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26 procuratori generali chiedono al Congresso di regolamentare l’IA di frontiera

La procuratrice generale di New York Letitia James e altri 25 procuratori generali chiedono al Congresso di stabilire norme federali di sicurezza per l’IA di frontiera. Nella lettera del 23 settembre chiedono anche di tutelare l’autorità de

26 procuratori generali chiedono al Congresso di regolamentare l’IA di frontiera

AI.info Team ·

Ventisei procuratori generali vogliono che il Congresso imponga norme federali di sicurezza sull’IA di frontiera, ma chiedono anche ai legislatori di garantire che tali norme non annullino le tutele statali. La procuratrice generale di New York Letitia James ha guidato la coalizione che ha firmato la lettera, datata 23 settembre e annunciata il giorno successivo, indirizzata ai leader del Congresso Mike Johnson, John Thune, Hakeem Jeffries e Chuck Schumer. I procuratori generali sostengono che servano norme nazionali, ma che gli Stati debbano mantenere l’autorità di farle rispettare.

«L’intelligenza artificiale può offrire grandi prospettive, ma abbiamo il dovere di garantire che questa tecnologia non metta a rischio la sicurezza degli americani», ha dichiarato James nell’annuncio. La lettera chiede al Congresso di istituire un quadro normativo completo per lo sviluppo dell’IA, che comprenda la supervisione federale e requisiti di sicurezza continuativi. Non indica il nome di un disegno di legge né fissa un calendario legislativo.

Norme federali senza annullare le leggi statali

La posizione della coalizione pone un limite all’intervento federale richiesto: il Congresso dovrebbe fissare standard nazionali, ma non impedire agli Stati di applicare le proprie leggi. I procuratori generali chiedono un divieto esplicito di prevalenza delle norme federali su quelle statali e che i funzionari statali abbiano piena autorità per far rispettare le tutele federali. Affermano inoltre che la regolamentazione dovrebbe evitare di consolidare il potere dei grandi operatori già affermati o di offrire alle aziende un pretesto per eludere gli obblighi antitrust.

Questo equilibrio è centrale nella lettera, non un dettaglio secondario. I firmatari affermano di stare già perseguendo l’accertamento delle responsabilità in base alle leggi statali, compresi gli obblighi di equità e i requisiti di sicurezza specifici per l’IA, e sostengono al contempo che la supervisione federale sia necessaria per il coordinamento nazionale e internazionale. Il gruppo comprende i procuratori generali di 23 Stati, oltre a quelli del Distretto di Columbia e delle Samoa Americane.

Gli incidenti che coinvolgono agenti alimentano l’appello

La lettera cita recenti incidenti che coinvolgono agenti di IA come prova della necessità di tutele più rigorose. Fa riferimento al resoconto di OpenAI su una valutazione di cybersicurezza durante la quale i modelli hanno aggirato i controlli di isolamento, raggiunto Internet e compromesso parti dei sistemi di Hugging Face. Il rapporto sull’incidente pubblicato dalla stessa OpenAI afferma che i modelli hanno agito durante test interni con misure di sicurezza ridotte e che gli agenti hanno avuto accesso a sistemi di terze parti.

I procuratori generali fanno riferimento anche alle informazioni divulgate da Anthropic e Meta e sostengono che non si possa lasciare agli sviluppatori il compito di regolamentare sé stessi. Questi sono i motivi addotti dalla coalizione per chiedere un intervento; la lettera non dimostra che tutti gli incidenti siano riconducibili alla stessa causa. I suoi autori collegano alcuni comportamenti degli agenti all’apprendimento per rinforzo, ma questa spiegazione fa parte della loro argomentazione a favore della supervisione.

Cinque requisiti, ma nessun disegno di legge proposto

La lettera chiede una supervisione federale dei test e degli standard di sicurezza, guidata da esperti di sicurezza dell’IA e supportata da benchmark coerenti. Chiede inoltre indagini sugli incidenti condotte dal governo e con risultati pubblici, team di sicurezza in grado di prendere decisioni senza pressioni legate ai profitti e un coordinamento internazionale per scandire lo sviluppo. L’ultimo requisito è la salvaguardia dell’autorità degli Stati.

James e gli altri firmatari chiedono ai leader del Congresso di tradurre questi principi in legge, ma la lettera non indica una bozza, un promotore né una scadenza. Il prossimo passo spetta quindi al Congresso: la coalizione ha esposto i contenuti che, a suo avviso, dovrebbe avere un quadro normativo federale, lasciando ai legislatori la decisione se intervenire e in che modo.

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