la questione più ampia

Mehta ha detto di comprendere le ragioni degli editori e degli altri creatori online i cui contenuti Google acquisisce e riutilizza senza compenso. Ha anche affermato che il diritto antitrust non può sostituirsi al potere dei legislatori di affrontare i danni economici causati dall’innovazione. La sua decisione ha definito le contestazioni antitrust delle società, ma non ha risolto la questione politica più ampia di come gli editori debbano essere compensati per l’uso dei loro lavori nei prodotti di IA.

La decisione segue una pronuncia di marzo con cui lo stesso giudice aveva respinto contestazioni simili avanzate da un altro editore. La causa di Chegg è Chegg Inc. v. Google LLC, n. 25-cv-543, e quella di Penske è Penske Media Corp. v. Google LLC, n. 25-cv-3192. Entrambe sono state esaminate dalla Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia.

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