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L’autorità elettorale britannica punta a segnalare i deepfake elettorali entro tre ore

Vijay Rangarajan, direttore generale della Electoral Commission, ha dichiarato che l’autorità sta sviluppando un sistema pensato per avvisare candidati e partiti dei deepfake significativi entro tre ore. Una relazione della Commissione sul

L’autorità elettorale britannica punta a segnalare i deepfake elettorali entro tre ore

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

«Se succedesse durante le elezioni britanniche, sposterebbe un numero significativo di voti»,

ha dichiarato Vijay Rangarajan, direttore generale della Electoral Commission.

Rangarajan si riferiva a un deepfake circolato durante le elezioni presidenziali irlandesi del 2025, che mostrava falsamente la candidata Catherine Connolly mentre diceva che le elezioni erano state annullate e che lei si ritirava. Durante un dibattito alla conferenza del Conservative Party, ha detto che la Electoral Commission britannica stava sviluppando un sistema basato sull’IA, pensato per avvisare candidati e partiti dei deepfake significativi entro tre ore dalla loro comparsa sui social media. Tech Policy Press ha riportato le sue dichiarazioni il 15 ottobre 2026.

Tre ore per avvisare i candidati

Secondo quanto riferito sulle dichiarazioni di Rangarajan, il tempo previsto per inviare l’avviso dovrebbe consentire a candidati, partiti e altre autorità di reagire prima che un falso si diffonda ampiamente. Ha detto che tre ore sono all’incirca il tempo necessario perché un contenuto diventi virale. Secondo il piano da lui descritto, l’IA esaminerebbe i post in tempo reale e segnalerebbe i possibili casi al personale della Commissione, che li valuterebbe e deciderebbe se soddisfano i criteri per avvisare i candidati o i partiti interessati.

Il sistema non è progettato per dirimere le controversie tra candidati sulle affermazioni fatte in campagna elettorale. Rangarajan ha definito l’approccio della Commissione «neutrale rispetto all’autore»: invece di dare la priorità al più lento compito di individuare e perseguire chi ha creato il contenuto, l’autorità si concentrerebbe sull’avvisare le persone interessate. Le tre ore sono un obiettivo indicato nelle sue dichiarazioni, non una garanzia che ogni deepfake venga individuato o valutato entro quel tempo.

Tre milioni di post, due serie di dati sul progetto pilota

La Commissione ha sperimentato l’approccio durante le elezioni locali del maggio 2026. Alla conferenza, Rangarajan ha detto che l’IA aveva esaminato circa tre milioni di post, segnalandone 147 per una verifica umana; il personale ne aveva giudicati dieci «davvero piuttosto fuorvianti» e li aveva segnalati alle società che gestiscono i social media o alla polizia. Ha detto che quei casi non avevano avuto un grande impatto, sostenendo però che il progetto pilota aveva fornito alla Commissione un sistema utilizzabile per aiutare elettori, media e partiti politici.

Una relazione della Commissione pubblicata il 14 settembre 2026 descrive lo stesso progetto pilota con cifre diverse: sono stati esaminati circa tre milioni di post e la verifica umana ha individuato 219 deepfake politici provenienti da 60 account. Quei post hanno ottenuto 9,43 milioni di visualizzazioni e 403.000 like, condivisioni o commenti; 15 hanno raggiunto la soglia fissata dalla Commissione per il rischio all’integrità elettorale. La relazione non spiega come queste cifre si rapportino al conteggio di Rangarajan, pari a 147 contenuti e dieci segnalazioni, quindi le due serie non vanno considerate misure equivalenti.

La relazione della Commissione non ha trovato prove di un uso deliberato di deepfake politici altamente convincenti per prendere di mira le elezioni di maggio o interferire con esse. Sottolinea inoltre che un’immagine, una registrazione audio o un video generati dall’IA non sono dannosi solo perché realizzati con l’IA: contano il contesto, il momento e il pubblico. Il personale deve valutare il potenziale effetto elettorale del contenuto e, secondo la relazione, questa valutazione affidata a persone richiede competenze specialistiche e limita la quantità di materiale che si può esaminare.

La rimozione resta nelle mani delle piattaforme

Il progetto pilota non conferisce alla Electoral Commission il potere di rimuovere direttamente i post. Quando un contenuto desta serie preoccupazioni, l’autorità può chiederne la rimozione a una piattaforma o segnalare alla polizia sospette violazioni di legge, ma la relazione della Commissione descrive risposte disomogenee da parte delle società che gestiscono i social media. Afferma che un contenuto manipolato segnalato a X nel giorno del voto, che sosteneva falsamente che la sicurezza dei candidati fosse minacciata ai seggi, è rimasto online nonostante sembrasse violare le regole della piattaforma stessa.

Questo limite determina ciò che l’avviso entro tre ore descritto da Rangarajan può ottenere: può accelerare gli avvisi e le segnalazioni, ma non può obbligare una piattaforma ad agire. La Commissione afferma che i deepfake politici ricadono spesso in una zona grigia sul piano normativo, a meno che non soddisfino specifiche condizioni di legge, e raccomanda di aggiornare la legislazione elettorale e gli obblighi delle piattaforme online. Per ora, la sua risposta si basa sulla verifica umana e sulle richieste alle piattaforme, che mantengono il controllo sulla rimozione o meno dei contenuti segnalati.

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