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L’Australia impone ai centri dati per l’IA di finanziare nuove forniture di energia e acqua

L’Australia sta consultando il pubblico su standard nazionali che imporrebbero ai grandi centri dati di rendere conto del loro impatto su energia, acqua, reti e comunità.

L’Australia impone ai centri dati per l’IA di finanziare nuove forniture di energia e acqua

AI.info Team ·

L’Australia mette i costi delle famiglie a confronto con il boom degli investimenti nell’IA

Il governo federale australiano sta consultando le parti interessate su norme obbligatorie che imporrebbero ai grandi data center per l’IA di finanziare la capacità aggiuntiva di energia, acqua e rete di cui hanno bisogno, invece di trasferirne i costi alle famiglie, alle imprese o alle comunità vicine.

La proposta stabilisce una soglia minima nazionale per i nuovi impianti, mentre l’Australia compete per attrarre miliardi di dollari di investimenti nei data center. Il governo afferma che il Paese può attirare attività di addestramento di IA di frontiera e rafforzare le competenze locali, ma solo se i progetti sostengono la transizione energetica, tutelano le risorse idriche e portano benefici concreti agli australiani.

Il documento di consultazione afferma che il governo introdurrà standard nazionali uniformi per l’IA, applicabili ai grandi data center e all’addestramento di IA di frontiera. Gli standard riguarderebbero energia, acqua, costi, coinvolgimento delle comunità, ubicazione e impatto sulla forza lavoro, lasciando agli Stati e ai territori la responsabilità della pianificazione e delle altre autorizzazioni.

Il governo consulta le parti interessate sulle soglie di capacità

Il documento definisce grande un data center con una capacità di progetto pari o superiore a 30 megawatt. Chiede inoltre pareri su un possibile approccio a più livelli, che escluderebbe dagli standard nazionali per l’IA gli impianti con capacità inferiore a 30 megawatt, introdurrebbe requisiti minimi per quelli con una capacità massima di connessione alla rete elettrica compresa tra 30 e 100 megawatt e stabilirebbe requisiti più rigorosi per gli impianti con capacità superiore a 100 megawatt o per un portafoglio cumulativo equivalente a 150 megawatt. Si tratta di proposte sottoposte a consultazione, non di soglie normative definitive.

I funzionari chiedono anche se gli standard dovrebbero applicarsi ai progetti già in fase di autorizzazione prima dell’entrata in vigore delle norme. Il governo afferma che includere i progetti in corso potrebbe dare prima certezze agli sviluppatori e rassicurare le comunità, garantendo che i grandi impianti non aggirino i nuovi requisiti solo perché i lavori sono iniziati in precedenza.

La nuova energia rinnovabile dovrà tenere il passo con la domanda

La principale proposta in materia di energia imporrebbe ai data center interessati di realizzare una quantità sufficiente di nuova capacità di generazione rinnovabile per compensare il proprio fabbisogno elettrico, ricorrendo, ove necessario, a sistemi di accumulo a batteria, energia idroelettrica o gas per garantire la continuità della fornitura. Gli impianti dovrebbero inoltre gestire i consumi in modo flessibile, anche riducendoli o modificandoli nei periodi di maggiore pressione sulla rete.

Il documento di consultazione afferma che l’obbligo relativo alle rinnovabili potrebbe inizialmente prevedere una combinazione di certificati per energia rinnovabile nuovi ed esistenti, per poi passare a un sistema in cui tutti i consumi di un impianto siano coperti da nuova capacità rinnovabile. Tra le possibili modalità di approvvigionamento figurano gli accordi per l’acquisto di energia, i rivenditori di elettricità e i mercati dei certificati.

Il governo australiano distingue il costo di attrarre capitali per i data center da quello di servirli. Secondo il documento, gli operatori dovrebbero sostenere i costi di trasmissione, rete e altri servizi pubblici legati ai loro progetti, gestendo al contempo i consumi collegati alla rete nei periodi di punta, così da evitare rincari per gli altri utenti.

L’approccio riprende le Aspettative rivolte ai data center e agli sviluppatori di infrastrutture per l’IA presentate a marzo dal governo federale, che chiedevano agli operatori di finanziare nuova energia rinnovabile e di pagare per intero la propria quota dei nuovi collegamenti alla rete. L’annuncio di luglio ha avvicinato queste aspettative a standard obbligatori, con una legge prevista per l’inizio del 2027.

