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Science Corp. impianta PRIMA nel suo primo paziente con la malattia di Stargardt
Science Corporation afferma che il suo impianto retinico PRIMA è stato inserito a maggio nel primo paziente con la malattia di Stargardt, nell’ambito di una sperimentazione al Sydney Eye Hospital. Il paziente ha visto una lettera durante un

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
Il primo paziente di Science Corporation con la malattia di Stargardt ha letto una parola grazie all’impianto retinico PRIMA durante la riabilitazione, ha dichiarato il 13 ottobre l’amministratore delegato Max Hodak. Questo primo risultato ha un limite netto: l’impianto attuale offre al paziente una piccola porzione di visione in bianco e nero, non un’ampia visuale del mondo. Hodak ha annunciato il traguardo durante un’intervista sul palco di TechCrunch Disrupt.
Una parola, non un campo visivo completo
Il paziente ha ricevuto l’impianto a maggio nell’ambito di una sperimentazione in corso al Sydney Eye Hospital, in Australia. Secondo il racconto di Hodak, alla prima seduta di riabilitazione ha visto una lettera; alla seconda ha letto una parola. Sono i primi passi nella sperimentazione di PRIMA per la malattia di Stargardt, non la prova che l’impianto restituisca una vista normale.
La malattia di Stargardt è una patologia oculare ereditaria che danneggia gradualmente le cellule sensibili alla luce nella parte esterna della retina e provoca una zona cieca sempre più ampia al centro del campo visivo. La parte interna della retina, che trasmette i segnali visivi al cervello, può rimanere intatta. Secondo TechCrunch, nel mondo le persone che hanno perso la vista a causa della malattia sono circa 150.000.
Come PRIMA trasmette un’immagine
PRIMA colloca un piccolo chip nella parte posteriore dell’occhio, dove i fotorecettori sono degenerati. I pazienti indossano occhiali dotati di una telecamera; gli occhiali trasmettono un’immagine all’impianto, che agisce come un insieme di fotorecettori artificiali. Secondo quanto riportato da TechCrunch, l’intervento dura circa un’ora.
Hodak ha descritto il dispositivo attuale come un impianto di due millimetri per due millimetri e ha paragonato la visuale che ne risulta a quella che si ha guardando attraverso una cannuccia. «Non si tratta di una visione a colori con un ampio campo visivo», ha detto. Ha descritto l’immagine come una porzione nitida e ad alto contrasto al centro del campo visivo, che permette al paziente di vedere poche lettere alla volta.
Un impiego comprovato e una nuova sperimentazione
Science Corporation afferma che PRIMA è disponibile in commercio in Europa per l’atrofia geografica, una forma avanzata di degenerazione maculare legata all’età. La sperimentazione sulla malattia di Stargardt estende l’uso del dispositivo a una patologia ereditaria che, secondo quanto riferisce l’azienda, è attualmente incurabile. I risultati delle prime sedute di riabilitazione di un solo paziente non dimostrano quanto bene l’impianto funzionerà per altre persone con la malattia di Stargardt.
La distinzione è importante perché l’impianto sostituisce parte della funzione della retina sensibile alla luce; non cura la malattia genetica sottostante. Il suo potenziale impiego dipende dalla capacità della parte interna della retina e della via che trasporta i segnali al cervello di rispondere alla stimolazione dell’impianto.
Il prossimo passo di Hodak è un impianto più grande
Hodak ha detto che Science Corporation sta sviluppando un dispositivo di nuova generazione da usare sugli esseri umani entro il prossimo anno. Un impianto più grande potrebbe ampliare il campo visivo, ma, ha spiegato, la curvatura dell’occhio pone una sfida progettuale e per ottenere dettagli più fini servirebbero elettrodi più piccoli. Secondo le sue previsioni, nell’arco di cinque anni l’azienda potrebbe avvicinarsi all’acuità visiva naturale: un obiettivo, non un risultato dimostrato.
Per ora, il risultato concreto della sperimentazione sulla malattia di Stargardt è modesto e preciso: il primo paziente ha visto una lettera e poi ha letto una parola, usando una piccola porzione di visione monocromatica generata da un chip retinico e da occhiali dotati di telecamera.