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Una misura contestuale dell’ambiguità nei testi prescrittivi

L’ambiguità nei testi prescrittivi, come leggi, contratti, regole, politiche o raccomandazioni, può essere sia desiderabile (per esempio, se consente a una legge di adattarsi a un contesto che cambia,

arXiv
2610.35461
Pubblicato
2026-10-26
Autori
Sally Dong, Luke Thorburn, Andrew Konya, Michiel Bakker

Abstract degli autori

L’ambiguità nei testi prescrittivi, come leggi, contratti, regole, politiche o raccomandazioni, può essere sia desiderabile (per esempio, se consente a una legge di adattarsi a un contesto che cambia, come nel caso delle nuove tecnologie) sia indesiderabile (per esempio, se dà luogo a discrezionalità arbitraria o a conflitti sull’interpretazione della legge). Per orientarsi tra questi compromessi, sarebbe utile disporre di metodi per quantificare l’ambiguità in grado di prevedere tali esiti. Le misure esistenti, però, rilevano come un testo venga percepito isolatamente, anziché come venga interpretato nel suo contesto. In questo articolo proponiamo di quantificare l’ambiguità in base al grado di disaccordo tra un insieme di soggetti interessati («valutatori») su come testi prescrittivi alternativi («politiche») si applichino a ciascuno di una serie di scenari pertinenti («casi»). Attraverso due ambiti di applicazione delle politiche, presentiamo un’analisi preliminare che suggerisce come questo approccio, anche quando si usano valutatori simulati, (i) sia correlato al disaccordo effettivo tra persone e (ii) sia robusto rispetto a caratteristiche spurie del testo. Applichiamo poi la misura a dataset di deliberazione esistenti per descrivere l’associazione tra l’ambiguità delle politiche e il sostegno a tali politiche.

Il riassunto di questo paper è disponibile solo in inglese: leggilo nella pagina inglese.

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