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OpenAI interrompe operazioni di influenza russe e iraniane

OpenAI afferma di aver bloccato gruppi di account ChatGPT russi e iraniani legati a distinte operazioni di influenza. La sua indagine ha individuato quasi 100 articoli pubblicati o ripubblicati con le firme di sette giornalisti fittizi coll

OpenAI interrompe operazioni di influenza russe e iraniane

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

Quasi 100 articoli sono apparsi con le firme di sette giornalisti inventati nell’ambito di un’operazione di influenza di origine iraniana, ha dichiarato OpenAI l’8 ottobre 2026, annunciando di aver bloccato account ChatGPT legati a distinte campagne russe e iraniane. Gli articoli sono arrivati su più di una dozzina di testate online, mentre l’operazione russa ha creato un gruppo di ricerca in America Latina che, secondo OpenAI, era gestito da operatori russi dietro una falsa identità. Entrambe le campagne hanno usato l’IA insieme a tattiche di influenza convenzionali, ma la loro portata apparente è stata molto diversa.

La Russia ha creato una copertura in America Latina con «Dark Clark»

OpenAI afferma di aver bloccato un gruppo di account provenienti dalla Russia che usavano ChatGPT per redigere rapporti interni, creare materiale per la campagna e preparare valutazioni su un gruppo che si presentava come centro di ricerca, chiamato Social Research Center. Gli operatori sembravano controllare il gruppo attraverso una falsa identità, «Mia Clark», mentre le persone che lavoravano sul campo in America Latina apparentemente ignoravano il legame con la Russia. L’azienda afferma che il gruppo ha pubblicato più di 60 articoli, perlopiù apparentemente originali.

Il materiale della campagna prendeva di mira l’Ucraina e i dibattiti politici locali, in particolare in Bolivia e Argentina. OpenAI ha trovato, tra gli altri, falsi audio e video su un presunto reclutamento ucraino in Ecuador e una registrazione fabbricata secondo cui la società idrica boliviana avrebbe interrotto il servizio a La Paz. OpenAI afferma che ricerche su fonti aperte hanno permesso di verificare alcuni falsi attraverso fact-checking e smentite ufficiali, ma non altri; gli operatori si sono anche attribuiti il merito di eventi che la loro campagna non aveva causato.

OpenAI ha classificato l’operazione russa nella Categoria 5 della IO Breakout Scale, articolata su sei livelli: è la valutazione più alta assegnata dall’azienda a un’operazione che ha interrotto. L’azienda indica apparenti reazioni pubbliche ad alcune storie inventate, tra cui commenti politici in diversi paesi, pur avvertendo che i rapporti degli stessi operatori sull’impatto della campagna erano inaffidabili.

«Bogus Bylines» ha fatto pubblicare articoli da testate online

L’operazione di origine iraniana ha usato sette identità di autori inventati per proporre articoli in inglese sul conflitto tra Stati Uniti e Iran. OpenAI afferma che la sua indagine ha trovato quasi 100 articoli pubblicati o ripubblicati da circa una dozzina di testate, con un aumento delle pubblicazioni dopo l’inizio del conflitto. Alcune testate hanno promosso gli articoli attraverso i propri account social, ampliando il loro pubblico potenziale oltre i siti stessi.

Gli operatori hanno anche chiesto a ChatGPT di generare serie di commenti in persiano e in inglese, spesso in risposta a post sul conflitto che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele. Alcuni commenti elogiavano o sostenevano gli articoli della stessa operazione. OpenAI non ha trovato prove che i suoi modelli abbiano contribuito ad automatizzare la pubblicazione dei commenti e afferma che quelli individuati hanno generalmente suscitato poche interazioni e costituivano una minoranza delle risposte.

L’azienda ha valutato la parte della campagna iraniana dedicata alla pubblicazione degli articoli come Categoria 4, ma ha assegnato ai commenti sui social media la Categoria 2. Secondo OpenAI, ad agosto 2026 una delle testate che hanno pubblicato gli articoli dell’operazione aveva quasi 2 milioni di follower su Facebook, circa 355.000 su X e più di 544.000 su Instagram. Queste cifre descrivono il pubblico della testata, non il numero di persone che hanno letto gli articoli della campagna o interagito con essi.

L’IA ha aiutato nel lavoro, ma non in ogni parte dell’operazione

Nel resoconto di OpenAI, l’IA appare come uno strumento all’interno di operazioni più ampie basate su false identità, proposte alle redazioni, account social e, nel caso russo, collaboratori locali ignari. L’azienda afferma che gli operatori russi hanno usato ChatGPT soprattutto per i rapporti interni; le richieste di creare contenuti ingannevoli rappresentavano una quota minore della loro attività. Nel caso iraniano, il modello ha aiutato a perfezionare articoli e proposte alle redazioni e a generare commenti, mentre i rapporti interni degli operatori ne sopravvalutavano l’impatto contando le visualizzazioni dei post originali anziché quelle delle loro risposte.

OpenAI afferma di aver bloccato gli account e condiviso informazioni su entrambi i casi con le autorità competenti. Non ha identificato il soggetto commerciale che ritiene possa aver gestito l’operazione iraniana, e il suo resoconto pubblico non stabilisce l’identità dei singoli operatori. Le prove descritte mostrano un rischio specifico delle campagne condotte attraverso organizzazioni di facciata: gli articoli pubblicati da vere testate possono raggiungere un pubblico a cui gli operatori non avrebbero accesso limitandosi a pubblicare contenuti da falsi account social.

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