Vai al contenuto
AI.info

The Pulse

Altman subordina l’IPO di OpenAI a garanzie sulla sicurezza

Sam Altman ha detto che OpenAI deve poter offrire garanzie più solide sulla sicurezza prima di puntare a un’IPO, ma ha avvertito che aspettare troppo a lungo prima di quotarsi potrebbe essere altrettanto dannoso. Al DevDay del 29 settembre

Altman subordina l’IPO di OpenAI a garanzie sulla sicurezza

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

Al DevDay di martedì 29 settembre, Sam Altman ha posto due esigenze in tensione tra loro per la futura IPO di OpenAI: man mano che i suoi modelli diventano più capaci, l’azienda deve poter formulare affermazioni più solide sulla loro sicurezza, ma aspettare troppo a lungo prima di quotarsi potrebbe essere altrettanto dannoso. Non ha indicato una data per la quotazione. Ha invece descritto il lavoro sulla sicurezza come una condizione per stabilire quando OpenAI sarà pronta ad affrontare i mercati finanziari.

La tensione è pratica, oltre che retorica. Altman ha detto di non volere che la pressione degli investitori sui mercati finanziari pesi sulle decisioni mentre l’azienda si adatta a modelli sempre più capaci e a nuovi requisiti di sicurezza. Eppure ha anche affermato che un’azienda influente come OpenAI non dovrebbe restare privata a tempo indeterminato.

Le garanzie sulla sicurezza vengono prima della quotazione

Parlando con i giornalisti dopo il suo intervento principale, Altman ha legato la questione della quotazione alla capacità di OpenAI di offrire garanzie credibili sui propri sistemi. Ha detto che l’azienda intende continuare a far progredire l’IA, riconoscendo al tempo stesso che i modelli diventeranno ancora più capaci e che a questo progresso dovranno corrispondere prove più solide della loro sicurezza.

«Intendiamo continuare a far progredire l’IA … ma, dato che le capacità dei modelli hanno fatto un balzo in avanti e ne prevediamo altri, dobbiamo essere in grado di formulare affermazioni sulla sicurezza di cui siamo certi.»

Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, parlando dopo il DevDay, come riportato da The Verge

Altman ha descritto l’approccio di OpenAI come un modo per far progredire sicurezza e allineamento prima delle capacità, non come una richiesta di fermare del tutto lo sviluppo. Ha detto che il passaggio a modelli molto capaci comporta requisiti di sicurezza diversi e che non vuole che le aspettative degli investitori aggiungano pressione mentre l’azienda affronta questa transizione.

Wall Street potrebbe cambiare gli incentivi

Altman ha prospettato la possibilità che una società quotata subisca pressioni per soddisfare gli azionisti anche quando il lavoro sulla sicurezza richiederebbe di procedere più lentamente. Ha descritto il rischio di deludere gli investitori di Wall Street «in nome della sicurezza o di qualsiasi altra cosa». La preoccupazione, nei termini in cui l’ha espressa, non è che un’IPO renda di per sé un modello meno sicuro, ma che le richieste dei mercati finanziari possano complicare le decisioni sui tempi e sulla distribuzione dei modelli.

Le sue dichiarazioni si aggiungono a quanto aveva detto in precedenza a settembre. In un’intervista a Fortune pubblicata il 12 settembre, Altman aveva detto che OpenAI non si sarebbe quotata nel 2026, definendo quella tempistica «sconsigliabile» alla luce delle preoccupazioni per la sicurezza. Aveva detto che l’azienda aveva ancora molto lavoro da fare sulla sicurezza, sull’allineamento e sulla cooperazione tra il settore dell’IA e i governi. Al DevDay non ha sostituito quella decisione con un nuovo anno obiettivo.

Altman è anche contrario a rimandare a tempo indeterminato

Alla prudenza Altman ha affiancato un’altra considerazione: ha detto che potrebbe essere «un male per il mondo» se OpenAI aspettasse troppo a lungo prima di quotarsi. Ha anche affermato di ritenere preziose le società quotate, chiarendo che la sicurezza non è un argomento contro la quotazione in linea di principio. Le sue osservazioni presentano invece la scelta del momento come un equilibrio tra le esigenze legate all’essere una società quotata e la capacità dell’azienda di prendere decisioni responsabili man mano che i suoi modelli progrediscono.

OpenAI resta quindi senza una tempistica per l’IPO resa nota, né un insieme pubblico di traguardi sulla sicurezza il cui raggiungimento darebbe il via alla quotazione. Il prossimo passo, secondo Altman, è costruire fiducia nella capacità dell’azienda di operare con sistemi più capaci e di formulare affermazioni sulla sicurezza che possa sostenere. Per ora, dice, questo lavoro ha la precedenza sulla scelta di una data per Wall Street.

Fonti

Esplora

Altri articoli