The Pulse
L’ACCC australiana segnala gli agenti per gli acquisti come rischio per la concorrenza
L’autorità australiana garante della concorrenza ha dichiarato a un’inchiesta parlamentare che gli agenti di IA che fanno acquisti e concludono transazioni per i consumatori sono una delle sue principali aree di attenzione. L’ACCC ha citato

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
L’autorità australiana garante della concorrenza avverte che gli agenti di IA potrebbero colludere o rafforzare il potere di mercato mentre fanno acquisti e concludono transazioni per i consumatori. Ma venerdì 16 ottobre l’ACCC ha dichiarato a un’inchiesta parlamentare di non aver riscontrato prove di condotte anticoncorrenziali da parte degli agenti in Australia e di non raccomandare, per ora, modifiche alla legge sulla personalizzazione dei prezzi.
Questa distinzione mette a fuoco la posizione attuale dell’autorità: l’IA agentica è un ambito prioritario da esaminare, ma i rischi individuati sono ancora potenziali. I funzionari dell’ACCC hanno anche riconosciuto che non è chiaro a chi spetterebbe la responsabilità se un agente di IA tenesse una condotta illecita, precisando che l’autorità sta testando strumenti per individuare possibili problemi.
Rischi senza prove di condotte illecite degli agenti
Le preoccupazioni dell’ACCC riguardano soprattutto i sistemi capaci di compiere scelte e agire per conto degli utenti, anche cercando prodotti e completando transazioni. Se gli agenti diventassero un canale attraverso il quale i consumatori raggiungono i venditori, le loro scelte potrebbero incidere su quali imprese acquisiscono clienti e sul funzionamento della concorrenza. L’autorità ha avvertito che il potere di mercato potrebbe consolidarsi e che gli agenti potrebbero colludere.
Questo avvertimento non equivale a constatare che gli agenti per gli acquisti in Australia si siano già coordinati o abbiano danneggiato la concorrenza. Secondo quanto riportato da MLex, l’ACCC ha dichiarato all’inchiesta di non aver riscontrato prove di condotte anticoncorrenziali da parte degli agenti in Australia. La distinzione è importante: l’autorità descrive rischi che intende monitorare, non annuncia un procedimento sanzionatorio né contesta una violazione in corso.
La personalizzazione dei prezzi solleva una questione distinta
L’ACCC ha anche prospettato la possibilità che prezzi altamente personalizzati possano sfruttare i consumatori vulnerabili. I funzionari hanno però dichiarato che l’autorità non raccomanda attualmente ulteriori modifiche legislative in quest’ambito. Resta da vedere come valuterà questi prezzi con l’evolversi degli agenti e del loro accesso alle informazioni sui consumatori.
La responsabilità pone un’altra questione irrisolta. Se un agente agisse in violazione delle norme sulla concorrenza o a tutela dei consumatori, potrebbe non essere chiaro come attribuire la responsabilità tra l’utente, l’impresa che fornisce l’agente e il venditore coinvolto nella transazione. Nel corso dell’inchiesta è emerso che l’ACCC sta testando strumenti di rilevamento, anche se il resoconto disponibile della sua testimonianza non specifica che cosa facciano questi strumenti.
L’ACCC aveva già messo in guardia dalla collusione
L’attenzione dell’inchiesta si basa su una precedente valutazione pubblica dell’IA da parte dell’ACCC. Nel dicembre 2025, la commissione aveva affermato che i sistemi agentici potrebbero cambiare il modo in cui gli utenti interagiscono con le imprese online e incidere sul loro utilizzo dei servizi digitali. La presidente dell’ACCC Gina Cass-Gottlieb aveva indicato «la possibilità che gli agenti di IA colludano, anche quando ciò non è espressamente voluto o programmato dai creatori umani», nella dichiarazione della commissione del dicembre 2025.
Quella dichiarazione avvertiva inoltre che una maggiore integrazione tra i prodotti di IA e le piattaforme digitali affermate potrebbe innalzare le barriere all’ingresso o rendere i consumatori meno disposti o meno capaci di cambiare fornitore. L’ACCC sosteneva la necessità di continuare a monitorare le tecnologie emergenti nell’ambito del regime proposto dall’Australia per la concorrenza digitale. La sua testimonianza all’inchiesta porta questa preoccupazione generale in un contesto più specifico: un software che agisce come acquirente e intermediario tra consumatori e imprese.
Il monitoraggio precede una nuova proposta sui prezzi
Il messaggio dell’ACCC ai legislatori combina maggiore attenzione e cautela. L’autorità considera gli acquisti effettuati dagli agenti una questione centrale per la concorrenza e sta testando modi per individuare eventuali condotte, pur riconoscendo di non aver riscontrato attività anticoncorrenziali da parte degli agenti in Australia. Sulla personalizzazione dei prezzi, non ha chiesto ulteriori modifiche legislative.
L’inchiesta ha ora agli atti sia le preoccupazioni dell’autorità sia la sua precisazione sulle prove: i rischi comprendono la collusione, la concentrazione del potere di mercato e lo sfruttamento dei consumatori, ma l’ACCC afferma di non aver ancora riscontrato condotte anticoncorrenziali riconducibili agli agenti in Australia.