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Ex ingegneri di Groq fanno causa per l’accordo da 20 miliardi di dollari con Nvidia

Gli ex ingegneri e azionisti di Groq Benjamin Serebrin e Joshua Rubin hanno fatto causa per l’accordo concluso dalla società con Nvidia nel 2025. Nell’atto depositato in Delaware sostengono che il consiglio di amministrazione di Groq abbia

Ex ingegneri di Groq fanno causa per l’accordo da 20 miliardi di dollari con Nvidia

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

Venerdì 2 ottobre, due ex ingegneri di Groq che detenevano azioni della società hanno fatto causa per l’accordo con Nvidia, sostenendo che l’intesa abbia trasferito a Nvidia la tecnologia di Groq e quasi tutti i suoi ingegneri, lasciando agli altri azionisti una società ridimensionata. Nell’atto depositato presso il tribunale del Delaware competente per le controversie societarie, affermano che il consiglio di amministrazione di Groq non abbia ottenuto il prezzo e la struttura dell’accordo migliori per tutti gli azionisti e non abbia consentito ad alcuni di votare. Si tratta di accuse, non di conclusioni accertate da un tribunale.

La causa contesta un’operazione che le società hanno descritto come una licenza non esclusiva, non come un’acquisizione. La questione centrale è come valutare un accordo che ha lasciato Groq formalmente indipendente ma che, secondo i ricorrenti, ne ha trasferito a Nvidia la tecnologia fondamentale e la forza lavoro, distribuendo al tempo stesso i benefici in modo diseguale tra investitori e dipendenti.

Una licenza, un’ondata di assunzioni e due importi diversi

Groq ha annunciato l’accordo il 24 dicembre 2025. Nella sua dichiarazione pubblica ha affermato che Nvidia avrebbe ottenuto una licenza per la tecnologia di inferenza di Groq, mentre il fondatore Jonathan Ross, il presidente Sunny Madra e altri membri del team sarebbero entrati in Nvidia. Groq ha dichiarato che sarebbe rimasta indipendente e avrebbe continuato a gestire GroqCloud.

Il Financial Times descrive l’intesa come un accordo da 20 miliardi di dollari: 17 miliardi di dollari di proventi della licenza distribuiti tra i finanziatori di Groq, più un fondo separato di 3 miliardi di dollari in bonus sotto forma di azioni Nvidia per alcuni ingegneri selezionati che sono entrati nel produttore di chip. Secondo l’atto di causa, Nvidia ha assunto «quasi tutti» gli ingegneri di Groq, fino a 200. Tuttavia, nel documento relativo all’esercizio fiscale 2026, Nvidia registra un corrispettivo totale di 17 miliardi di dollari per la licenza non esclusiva e le assunzioni dei dipendenti, e afferma di non aver acquistato partecipazioni in Groq, contratti con clienti o prodotti esistenti.

I diversi importi riflettono descrizioni diverse dell’intesa: la cifra di 20 miliardi di dollari riportata dalla testata comprende il fondo separato per i bonus in azioni, mentre il documento di Nvidia indica il corrispettivo dell’operazione secondo la sua contabilità. La distinzione conta per la questione centrale della causa: se la licenza e le assunzioni debbano essere valutate come azioni separate o come parti di un’unica operazione che ha trasferito gran parte del valore di Groq.

Secondo gli investitori, la Groq rimasta valeva di più

Serebrin e Rubin sostengono che le azioni degli azionisti ordinari siano state liquidate a un prezzo troppo basso, mentre Ross e altri dipendenti di alto livello potevano vendere azioni a prezzo scontato e ricevere un compenso separato per il loro ingresso in Nvidia. A loro avviso, il pagamento non teneva conto del potenziale futuro della tecnologia e dei benefici che Nvidia avrebbe potuto ottenere integrandola con la propria attività. I ricorrenti affermano inoltre che i proventi della licenza sono stati trattati come reddito imponibile per Groq.

In seguito Groq ha abbandonato la progettazione di chip per orientarsi verso il cloud computing per l’IA. Nvidia ha partecipato a un round di finanziamento che ha attribuito alla società rimasta una valutazione di 3,5 miliardi di dollari: una cifra che, secondo i ricorrenti, dimostra che il valore rimasto superava il prezzo al quale sono state liquidate le azioni di alcuni azionisti. L’atto indica BlackRock, Social Capital, Infinitum e Disruptive come «fondi in conflitto di interessi» rappresentati nel consiglio di amministrazione di Groq, sostenendo che abbiano tratto vantaggio dal mantenere un legame con la società rimasta; i fondi non figurano tra i convenuti nella causa.

Gli avvocati dei due ex ingegneri hanno scritto che l’accordo «si è impadronito della ‘preziosa tecnologia di Groq e degli ingegneri che hanno costruito Groq, ha ottenuto miliardi di dollari di benefici per sé, per l’alta dirigenza e per i fondi affiliati senza condividerli con gli altri azionisti di Groq’». Nvidia ha rifiutato di rilasciare commenti al Financial Times e Groq non ha risposto immediatamente alla richiesta della testata.

I tribunali del Delaware non hanno ancora risolto la questione delle acqui-hire

La causa mette alla prova la possibilità che una combinazione di licenza tecnologica e assunzioni su larga scala sia sottoposta allo stesso esame di una vendita convenzionale di una società. I ricorrenti sostengono che il consiglio di amministrazione di Groq avesse il dovere di perseguire le migliori condizioni disponibili e ottenere l’approvazione degli azionisti per quella che definiscono una vendita di asset e talenti fondamentali. Nella descrizione pubblica di Groq e Nvidia, invece, l’intesa era una licenza non esclusiva, con Groq che avrebbe continuato a operare in modo indipendente.

I ricorrenti riconoscono che la giurisprudenza del Delaware non ha affrontato direttamente la questione se un’acqui-hire debba essere trattata come una fusione o un’acquisizione tradizionale. L’atto afferma: «Nessuna decisione del Delaware ha risposto direttamente alla questione sollevata da questo caso». La risposta del tribunale determinerà se questa controversia darà per la prima volta una risposta chiara alla questione.

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