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Anthropic rileva che i robot possono svolgere il 74% delle attività fisiche, ma costano troppo
I ricercatori di Anthropic stimano che i robot possano svolgere il 74% delle attività fisiche negli Stati Uniti, ma siano competitivi sul piano dei costi solo per lo 0,3% delle attività lavorative. Secondo lo studio, le stime dei costi dei

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
Secondo le stime dei ricercatori di Anthropic, i robot possono svolgere il 74% delle attività fisiche negli Stati Uniti, ma raramente a un costo che le aziende possano giustificare. In uno studio pubblicato il 30 settembre, Russell Legate-Yang e Maxim Massenkoff stimano che i robot siano competitivi sul piano dei costi solo per lo 0,3% delle mansioni lavorative. C’è una differenza tra ciò che una macchina ha dimostrato di saper fare e ciò che un datore di lavoro può permettersi di automatizzare.
Il 74% delle attività fisiche, in condizioni diverse
I ricercatori esaminano 7.594 attività classificate come fisiche, basandosi sulle descrizioni delle professioni e delle mansioni di O*NET. Usano Claude per contribuire a classificare il lavoro e stimare quanto tempo i lavoratori dedicano a ciascuna attività, poi valutano se i robot esistenti siano in grado di svolgerla. Le stime sono ponderate in base al tempo impiegato e ai livelli di occupazione: la percentuale complessiva non è quindi un conteggio dei robot o dei luoghi di lavoro.
Lo studio classifica le capacità dei robot in base all’ambiente di cui una macchina ha bisogno. Un’attività può essere oggi fuori dalla portata dei robot, possibile solo in un ambiente progettato appositamente, come una linea di fabbrica, fattibile in un luogo di lavoro strutturato, come un magazzino, oppure realizzabile in un ambiente non strutturato, come una strada cittadina. Anthropic considera le capacità dimostrate e valuta con quale affidabilità e rapidità un robot svolge un’attività rispetto a una persona.
Questo metodo produce una stima ampia delle capacità, ma non equivale ad affermare che i robot possano sostituire i lavoratori nei normali luoghi di lavoro. La guida e il lavoro nei magazzini figurano tra le attività più esposte, perché i robot ne svolgono già alcune parti. L’assistenza infermieristica e le riparazioni generiche risultano meno esposte, perché oggi i robot riescono a svolgere solo una piccola parte di quel lavoro, anche in ambienti altamente controllati.
Il divario nei costi è maggiore di quello nelle capacità
«I robot sono competitivi sul piano dei costi solo per lo 0,3% delle mansioni lavorative». — Russell Legate-Yang e Maxim Massenkoff, autori dello studio
Lo studio confronta i costi dei robot con la retribuzione dei lavoratori e rileva che la quota di lavoro per cui le macchine possono competere sul prezzo è molto più piccola di quella delle attività che sono in grado di svolgere.
Secondo Anthropic, sulla base di dati del settore e delle amministrazioni pubbliche, i prezzi dei robot sono scesi di circa il 3% all’anno dagli anni 1990. Se questo ritmo continuerà, ci vorranno circa 40 anni perché la quota di lavoro per cui i robot sono competitivi sul piano dei costi raggiunga il 10%, stimano i ricercatori. Aggiungono che la parità di costo non comporta necessariamente un’elevata disoccupazione: le attività che i lavoratori continuano a svolgere potrebbero diventare colli di bottiglia e le loro stime dei costi dei robot spesso includono il lavoro umano di supervisione, gestione delle eccezioni o riparazione.
Un altro vincolo importante riguarda le capacità. I ricercatori stimano che i limiti delle competenze dei robot potrebbero impedirne l’adozione per circa il 70% delle attività fisiche; è particolarmente importante la manipolazione, cioè la capacità di toccare e maneggiare oggetti. Individuano inoltre nelle preferenze delle persone e nella regolamentazione altri ostacoli: le persone potrebbero non fidarsi di un robot per alcuni compiti, come vestire i bambini, o attribuire valore all’interazione sociale offerta da una persona, mentre le norme limitano l’impiego delle macchine in settori come la sanità, i servizi di protezione e l’istruzione.
Robot e modelli linguistici intervengono su lavori diversi
Anthropic stima che, insieme, i robot e i modelli linguistici di grandi dimensioni espongano circa l’80% delle mansioni lavorative, in termini di tempo di lavoro. La sovrapposizione non significa che una delle due tecnologie possa svolgere autonomamente quelle mansioni, né che i datori di lavoro le automatizzeranno. Piuttosto, i robot possono potenzialmente occuparsi di parti del lavoro fisico che i modelli linguistici non possono svolgere, mentre molte attività richiedono ancora capacità di giudizio nelle relazioni interpersonali o abilità fisiche che le macchine non possiedono.
L’analisi storica dello studio offre un contesto, non una previsione di perdite immediate di posti di lavoro. Guardando agli ultimi 50 anni, gli autori rilevano che i lavori più esposti ai robot hanno registrato cali maggiori dei salari e dell’occupazione nei decenni successivi. Stimano inoltre che, ogni anno, i robot siano diventati capaci di svolgere circa il 2% del lavoro fisico che prima non riuscivano a fare, pur sottolineando che i futuri progressi delle loro capacità e i tassi di adozione sono incerti.
Gli ambiti in cui i robot sono già presenti indicano un cambiamento disomogeneo
Le stime dei ricercatori suggeriscono che i primi effetti siano più probabili nelle attività in cui i robot sono già impiegati, tra cui la guida e il lavoro nei magazzini, che nei lavori che richiedono flessibilità nell’assistenza diretta o nelle riparazioni. Questa tendenza potrebbe cambiare se le macchine diventassero più capaci, meno costose e più facili da impiegare al di fuori degli ambienti controllati. Ma il vincolo centrale individuato dallo studio è immediato: il fatto che un robot sappia svolgere un’attività non lo rende un sostituto economicamente conveniente di un lavoratore.
La misura elaborata da Anthropic serve a monitorare le attività che i robot possono svolgere ora, non a prevedere quali nuove capacità acquisiranno i sistemi futuri. I ricercatori affermano che aggiornamenti periodici dello studio potranno seguire l’evoluzione delle capacità dei robot. Per ora, la loro stima colloca la parità di costo allo 0,3% delle mansioni lavorative.