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Un tribunale ungherese rinvia ai giudici dell’UE il terzo caso sul diritto d’autore relativo a Gemini

Un tribunale ungherese ha rinviato alla Corte di giustizia dell’UE una terza controversia sul diritto d’autore riguardante Google Gemini. I giudici esamineranno come le norme sul diritto d’autore si applichino all’addestramento dell’IA, all

Un tribunale ungherese rinvia ai giudici dell’UE il terzo caso sul diritto d’autore relativo a Gemini

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

Un terzo rinvio da parte di un tribunale ungherese su una controversia di diritto d’autore relativa al chatbot Gemini di Google porta davanti alla massima corte dell’Unione europea due usi distinti delle opere degli editori: l’addestramento di un modello di IA e la generazione di risposte per gli utenti. In un articolo pubblicato il 12 ottobre, MLex ha riferito che i giudici chiedono chiarimenti sul fatto che tali attività siano soggette alle stesse norme, su come si applichino le eccezioni al diritto d’autore e sull’eventuale obbligo per gli editori di ricorrere a strumenti tecnici per opporsi all’uso dei loro contenuti.

Tre rinvii, questioni che vanno oltre l’addestramento

Il rinvio aggiunge un altro caso all’esame in corso, da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea, delle rivendicazioni relative al diritto d’autore che coinvolgono Gemini. Non stabilisce che Google abbia violato il diritto d’autore. La corte dell’UE interpreta il diritto dell’Unione; il tribunale ungherese dovrà applicare tale interpretazione alla controversia che ha davanti.

Le questioni descritte da MLex vanno oltre la possibilità di usare materiali per addestrare un modello. Riguardano anche il trattamento giuridico delle risposte che Gemini fornisce agli utenti e la portata delle eccezioni che possono consentire l’estrazione di testo e dati. Per gli editori, la questione dell’opposizione all’uso dei contenuti è pratica oltre che giuridica: la corte potrebbe dover valutare se i titolari dei diritti siano tenuti a segnalare la propria opposizione con mezzi tecnici.

Addestramento e risposte sollevano questioni distinte

Le norme dell’UE sul diritto d’autore prevedono un’eccezione per l’estrazione di testo e dati dall’uso di materiali protetti, con un meccanismo che consente ai titolari dei diritti di riservarsene l’utilizzo. L’Intellectual Property Helpdesk della Commissione europea descrive questa condizione relativa all’opposizione nella sua ricostruzione del precedente caso Like Company v Google Ireland.

Anche quel caso precedente, C-250/25, proveniva dall’Ungheria. Like Company, un editore della stampa ungherese, sosteneva che Gemini avesse mostrato parti consistenti delle sue pubblicazioni in risposta a prompt e che i suoi materiali fossero stati usati per addestrare il modello. La sintesi del rinvio della Corte di giustizia espone le questioni relative alla possibilità che le risposte del chatbot costituiscano una comunicazione al pubblico, che l’addestramento comporti una riproduzione e che si applichino le norme sull’estrazione di testo e dati.

Il nuovo rinvio solleva una serie di questioni giuridiche connesse, che però non vanno ridotte a una sola. Il processo di addestramento di un modello e il testo restituito in risposta a un prompt sono attività diverse; l’interpretazione della corte potrebbe incidere su ciascuna in modo diverso. La questione dell’opposizione aggiunge un ulteriore aspetto: per gli editori, un diritto formale a riservare l’utilizzo dei contenuti conta solo se possono esercitarlo in modo praticabile.

Gli editori attendono un criterio giuridico, non una decisione sulla responsabilità

La Corte di giustizia non si è pronunciata sulla nuova controversia e il rinvio, di per sé, non costituisce un accertamento a carico di Google. Il suo compito è chiarire le questioni di diritto dell’UE sottoposte dai giudici ungheresi. Il tribunale nazionale deciderà poi sulle rivendicazioni alla base della controversia alla luce di tali indicazioni.

Per gli editori, la posta in gioco va oltre la questione se una specifica risposta di Gemini riproduca materiale protetto. Le risposte della corte potrebbero chiarire come la riserva dei diritti interagisca con l’addestramento dell’IA e se i segnali tecnici di opposizione offrano un modo giuridicamente rilevante per opporsi. Per gli sviluppatori, le questioni potrebbero incidere sul modo in cui valutano i contenuti protetti sia nello sviluppo dei modelli sia nella generazione delle risposte.

Il rinvio lascia irrisolte le distinzioni fondamentali: come le norme dell’UE sul diritto d’autore distinguano l’addestramento dalle risposte del chatbot, fin dove si estendano le eccezioni per l’estrazione di testo e dati e che cosa costituisca un’opposizione efficace da parte degli editori. Sono queste le questioni ora all’esame dei giudici dell’UE.

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