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I tribunali statunitensi valutano l’inversione dell’onere della prova per le prove deepfake

I responsabili federali delle norme in materia di prove stanno valutando un nuovo standard di autenticazione per le prove contestate perché generate o alterate dall’IA. La proposta richiederebbe alla parte che contesta la prova di fornire u

I tribunali statunitensi valutano l’inversione dell’onere della prova per le prove deepfake

AI.info Team ·

Chi si occupa di definire le regole dei tribunali federali sta valutando un nuovo modo di gestire le prove che una delle parti sostiene essere deepfake, ma la proposta non ha ancora superato l’iter in commissione e i responsabili sono ancora divisi sulla rapidità con cui le regole dovrebbero cambiare.

La possibile modifica alla Federal Rule of Evidence 901 introdurrebbe un test di autenticazione in due fasi. In primo luogo, la parte che contesta la prova dovrebbe presentare informazioni sufficienti perché una persona ragionevole possa concludere che un elemento sia stato fabbricato o alterato con l’intelligenza artificiale generativa. Se tale soglia fosse raggiunta, l’onere passerebbe alla parte che presenta la prova, che dovrebbe quindi dimostrare, con una preponderanza delle prove, che l’elemento è autentico.

La proposta compare nel documento con l’ordine del giorno di settembre 2026 dell’Advisory Committee on Bankruptcy Rules della Judicial Conference. Il documento riassume il lavoro dell’Advisory Committee on Evidence Rules e afferma che la questione dei deepfake è ancora in esame e non è stata adottata come regola.

Quindici giudici hanno affrontato contestazioni sui deepfake

Il Federal Judicial Center ha condotto un sondaggio tra i giudici federali su richiesta dell’Evidence Rules Committee. I materiali dell’ordine del giorno di settembre riferiscono che 15 giudici hanno dichiarato di essersi imbattuti in una contestazione relativa a un deepfake, mentre una netta maggioranza ha affermato che richiederebbe una dimostrazione simile alla soglia proposta anche senza una modifica formale.

La preoccupazione della commissione è che l’attuale standard di autenticità possa non offrire ai giudici indicazioni sufficienti quando una parte sostiene che un’immagine, una registrazione o un video siano stati generati o alterati dall’IA. L’approccio proposto non assoggetterebbe ogni prova digitale a un esame forense. Una parte dovrebbe prima fornire elementi a sostegno della tesi che il materiale possa essere sintetico o manipolato.

Questa distinzione è importante perché la commissione cerca anche di evitare che obiezioni prive di fondamento ritardino i processi. Una generica affermazione secondo cui è facile creare deepfake non sarebbe, di per sé, sufficiente a superare il test proposto.

Chi definisce le regole fa marcia indietro sulla proposta relativa alle prove generate dall’IA

La discussione sui deepfake procede parallelamente ai lavori su una possibile nuova Rule 707, relativa ai pareri generati da macchine e presentati senza un perito. L’Evidence Rules Committee ha ricevuto 59 commenti scritti e le testimonianze di circa una dozzina di persone convocate a due audizioni dopo la pubblicazione della proposta di regola.

I riscontri sulla Rule 707 sono stati contrastanti. Nei commenti sono state espresse preoccupazioni riguardo all’ampiezza e alla vaghezza del testo, al suo rapporto con la Rule 702, che disciplina le testimonianze peritali, e alla necessità o alla prematurità di una nuova regola. Alcuni partecipanti si sono inoltre chiesti se le norme civili e penali dovrebbero imporre la comunicazione preventiva dei casi in cui le parti intendono presentare prove basate su pareri generati dall’IA.

La commissione ha rivisto la proposta in risposta ai commenti, ma ha poi deciso di non portarla avanti subito. Secondo i materiali dell’ordine del giorno di settembre, il professor Daniel J. Capra, relatore della commissione, ha affermato che la maggior parte degli avvocati in attività stava fraintendendo la regola. La commissione ha deciso che sarebbe stato più utile approfondire il tema con esperti tecnici e avvocati esperti, invece di portare avanti un testo che i partecipanti avevano interpretato in modo discordante.

«La maggior parte degli avvocati in attività stava fraintendendo la regola».

Professor Daniel J. Capra, relatore dell’Advisory Committee on Evidence Rules

La tecnologia avanza più rapidamente del processo normativo federale

L’esitazione della commissione riflette un contrasto evidente negli atti. Giudici e avvocati vogliono una procedura chiara prima che le prove sintetiche diventino una questione di routine nei processi, ma una regola scritta per gli attuali sistemi di IA potrebbe diventare obsoleta durante i diversi anni necessari per l’iter normativo federale.

I materiali dell’ordine del giorno riferiscono che il giudice Jesse M. Furman, presidente dell’Evidence Rules Committee, ha espresso il timore che la tecnologia si stesse evolvendo abbastanza rapidamente da rendere superata qualsiasi nuova regola. Un membro avvocato ha sostenuto che la magistratura non dovrebbe aspettare che il problema diventi insostenibile prima di intervenire. Alla fine, la commissione ha scelto di raccogliere ulteriori informazioni.

Il passo successivo sarà una conferenza ristretta con esperti tecnici e avvocati esperti. L’iniziativa intende fornire elementi utili ai lavori sia sulla proposta di modifica alla Rule 901 relativa ai deepfake, sia sulla proposta di Rule 707 relativa ai pareri generati da macchine.

Un caso di New York mostra che la controversia è già nei tribunali

L’esame della commissione federale si svolge mentre i tribunali statali affrontano controversie simili. Il documento con l’ordine del giorno riporta una discussione tra il giudice Furman e il professor Capra su una recente decisione della Corte d’appello di New York relativa a prove deepfake.

Quella decisione, Matter of M.S. (M.H.), descriveva la stessa struttura di base con inversione dell’onere della prova presa in esame da chi definisce le regole federali: la parte che contesta la prova deve fornire informazioni sufficienti perché una persona ragionevole possa concludere che sia stata fabbricata, in tutto o in parte, con l’IA generativa; a quel punto, la parte che la presenta deve dimostrare che è più probabile che sia autentica che non lo sia.

La decisione di New York metteva inoltre in guardia dal considerare una semplice accusa sufficiente a costringere chi presenta la prova a sostenere i costi di una verifica dell’autenticità. La sentenza affermava che una generica tesi secondo cui un elemento sarebbe un deepfake non è sufficiente in assenza di elementi a suo fondamento agli atti.

Nessuna nuova regola federale, per ora

La proposta federale è ancora una bozza di lavoro. Non è stata approvata dall’Evidence Rules Committee, dallo Standing Committee on Rules of Practice and Procedure, dalla Judicial Conference, dalla Corte suprema o dal Congresso.

Gli atti attuali indicano un intervento più circoscritto rispetto all’obbligo generalizzato di ricorrere a un perito per ogni registrazione digitale. Secondo l’approccio in esame, la parte che sostiene che il materiale sia stato manipolato con l’IA dovrebbe prima stabilire una base fattuale. Solo a quel punto la parte che presenta la prova dovrebbe affrontare l’onere più elevato di dimostrarne l’autenticità con una preponderanza delle prove.

Per ora, i giudici federali continuano ad applicare le norme vigenti in materia di prove, mentre la commissione raccoglie ulteriori contributi tecnici e giuridici. I materiali dell’ordine del giorno del 23 settembre 2026 lasciano aperta la questione centrale: se sia possibile introdurre una nuova regola abbastanza precisa da aiutare i tribunali senza che diventi obsoleta prima di entrare in vigore.

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