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ChatGPT ha apposto le firme dei vignettisti del New Yorker su immagini generate dall’IA

Nieman Lab ha trovato vignette generate da ChatGPT con le firme di oltre 15 vignettisti del New Yorker, tra cui Brendan Loper ed Emily Flake. Dopo che la testata ha sollevato la questione, OpenAI ha aggiunto un avviso per i prompt che potre

ChatGPT ha apposto le firme dei vignettisti del New Yorker su immagini generate dall’IA

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

OpenAI afferma di voler creare strumenti che diano più possibilità alla creatività umana; i vignettisti del New Yorker dicono che ChatGPT ha apposto i loro nomi su immagini che non hanno disegnato. Nieman Lab ha documentato la comparsa delle firme di oltre 15 vignettisti della rivista su vignette generate dall’IA e ha riscontrato che alcuni nomi continuavano a comparire anche dopo che OpenAI aveva aggiunto un avviso per determinati prompt.

La controversia non riguarda soltanto immagini che assomigliano alle vignette di una rivista. Una firma indica a chi guarda chi ha realizzato un’opera, e la sua presenza su un’immagine può suggerire falsamente che un artista l’abbia creata o approvata. Nieman Lab ha trovato esempi con firme associate a Brendan Loper, Emily Flake, Joe Dator, Pat Byrnes e altri collaboratori.

Una vignetta virale riportava il nome di Loper

Un’immagine ha circolato online a fine agosto, dopo la morte di Dolly Parton e Tim Curry. Mostrava i due artisti alle porte del paradiso e riportava «BLOPER» in un angolo: lo pseudonimo del vignettista del New Yorker Brendan Loper. Loper non l’aveva né disegnata né firmata; secondo Nieman Lab, l’immagine era stata generata con ChatGPT dopo che un utente di Facebook aveva chiesto una «vignetta nello stile del New Yorker».

La circolazione dell’immagine ha spinto alcune persone a scrivere a Loper per chiedergli se fosse opera sua. Già a maggio aveva saputo di un’altra immagine di ChatGPT con il suo nome e durante l’estate aveva trovato altri esempi pubblicati online. «Non sono una persona possessiva, ma il mio nome è il mio nome», ha detto Loper a Nieman Lab. «L’ho vissuta proprio come una violazione della mia persona».

Per Loper, una firma attesta la paternità di un’opera, non soltanto lo stile. Brendan Loper, vignettista del New Yorker, a Nieman Lab: «Per me la firma è il certificato di autenticità. La metto solo sulle opere che pubblico su internet e per le quali ritengo necessario che si riconosca la mia mano».

OpenAI ha aggiunto un avviso, ma le firme hanno continuato a comparire

Il giornalista Andrew Deck ha testato ChatGPT e ha trovato firme appartenenti a collaboratori affermati ed ex collaboratori del New Yorker, tra cui George Booth, Liza Donnelly, Ellis Rosen e Saul Steinberg. Le immagini erano diverse tra loro: alcune non avevano firme, altre riportavano nomi privi di senso. Deck ha documentato, negli esempi esaminati, le firme di oltre 15 vignettisti reali.

Dopo che Deck ha avvisato OpenAI, ChatGPT ha iniziato a mostrare un avviso per alcune richieste di creare vignette nello stile del New Yorker: «Questo prompt potrebbe violare le nostre misure di protezione relative alla somiglianza con contenuti di terzi». Ma, secondo Nieman Lab, alla data di pubblicazione dell’articolo, il 5 ottobre 2026, alcune vignette generate riportavano ancora i nomi di vignettisti reali.

Nella sua risposta, OpenAI ha preso atto delle segnalazioni di comportamenti imprevisti dei modelli, senza spiegare perché comparissero le firme né come il sistema avrebbe affrontato il problema. Un portavoce di OpenAI, in una dichiarazione a Nieman Lab, ha detto: «Apprezziamo molto che la comunità ci segnali bug e comportamenti imprevisti dei nostri modelli, così da poterli affrontare».

L’accordo di licenza non comprende le vignette

Condé Nast, la società proprietaria del New Yorker, ha firmato un accordo di licenza pluriennale con OpenAI nel 2024, ma i termini non sono pubblici. Un portavoce del New Yorker ha detto a Nieman Lab che l’editore non aveva autorizzato uno sviluppatore di modelli linguistici di grandi dimensioni ad addestrare i propri modelli sulle sue vignette. Il portavoce ha anche detto che l’accordo non autorizzava ChatGPT a riprodurre il logo della rivista.

OpenAI ha rifiutato di rispondere alle domande di Deck sul fatto che i suoi modelli potessero aver acquisito le firme dall’archivio della rivista e, in caso affermativo, in che modo. L’origine delle firme resta quindi da accertare: Nieman Lab ha detto che potrebbero essere state raccolte automaticamente da internet, ma non ha verificato questa spiegazione. La testata ha inoltre esaminato i contratti standard dei vignettisti collaboratori, che non consentono di concedere in licenza le loro opere per l’addestramento dell’IA; gli artisti conservano il diritto d’autore, anche se la rivista detiene i diritti di prima pubblicazione sulle vignette commissionate.

Una firma falsa pone una questione diversa dallo stile

Emily Flake, collaboratrice del New Yorker dal 2008, ha detto a Nieman Lab che alcune immagini generate richiamavano aspetti del suo stile visivo, ma mescolavano elementi di più vignettisti. La firma, ha detto, era inequivocabilmente la sua.

James Grimmelmann, professore alla Cornell Law School, ha detto a Nieman Lab che la presenza di una firma potrebbe non essere decisiva per una rivendicazione relativa al diritto d’autore, che dipenderebbe più probabilmente dalla riproduzione di un disegno specifico. «L’attribuzione è una parte molto piccola della valutazione del fair use», ha detto. Ha aggiunto che una rivendicazione basata sul diritto di sfruttamento commerciale della propria immagine richiederebbe prove di un uso commerciale delle immagini; Nieman Lab non ha trovato prove che le vignette venissero comprate o vendute.

L’inchiesta documenta un errore concreto di attribuzione, ma non accerta la fonte dei dati usati per l’addestramento né chiarisce quali rivendicazioni legali possano avanzare gli artisti. Per ora, la prova più evidente è l’immagine stessa: vignette generate da ChatGPT che riportano le firme di collaboratori reali, mentre compariva l’avviso dell’azienda e alcuni nomi continuavano a comparire.

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