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La Corea del Sud deferisce alla procura il presunto capo di un gruppo accusato di furti di dati con l’IA
Un 32enne, presunto capo del gruppo, è stato deferito alla procura mentre si trovava in custodia in un caso che riguarda 8,2 milioni di dati sottratti a più di 90 organizzazioni. Gli altri sei sospettati restano sotto indagine senza essere

AI.info Team · Scritto con l’IA · verificato ·
«Oggi anche persone che non fanno parte di gruppi di hacker professionisti possono compiere attacchi informatici su larga scala con l’aiuto dell’IA».
Seoul Metropolitan Police Agency, come citata da CHOSUNBIZ
La polizia sudcoreana ha deferito alla procura un trentaduenne detenuto, sospettato di essere il capo di un gruppo, in un caso che riguarda il furto di 8,2 milioni di dati personali e documenti interni da oltre 90 organizzazioni. Gli altri sei sospettati erano ancora sottoposti a interrogatorio, secondo quanto riferito da Yonhap News Agency il 26 ottobre 2026.
Prese di mira oltre 90 organizzazioni
Secondo la polizia, la presunta operazione è andata avanti da settembre 2025 fino a poco tempo fa. Gli investigatori sospettano che il gruppo abbia usato strumenti di IA per violare i sistemi di 60 dei suoi obiettivi. Il totale riferito di oltre 90 organizzazioni comprende l’insieme più ampio degli enti da cui i sospettati avrebbero rubato dati e altri documenti interni.
La distinzione è importante: il resoconto di Yonhap non afferma che l’IA sia stata usata in ogni intrusione, né descrive gli strumenti, i modelli o i sistemi specifici impiegati. La polizia non ha fornito pubblicamente dettagli sulle vulnerabilità che il gruppo avrebbe sfruttato o sui tipi di documenti interni sottratti.
A 38 enti richiesti complessivamente 360 milioni di won
Tra gli enti presi di mira, 38 hanno subito danni e il gruppo ha chiesto loro complessivamente 360 milioni di won, circa 272.000 dollari statunitensi, secondo Yonhap. La polizia qualifica l’estorsione come un tentativo: la cifra riferita è l’importo richiesto, non una somma di cui sia stata confermata la riscossione.
Le richieste hanno trasformato la presunta violazione in una campagna di pressione contro le organizzazioni colpite. La portata riferita — milioni di dati provenienti da un’ampia gamma di istituzioni — lascia aperta anche la questione di quante persone possano figurare nei documenti. Il resoconto di Yonhap non indica il numero delle singole vittime.
Il presunto capo trentaduenne deferito alla procura
La polizia ha deferito alla procura il presunto capo trentaduenne del gruppo venerdì 23 ottobre, mentre era in custodia. Gli altri sei sospettati erano indagati senza essere detenuti e continuavano a essere interrogati, secondo quanto riferito da Yonhap e CHOSUNBIZ.
Yonhap ha descritto il presunto capo come un hacker autodidatta che aveva acquisito competenze informatiche mentre lavorava presso una società di sicurezza, dove si occupava di simulare attacchi informatici. Il resoconto non ha indicato i nomi dei sospettati né quali accuse la procura potrebbe infine formulare.
La polizia non ha precisato il ruolo esatto dell’IA
CHOSUNBIZ ha riferito separatamente che la polizia ha descritto il caso come il primo arresto in Corea del Sud legato ad attacchi informatici su larga scala e al furto di dati personali mediante l’uso dell’IA generativa. L’avvertimento della Seoul Metropolitan Police Agency richiama l’attenzione sulla potenziale portata degli attacchi condotti con l’aiuto dell’IA, ma le informazioni disponibili non dimostrano che un sistema autonomo abbia compiuto da solo le intrusioni.
Per ora, la descrizione pubblica è più circoscritta: secondo la polizia, i sospettati hanno usato strumenti di IA in alcuni degli attacchi, rubato dati a oltre 90 enti e chiesto denaro a 38. Restano ignoti il modo specifico in cui è stata usata l’IA e il numero delle persone coinvolte.