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I senatori: i data center scaricano sulle famiglie i costi della rete elettrica
Secondo un rapporto del Senato, gli operatori dei data center per l’IA si oppongono a pagare per intero i costi degli interventi sulla rete elettrica resi necessari dalle loro strutture, mentre chiedono agevolazioni fiscali e accordi di ris

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
Secondo un rapporto del Senato pubblicato il 9 ottobre, entro il 2035 i data center potrebbero consumare circa il 20% dell’elettricità degli Stati Uniti, rispetto al 5,9% di oggi. Il rapporto sostiene che i principali operatori di data center non coprono per intero i costi degli interventi sulla rete elettrica resi necessari dalle loro strutture, lasciandone una parte a carico delle famiglie e di altri clienti delle società elettriche.
In Power and Profits: How the AI Data Center Boom Costs Households and Communities, i senatori Elizabeth Warren, Chris Van Hollen e Richard Blumenthal illustrano i risultati di un’indagine avviata nel dicembre 2025. I loro collaboratori hanno esaminato le risposte e intervistato i rappresentanti di Amazon, Google, Meta, Microsoft, CoreWeave, Digital Realty ed Equinix.
Le aziende pongono un limite al pagamento degli interventi sulla rete condivisa
I senatori distinguono tra le infrastrutture dedicate, come una sottostazione al servizio di una sola struttura, e gli interventi sulla rete più ampia, che vanno a beneficio di più clienti ma che potrebbero non essere stati necessari senza un data center. Secondo i senatori, le aziende in genere si impegnano a pagare le infrastrutture che servono esclusivamente le loro strutture, ma si oppongono alle norme che le obbligherebbero a coprire per intero i costi degli interventi condivisi resi necessari dalla loro domanda di elettricità.
«Le aziende si impegnano a pagare le infrastrutture che vanno esclusivamente a loro beneficio, ma contestano quanto dovrebbero pagare per le infrastrutture condivise, i cui costi sono sostenuti da tutti i clienti delle società elettriche ma che sono state realizzate soltanto per servire il data center», hanno scritto i senatori.
Gli operatori sostengono che gli interventi condivisi possano giovare alla rete nel suo complesso e che i costi debbano quindi essere ripartiti tra i clienti. Nella sua risposta ai legislatori, Amazon ha dichiarato di pagare l’elettricità che utilizza e di investire in infrastrutture di produzione e trasmissione che vanno a beneficio dei clienti. L’azienda ha citato anche accordi con le società elettriche che, a suo dire, tutelano i clienti, tra cui impegni a lungo termine e oneri minimi legati alla domanda di elettricità.
Accordi di riservatezza e incentivi fiscali alimentano la controversia
Secondo il rapporto, tutte e quattro le grandi aziende tecnologiche esaminate — Amazon, Google, Meta e Microsoft — chiedono abitualmente accordi di riservatezza alle società elettriche, ai proprietari terrieri, ai partner commerciali e, in alcuni casi, ai funzionari pubblici. I senatori affermano che alcune aziende hanno riconosciuto che la riservatezza può limitare il controllo pubblico sui progetti proposti. Secondo il rapporto, Meta ha descritto la riservatezza durante lo sviluppo dei progetti come un modo per aumentare l’efficienza e la rapidità.
L’indagine si concentra anche sugli incentivi fiscali. I senatori affermano che le sette aziende interpellate continuano a chiedere esenzioni dalle imposte sulle vendite per i chip e altre apparecchiature, mentre nessuna ha fornito dati quantitativi completi sulla creazione di posti di lavoro permanenti nelle proprie strutture. Il rapporto osserva che le aziende citano l’occupazione nell’edilizia e il gettito fiscale locale, ma sostiene che queste cifre, da sole, non dimostrano il ritorno economico a lungo termine per le comunità.
Le cifre statali mostrano l’entità dei sussidi
Il rapporto indica il Texas e la Virginia come esempi della crescita degli incentivi. Secondo i dati citati nel rapporto, il responsabile dei conti pubblici del Texas ha stimato che le esenzioni statali dalle imposte sulle vendite per i data center sarebbero costate 3,2 miliardi di dollari in due anni, mentre l’esenzione fiscale della Virginia per i data center è costata più di 1,9 miliardi di dollari nell’esercizio 2025. Si tratta di stime a livello statale, non del totale degli incentivi ricevuti dalle aziende a livello nazionale.
Il rapporto descrive anche le divergenze sulle regole tariffarie pensate per tutelare i clienti. Le tariffe per i grandi consumatori possono imporre ai data center di pagare importi mensili minimi, sottoscrivere contratti più lunghi o finanziare le infrastrutture in anticipo, ma secondo i senatori sono i dettagli di queste regole a determinare se tali tutele siano sufficienti. La questione centrale dell’indagine è se gli operatori pagheranno per la capacità della rete elettrica richiesta dai loro progetti o se le autorità di regolazione continueranno a ripartire una parte di quei costi su una platea più ampia di clienti.