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Secondo Semperis, l’IA è stata coinvolta nell’84% degli attacchi ransomware
Secondo Semperis, l’84% delle organizzazioni colpite da ransomware e coinvolte nel suo sondaggio ha subito attacchi in cui è stata usata l’IA, compresi quelli in cui gli aggressori hanno manipolato i sistemi di IA delle vittime stesse. Il r

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
Otto organizzazioni su 10 tra quelle colpite da ransomware e coinvolte nel sondaggio di Semperis hanno dichiarato che i loro attacchi hanno coinvolto l’intelligenza artificiale, secondo il Ransomware Risk Report 2026 dell’azienda, pubblicato il 14 ottobre. Il dato dell’84% comprende due modalità segnalate: il 40% ha subito attacchi basati sull’IA, mentre il 44% ha dichiarato che gli aggressori hanno manipolato i propri agenti o sistemi di IA.
La distinzione è importante: il dato descrive le esperienze riferite dai partecipanti, non un conteggio indipendente degli attacchi confermati né una misura del contributo dell’IA a ciascun episodio. Semperis ha collaborato con la società di ricerca Censuswide per condurre un sondaggio tra 1.200 professionisti IT e della sicurezza in nove paesi e otto settori nella prima metà del 2026. L’azienda ha incluso solo organizzazioni che avevano subito almeno un attacco ransomware riuscito.
Due modalità di coinvolgimento dell’IA
Semperis raggruppa sotto il dato complessivo dell’84% gli attacchi che usano l’IA e quelli che sfruttano i sistemi di IA delle vittime. Nel rapporto, la prima categoria riguarda il 40% dei partecipanti e la seconda il 44%. Queste cifre descrivono ciò che le organizzazioni hanno riferito di aver subito; il rapporto non specifica come i partecipanti abbiano verificato il ruolo dell’IA in ciascun attacco.
Le organizzazioni hanno riferito anche di usare l’IA per difendersi: il 49% ha dichiarato di impiegarla per rilevare gli attacchi ransomware o difendersene, mentre il 23% ha affermato che i propri strumenti difensivi di IA non sono riusciti a rilevare o fermare l’attacco. I risultati mostrano entrambe le facce della sfida operativa: le aziende aggiungono l’IA agli strumenti di sicurezza, ma riferiscono anche che gli aggressori hanno sfruttato i loro stessi sistemi di IA.
«L’IA sta aumentando non solo la velocità, la portata e la scala degli attacchi informatici, ma anche la loro sofisticazione», scrive nel rapporto Chris Inglis, ex direttore nazionale per la cybersicurezza degli Stati Uniti e consulente strategico di Semperis. Aggiunge che alcuni attacchi potrebbero non essere riconosciuti come assistiti dall’IA perché sono «troppo ben congegnati, troppo sofisticati».
Attacchi ripetuti e minacce oltre la rete
Il rapporto descrive anche pressioni che vanno oltre il furto di dati o il blocco dei sistemi. Secondo Semperis, quasi il 70% dei partecipanti è stato preso di mira più volte e il 31% ha pagato più volte un riscatto. Stando al comunicato dell’azienda, il 40% degli attacchi ha comportato minacce psicologiche o fisiche contro il personale.
Nel 53% dei casi in cui sono state rivolte minacce, i partecipanti hanno dichiarato che gli aggressori le hanno messe in atto. Il rapporto afferma che il 17% ha subito minacce fisiche e il 23% intimidazioni psicologiche; tra le tattiche segnalate elenca anche le minacce a familiari e amici. Questi risultati riguardano le persone e le organizzazioni coinvolte nel sondaggio, non un campione rappresentativo di tutti gli attacchi ransomware.
«Un aggressore ha un solo obiettivo: vuole ottenere qualcosa da voi. E l’unico modo per riuscirci è rendere il costo di opporsi alle sue richieste superiore a quello di cedere», ha dichiarato Inglis nel comunicato di Semperis. Ha descritto le intimidazioni fisiche come una tattica usata dopo che gli aggressori avevano già esercitato altre forme di pressione.
I sistemi di identità restano un punto debole nel ripristino
Semperis riferisce che l’87% delle organizzazioni coinvolte nel sondaggio ha subito attacchi ransomware diretti contro Active Directory, Entra ID o Okta. Active Directory è stato preso di mira nel 51% dei casi, Entra ID nel 48% e Okta nel 27%; le organizzazioni potevano segnalare più di un sistema.
La preparazione al ripristino di questi sistemi non era all’altezza della loro esposizione. Metà delle organizzazioni manteneva backup dedicati ai sistemi di identità, meno della metà ne automatizzava il ripristino e il 60% ha dichiarato che i propri piani di ripristino dopo un disastro o di risposta alle crisi non prevedevano procedure per il ripristino dei sistemi di identità. Queste lacune rendono tale ripristino una specifica debolezza nelle risposte documentate dal sondaggio.
I risultati del rapporto descrivono organizzazioni già colpite da ransomware, non il tasso complessivo degli attacchi contro le aziende. All’interno di questo gruppo, il contrasto più netto è tra l’87% che segnala attacchi all’infrastruttura di identità e il 60% i cui piani di risposta non prevedono procedure per ripristinarla.