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Un avvocato generale della Corte UE: le risposte di Gemini potrebbero violare i diritti degli editori
L’avvocato generale dell’UE Maciej Szpunar afferma che Google Gemini potrebbe violare i diritti degli editori di stampa quando, in determinate condizioni, riutilizza articoli nelle risposte. Distingue queste risposte dall’addestramento dei

AI.info Team · Scritto con l’IA · verificato ·
L’editore ungherese Like Company sostiene che il chatbot Gemini di Google abbia riutilizzato i suoi articoli senza autorizzazione; l’avvocato generale Maciej Szpunar afferma che le prove non dimostrano che quegli articoli siano serviti ad addestrare Gemini, ma che le risposte del chatbot potrebbero comunque violare i diritti degli editori. In un parere presentato il 3 novembre 2026, Szpunar ha consigliato alla Corte di giustizia dell’Unione europea di concentrarsi su ciò che Gemini recupera e fornisce agli utenti, anziché pronunciarsi su questioni ipotetiche relative all’addestramento.
La verifica da lui proposta si basa sul modo in cui il chatbot ha avuto accesso a un articolo e su quanto fedelmente la sua risposta ne riproduca la forma espressiva. Il parere non è una sentenza: saranno i giudici della Corte a decidere il caso in seguito.
Szpunar traccia una distinzione sulle risposte di Gemini
«Quando un chatbot basato su un LLM recupera una pubblicazione dal sito web di un editore di stampa, la riutilizza per generare una risposta e fornisce tale risposta all’utente, in determinate circostanze il diritto dell’editore di stampa può essere violato», scrive Szpunar nel resoconto della Corte sul suo parere.
L’avvocato generale afferma che il diritto dell’editore non copre i fatti riportati in un articolo, ma protegge la forma espressiva specifica della pubblicazione. La valutazione che propone chiede di verificare se il chatbot abbia ottenuto l’accesso aggirando restrizioni tecniche efficaci, come un paywall o misure contro il web scraping. Chiede inoltre di verificare se una risposta si limiti a riportare fatti o riutilizzi una forma espressiva riconoscibile in misura tale che l’utente non abbia più bisogno di leggere l’articolo originale.
Nel caso di risposte ripetute, il parere individua una questione distinta: il diritto di mettere una pubblicazione a disposizione del pubblico può essere violato quando la sua forma espressiva è sistematicamente riconoscibile nelle risposte a domande correlate. Szpunar afferma inoltre che il fornitore di un chatbot può essere ritenuto responsabile quando tali usi sono intrinseci al suo modello di business o quando non adotta misure appropriate per contrastarli in modo credibile ed efficace.
Nel caso Like Company mancano prove sulle questioni relative all’addestramento
Like Company, un operatore ungherese di portali web, sostiene che Google abbia usato i suoi articoli per addestrare i modelli linguistici di grandi dimensioni di Gemini e li abbia ripetutamente riprodotti o messi a disposizione attraverso il chatbot tra il 13 giugno 2023 e il 31 maggio 2024. Il tribunale ungherese ha sottoposto alla Corte UE quattro questioni: due sull’addestramento dei modelli e due sulle risposte del chatbot.
Szpunar ha consigliato ai giudici di dichiarare inammissibili le questioni sull’addestramento, perché non vi sono prove che gli articoli di Like Company siano stati usati per addestrare Gemini. Afferma inoltre che l’addestramento non costituisce un «uso online» delle pubblicazioni di stampa, il che rende tali questioni ipotetiche in questa controversia. Separatamente, come parere espresso per completezza, afferma che l’uso di opere protette dal diritto d’autore per addestrare un modello linguistico di grandi dimensioni è, di norma, consentito dall’eccezione prevista dall’UE per l’estrazione di testo e dati.
Google contesta che Gemini replichi gli articoli
Un portavoce di Google ha dichiarato ad Agence France-Presse che Gemini «apprende schemi linguistici per creare risultati originali anziché replicare contenuti» e ha richiamato l’attenzione sugli strumenti di controllo per gli editori che consentono ai titolari dei diritti di escludere i propri contenuti. L’azienda ha inoltre accolto con favore il parere di Szpunar sull’addestramento dell’IA, ha riferito AFP.
La risposta riguarda la distinzione al centro del parere: addestrare un modello e attingere a un articolo mentre si genera una risposta sono usi diversi. Il parere di Szpunar non stabilisce che Gemini abbia violato i diritti di Like Company; la Corte deve ancora pronunciarsi sulle questioni di diritto dell’UE e il tribunale ungherese deve risolvere la controversia all’origine del caso.
Ai giudici della Corte di giustizia dell’UE spetta l’ultima parola
Gli avvocati generali presentano pareri giuridici indipendenti alla Corte di giustizia, ma le loro raccomandazioni non sono vincolanti per i giudici. I giudici stanno ora deliberando e la Corte afferma che la sentenza arriverà in un secondo momento. Il procedimento ungherese proseguirà poi sulla base dell’interpretazione della legge fornita dalla Corte UE.
Il caso, C-250/25, è la prima controversia sull’IA generativa ad arrivare alla Corte di giustizia, secondo l’annuncio della Corte. La sentenza che sarà emessa affronterà la questione se il recupero e il riutilizzo in tempo reale di articoli di stampa nelle risposte dei chatbot rientrino nei diritti degli editori di riproduzione e di messa a disposizione del pubblico, non se i fatti contenuti in un articolo di cronaca appartengano esclusivamente al suo editore.