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Una giudice dell’Arizona ordina di riscrivere senza IA un ricorso di 67 pagine
La giudice federale Krissa M. Lanham ha respinto il ricorso di 67 pagine presentato da Shelly George contro la segretaria all’Agricoltura Brooke L. Rollins e ha vietato l’uso dell’IA per redigerne una nuova versione. L’ordinanza del 6 ottob

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
Il sospetto di uso dell’IA, senza un accertamento
Una giudice federale dell’Arizona ha ordinato a Shelly George di redigere il suo prossimo ricorso senza intelligenza artificiale, precisando però che l’uso dell’IA nell’atto già depositato è un’apparenza, non un fatto accertato. La distinzione conta: la giudice federale Krissa M. Lanham ha respinto il ricorso di 67 pagine presentato da George contro la segretaria all’Agricoltura Brooke L. Rollins perché rendeva poco chiare le domande, e ha poi vietato l’uso di strumenti di IA per redigere il nuovo ricorso.
Nell’ordinanza del 6 ottobre, Lanham riferisce che George ha depositato il ricorso, composto da 199 paragrafi, l’11 settembre e che l’atto «sembra essere stato generato dall’intelligenza artificiale», perché somiglia ad altri ricorsi generati dall’IA in cui il tribunale si è già imbattuto. L’ordinanza non accerta che sia stato redatto con l’IA. I motivi indicati per il rigetto riguardano invece la lunghezza del documento, le ripetizioni, la scarsa chiarezza delle domande e l’assenza di un’esposizione breve e chiara del caso.
«Il ricorso sembra essere stato generato dall’intelligenza artificiale (IA), poiché somiglia ad altri ricorsi generati dall’IA in cui il tribunale si è già imbattuto.»
Krissa M. Lanham, giudice federale
199 paragrafi, domande poco chiare
Secondo l’ordinanza, il ricorso di George mescolava descrizioni di diverse pretese giuridiche senza indicare chiaramente quali intendesse far valere. Nelle prime pagine affermava che il caso si fondava principalmente sulla disposizione del Titolo VII contro le ritorsioni; più avanti descriveva una domanda relativa a un ambiente di lavoro ostile e combinava i due concetti nell’espressione «ambiente di lavoro ostile creato per ritorsione». Secondo la giudice, l’atto trattava anche la normativa applicabile e rinviava ad allegati che non erano stati presentati.
Lanham ha definito l’atto uno «shotgun pleading», citando la decisione del 2026 della Corte d’appello del Nono circuito in Gibson v. City of Portland. L’ordinanza rileva che molte delle circostanze di fatto esposte non erano chiaramente collegate a una specifica domanda e che il ricorso non presentava ciascuna domanda in un capo distinto. Il tribunale lo ha respinto in base al principio secondo cui un atto introduttivo deve informare in modo sufficiente la controparte e il tribunale delle domande e dei loro fondamenti.
Il nuovo ricorso non potrà superare le 25 pagine
George può modificare il ricorso, ma la nuova versione non deve superare le 25 pagine e deve esporre in modo breve e chiaro i fatti rilevanti e indicare le domande che intende far valere. L’ordinanza le impone di redigere personalmente le allegazioni, senza strumenti di IA, e fissa al 19 ottobre 2026 la scadenza per il deposito. Se non depositerà l’atto entro quella data, il cancelliere dovrà registrare un rigetto che le impedirà di riproporre la causa.
La giudice ha anche respinto la richiesta di George di depositare gli atti per via elettronica. Queste disposizioni si applicano al caso specifico e non costituiscono un divieto generale di usare l’IA negli atti depositati presso i tribunali federali. L’ordinanza stabilisce separatamente obblighi di dichiarazione e verifica per qualsiasi parte che usi l’IA generativa in altri atti del procedimento.
Gli obblighi di dichiarazione riguardano gli altri atti
Per questi altri atti, la parte che usa l’IA generativa deve allegare una dichiarazione che ne segnali l’uso e identifichi le eventuali parti che incorporano contenuti prodotti dall’IA. Chi deposita l’atto deve inoltre attestare di averlo esaminato personalmente, esercitando un giudizio indipendente, e di averne verificato l’accuratezza e la conformità alla Regola 11 delle norme federali di procedura civile.
L’ordinanza avverte che contenuti prodotti dall’IA inesatti o il cui uso non è stato dichiarato, comprese citazioni di sentenze errate o inesistenti, possono comportare sanzioni senza ulteriori avvertimenti. Definisce l’IA generativa come modelli linguistici di grandi dimensioni che ricevono input dagli utenti e generano nuovi contenuti, e cita come esempi ChatGPT, Claude, Copilot, DeepSeek, Google Gemini e Grok. Per George, tuttavia, l’obbligo immediato è più circoscritto ed esplicito: depositare entro il 19 ottobre un ricorso redatto personalmente e di non più di 25 pagine.