I costi dell’acqua entrano nello stesso quadro normativo

L’energia è solo una delle preoccupazioni del governo. Gli standard proposti imporrebbero ai data center di ridurre al minimo il consumo d’acqua, dare priorità all’acqua non potabile o riciclata quando disponibile, sostenere la propria quota dei costi delle infrastrutture e dei servizi idrici e mantenere piani operativi per affrontare siccità, stress climatico e interruzioni delle forniture.

Il documento di consultazione stima che nel 2025 i data center australiani abbiano consumato 5,5 gigalitri d’acqua per il raffreddamento, pari a circa lo 0,04 per cento del consumo idrico industriale nazionale. Il consumo a livello nazionale è relativamente contenuto, afferma il documento, ma la pressione locale può essere notevole quando più impianti attingono alla stessa rete o allo stesso bacino.

Secondo le stime di Sydney Water, entro il 2035 i data center potrebbero arrivare a rappresentare fino al 20 per cento del consumo di acqua potabile di Sydney. Il documento federale presenta questo dato come un avvertimento sui rischi della concentrazione: un progetto può avere un impatto limitato a livello nazionale e, allo stesso tempo, esercitare una forte pressione su una determinata città, comunità regionale o area agricola.

Gli operatori dovrebbero inoltre rendicontare i consumi idrici e l’efficienza. Il documento di consultazione esamina l’efficacia nell’uso dell’acqua, un parametro che rapporta il consumo idrico annuale al consumo energetico delle apparecchiature informatiche, e chiede se le soglie nazionali debbano tenere conto della provenienza dell’acqua e del livello di stress a cui è sottoposto il sistema idrico circostante.

Le comunità avranno un ruolo formale nella scelta dei siti

Gli standard proposti non riguardano soltanto le bollette dei servizi pubblici. Gli sviluppatori dovrebbero confrontarsi con le comunità locali, i consigli comunali e i popoli delle Prime Nazioni, ricorrere ove possibile a fornitori locali ed evitare le aree sensibili quando non sia possibile gestire gli effetti della costruzione, il rumore, il traffico o la domanda di risorse.

Le decisioni sulla scelta dei siti resterebbero principalmente di competenza dei sistemi di pianificazione degli Stati e dei territori, ma il governo federale sostiene che servano requisiti minimi uniformi a livello nazionale, perché le reti elettriche, idriche e di telecomunicazioni superano i confini delle giurisdizioni. I grandi campus competono inoltre con l’edilizia abitativa, l’agricoltura e altri usi del suolo, soprattutto quando gli sviluppatori cercano siti vicini ai centri abitati.

Gli impianti per l’addestramento dell’IA potrebbero avere più flessibilità rispetto ai normali siti cloud e di inferenza, perché non devono necessariamente trovarsi vicino agli utenti finali. Il documento afferma che l’affidabilità dell’energia, delle telecomunicazioni e dell’acqua potrebbe contare più della vicinanza alle città, offrendo l’opportunità di collocare alcuni progetti ad alto consumo di capacità di calcolo lontano dalle congestionate infrastrutture urbane.

Gli investimenti dovranno portare competenze e capacità locali

La consultazione collega l’autorizzazione dei grandi impianti allo sviluppo della forza lavoro. Ci si aspetterebbe che gli operatori sostengano la formazione dei lavoratori impiegati nella costruzione e nella gestione, tra cui elettricisti, ingegneri, tecnici del riscaldamento e del raffreddamento, specialisti di cybersicurezza e professionisti dell’informatica.

Il governo avverte che il boom dei data center potrebbe sottrarre lavoratori già scarsi all’edilizia abitativa, all’energia, alle telecomunicazioni e alla difesa. Gli obblighi di formazione mirano ad ampliare il bacino di lavoratori disponibili, anziché lasciare che ogni progetto si contenda la stessa forza lavoro limitata.

Si stanno valutando condizioni separate per le aziende che chiedono l’autorizzazione a svolgere in Australia attività di addestramento su larga scala di IA di frontiera. Tali condizioni potrebbero includere l’obbligo di segnalare determinati incidenti legati all’IA, sostenere la ricerca australiana e riservare parte della capacità di calcolo ad attività di interesse pubblico, mentre le norme sul diritto d’autore stabiliranno come potrà essere utilizzato nell’addestramento il materiale creativo australiano.

Le risposte alla consultazione possono essere inviate entro le 5 del pomeriggio, ora legale della costa orientale australiana, del 9 ottobre 2026. I contributi confluiranno negli standard australiani per l’IA, che il governo intende rendere uniformi a livello nazionale, lasciando in vigore le autorizzazioni urbanistiche e territoriali di competenza degli Stati e dei territori.

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