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Uno studio di Warwick collega il lavoro da remoto al calo delle assunzioni di lavoratori junior

Un documento di lavoro della University of Warwick analizza 243 milioni di nuove assunzioni e 407 milioni di annunci di lavoro in quattro Paesi. Gli autori rilevano che, quando i due fattori vengono analizzati insieme, l’esposizione al lavo

Uno studio di Warwick collega il lavoro da remoto al calo delle assunzioni di lavoratori junior

AI.info Team ·

Lo studio della University of Warwick analizza 243 milioni di nuove assunzioni e 407 milioni di annunci di lavoro online negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada e in Australia, e rileva che, quando i due fattori vengono esaminati insieme, l’esposizione al lavoro da remoto prevede il calo delle assunzioni di lavoratori junior meglio dell’esposizione all’IA generativa. I dati coprono il periodo dal 2017 al 2025. Secondo gli autori, il risultato mette in discussione l’idea che la sola IA spieghi perché i datori di lavoro abbiano assunto meno persone all’inizio della carriera.

Peter John Lambert e Yannick Schindler, autori del documento, confrontano la relazione tra l’esposizione al lavoro da casa e all’IA generativa, da un lato, e la quota di nuove assunzioni che riguarda lavoratori junior e gli annunci rivolti a candidati con esperienza limitata, dall’altro. Secondo il Warwick Research Archive, il loro documento è un documento di lavoro, non uno studio sottoposto a revisione paritaria.

L’esposizione al lavoro da remoto regge al confronto

Quando i ricercatori valutano separatamente ciascuna esposizione, un aumento di due deviazioni standard dell’una o dell’altra prevede, entro il 2025, una diminuzione di circa cinque punti percentuali della quota di lavoratori junior tra i nuovi assunti. Ciascuna prevede inoltre un calo di circa tre punti della quota di annunci di lavoro che richiedono un’esperienza limitata. Queste stime, da sole, non permettono di stabilire se il calo sia associato all’IA, al lavoro da remoto o a entrambi: le professioni più esposte all’uno sono spesso esposte anche all’altro.

«Quando vengono stimati congiuntamente, l’effetto del lavoro da casa rimane, mentre il coefficiente dell’IA generativa si riduce nettamente e spesso non è statisticamente distinguibile da zero.»

Peter John Lambert e Yannick Schindler, «The Broken Ladder: AI, Remote Work, and Early-Career Hiring»

I ricercatori esaminano anche l’effettiva adozione del lavoro da remoto da parte delle aziende. Confrontano le organizzazioni i cui annunci di lavoro offrivano modalità da remoto o ibride nel 2021–22 con aziende simili che non le offrivano, poi esaminano le assunzioni di lavoratori junior e i requisiti di esperienza nel 2023–25. Dalla loro analisi emerge che le aziende che offrivano tali modalità hanno successivamente ridotto la quota di lavoratori junior tra i nuovi assunti rispetto alle aziende usate per il confronto.

Quattro Paesi, due grandi insiemi di dati

Gli autori costruiscono un insieme di dati a partire da informazioni ricavate dai curriculum che collegano datori di lavoro e dipendenti, e un altro a partire dagli annunci di lavoro online. Definiscono le assunzioni di lavoratori junior in base alle posizioni ricoperte e alle esperienze lavorative dei dipendenti; per gli annunci, prendono in esame quelli che richiedono non più di tre anni di esperienza pertinente. Il documento usa metodi delle differenze nelle differenze a livello di professione, regione e azienda.

La spiegazione proposta dagli autori è organizzativa oltre che tecnologica. I dipendenti all’inizio della carriera hanno spesso bisogno di supervisione, riscontri e tempo per imparare sul lavoro; secondo gli autori, le modalità da remoto possono rendere più difficile fornire questo sostegno. Se la formazione diventa più difficile, i datori di lavoro potrebbero avere meno motivi per assumere persone che ne hanno ancora bisogno.

I risultati non escludono effetti dell’IA

Lambert e Schindler non sostengono che l’IA generativa non abbia alcun effetto sull’occupazione dei lavoratori junior. Precisano che i loro risultati riguardano le assunzioni relative di lavoratori junior e senior fino al 2025 e che i confronti basati sull’esposizione possono confondere quella all’IA con quella al lavoro da remoto, se non misurano direttamente entrambe. Il documento presenta anche verifiche condotte con misure alternative dell’esposizione e variabili di controllo flessibili, ma le sue conclusioni restano stime basate su dati osservazionali, non la prova che il lavoro da remoto abbia causato ogni calo delle assunzioni.

La distinzione conta per i datori di lavoro che valutano come reagire. Gli autori sostengono che i risultati indicano la necessità di migliorare la supervisione e la formazione nei contesti di lavoro da remoto o ibridi, anziché considerare la presenza in ufficio come l’unico rimedio. I dati del documento si fermano al 2025: il contributo relativo dell’effettiva adozione dell’IA e delle pratiche di lavoro da remoto alle successive tendenze nelle assunzioni resta quindi non misurato.

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