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Il DHS prevede di usare Google AI per suggerire gli omissis nelle risposte alle richieste FOIA
Secondo quanto riportato dal Washington Post, la Customs and Border Protection prevede di usare strumenti di Google AI e di apprendimento automatico per suggerire quali parti oscurare in alcune risposte alle richieste presentate ai sensi de

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
«I dipendenti del DHS esamineranno il caso e si assicureranno che il richiedente riceva le informazioni richieste in modo accurato e completo».
Un portavoce del DHS, citato da The Washington Post
Il Dipartimento per la Sicurezza interna (DHS) prevede di usare strumenti di Google AI e di apprendimento automatico per suggerire quali informazioni non divulgare in alcune risposte alle richieste di accesso ai documenti pubblici. Il Washington Post ha riferito del piano il 26 settembre, citando un inventario federale sull’IA e le dichiarazioni di un portavoce del DHS. Il repertorio dell’Office of Management and Budget raccoglie gli inventari delle agenzie: non è l’inventario originale del DHS. Il Post ha individuato nella Customs and Border Protection, un’agenzia che fa parte del DHS, l’ente che applicherà gli strumenti al trattamento delle richieste presentate ai sensi del Freedom of Information Act (FOIA).
I suggerimenti non sono descritti come oscuramenti definitivi applicati automaticamente: il DHS afferma che i dipendenti esamineranno i casi prima che i documenti siano inviati ai richiedenti. Il piano inserisce però un software nel processo decisionale che stabilisce quali informazioni il pubblico può ricavare dai documenti governativi e se la proposta di non divulgarle rientri in un’eccezione prevista dalla legge federale.
Fino a 140.000 richieste interessate
Il DHS ha dichiarato al Post che entro la fine di settembre prevedeva di usare l’IA per determinate categorie di richieste, che rappresentano oltre il 10% delle domande FOIA ricevute dal dipartimento: circa 100.000-140.000 richieste. La stima riguarda il volume delle domande in quelle categorie, non un numero accertato di documenti già trattati dal sistema. Secondo il Post, la voce dell’inventario indica che l’automazione dovrebbe ridurre i tempi di trattamento.
Nel resoconto del Post, gli strumenti di Google suggeriscono agli addetti FOIA quali parti oscurare. Il resoconto non accerta che sia il sistema a prendere le decisioni definitive su quali informazioni non divulgare e non specifica quale modello di Google sarà usato, quali documenti gli saranno forniti né come l’agenzia valuterà i suoi suggerimenti. Questi dettagli contano perché le eccezioni previste dal FOIA riguardano diversi tipi di informazioni protette e un suggerimento di non divulgare informazioni richiede comunque una decisione dell’agenzia.
La revisione umana di fronte a un grande carico di oscuramenti
Il volume delle richieste FOIA trattate dal DHS è notevole. Nell’anno fiscale 2025, il dipartimento ha trattato 994.992 richieste, secondo gli ultimi dati citati dal Post. Nel 2,3% di quei casi ha divulgato documenti senza oscuramenti; circa il 40% comprendeva documenti con almeno alcuni oscuramenti.
Queste cifre non dimostrano che ogni oscuramento sia improprio: il FOIA consente di non divulgare informazioni in base a nove eccezioni previste dalla legge. Rendono però importante la qualità della revisione. Se i suggerimenti dell’IA aiutano il personale a trattare i casi più rapidamente, la questione pratica è se a tale rapidità si accompagnino un’applicazione coerente delle eccezioni e un’attenta valutazione di ciò che può essere divulgato.
Le prove sugli oscuramenti automatizzati sono limitate
David Cuillier, direttore del Freedom of Information Project presso il Brechner Center for the Advancement of the First Amendment dell’University of Florida, ha avvertito il Post:
«Credo che dobbiamo vigilare con molta attenzione su come il governo usa l’IA per oscurare i documenti, perché penso che diventerà uno strumento molto potente per mantenere il segreto».
David Cuillier, direttore del Freedom of Information Project presso il Brechner Center for the Advancement of the First Amendment dell’University of Florida, citato da The Washington Post
Jason R. Baron, già direttore del contenzioso presso la National Archives and Records Administration, ha detto che le agenzie sono ancora «alle prime fasi» dell’uso di sistemi di IA sofisticati nei processi FOIA, pur intravedendo la possibilità di divulgare i documenti più rapidamente.
Uno studio del 2022 condotto da Baron e altri due autori ha testato i suggerimenti dell’IA su oltre 3.000 paragrafi tratti da email e allegati conservati presso la Clinton Presidential Library. I ricercatori hanno esaminato se le informazioni potessero essere sottratte alla divulgazione in base all’eccezione relativa al processo deliberativo; i metodi di IA hanno raggiunto un’accuratezza di circa il 70% nell’individuare i paragrafi che potevano essere legittimamente sottratti alla divulgazione. Baron ha detto al Post che a volte il sistema suggeriva impropriamente di non divulgare informazioni e altre volte suggeriva impropriamente di divulgarle.
La prova è se il personale sa motivare ogni mancata divulgazione
L’Office of Government Information Services della National Archives ha riferito che il 18,6% dei partecipanti alla sua valutazione del 2024 sulla gestione dei documenti usava l’IA o l’apprendimento automatico nel trattamento delle richieste FOIA. La domanda della valutazione riguardava l’uso di questi metodi per organizzare e reperire i documenti pertinenti alle richieste, non l’accuratezza dei suggerimenti dell’IA sugli oscuramenti. Per questa ragione, la percentuale è un indicatore poco utile per capire quanto le agenzie siano pronte ad automatizzare le decisioni sulle eccezioni.
Secondo il criterio del danno prevedibile previsto dal FOIA, le agenzie possono non divulgare informazioni solo quando la loro divulgazione arrecherebbe prevedibilmente danno a un interesse tutelato da un’eccezione. La revisione umana offre un punto di controllo, ma il suo valore dipende dalla capacità del personale di valutare ogni suggerimento anziché limitarsi ad approvare un risultato automatizzato. Per i richiedenti, l’esito sarà visibile nel documento divulgato: meno ritardi con gli oscuramenti necessari, oppure barre nere arrivate più in fretta.