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Satlyt raccoglie 8 milioni di dollari per far funzionare l’IA sui satelliti esistenti

Satlyt ha raccolto 8 milioni di dollari in un round seed guidato da Non Sibi Ventures per ampliare il proprio software, che esegue modelli di IA ed elabora dati a bordo dei satelliti. La startup con sedi a Sunnyvale e Nairobi sta verificand

Satlyt raccoglie 8 milioni di dollari per far funzionare l’IA sui satelliti esistenti

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

8 milioni di dollari per il software, non per i veicoli spaziali

Satlyt ha raccolto 8 milioni di dollari in un round seed per far funzionare software di IA ed elaborazione dei dati sui satelliti gestiti da altre aziende. Il round, annunciato il 1° ottobre 2026, è stato guidato da Non Sibi Ventures, con sede a Houston. Il fondatore e amministratore delegato Rama Afullo ha dichiarato che il finanziamento aiuterà l’azienda ad ampliare il team e a portare il suo software su più veicoli spaziali e a più clienti.

La startup, con sedi a Sunnyvale, in California, e a Nairobi, non costruisce satelliti propri. Sta sviluppando software destinato a funzionare sui computer già presenti a bordo dei veicoli spaziali, consentendo agli operatori di elaborare i dati in orbita anziché inviare sulla Terra ogni immagine grezza o registro di sistema. L’obiettivo a più lungo termine di Satlyt è coordinare le risorse di calcolo tra satelliti prodotti da aziende diverse.

«Se quelli come SpaceX, che realizzano data center orbitali, sono l’iPhone, noi costruiremo Android come ecosistema aperto e integrato orizzontalmente»,

Rama Afullo, citato da TechCrunch

Afullo ha lavorato in precedenza nel settore del cloud computing di Google e alla rete Starlink di SpaceX. Ha raccontato a TechCrunch di aver proposto l’idea di effettuare calcoli nello spazio a entrambe le aziende e di aver ricevuto un rifiuto. Il software di Satlyt è progettato per consentire agli operatori di aggiungere applicazioni senza dover acquistare l’intero sistema hardware di un unico produttore di veicoli spaziali.

L’elaborazione a bordo può ridurre le trasmissioni

Inviare informazioni dall’orbita alla Terra, un’operazione nota come downlink, può essere costoso e lento. Il software di Satlyt punta a consentire ai satelliti di analizzare a bordo le rilevazioni dei sensori o di rispondere a determinati problemi operativi, trasmettendo i risultati selezionati anziché tutti i dati sottostanti. Questo approccio potrebbe ridurre le esigenze di comunicazione, ma il suo valore dipende dalle capacità dei computer di bordo di ciascun veicolo spaziale.

Secondo quanto riportato da TechCrunch, Satlyt ha portato il suo software nello spazio in due missioni dimostrative. In precedenza nel 2026, l’azienda ha eseguito il modello di IA Gemma di Google DeepMind a bordo di un veicolo spaziale gestito da Momentus. Secondo l’articolo, il software ha ridotto di oltre il 60% le dimensioni di una trasmissione relativa a errori del software di bordo; Afullo ha affermato che una riduzione di questo tipo potrebbe far risparmiare centinaia di migliaia di dollari per satellite ogni anno.

NASA, Stellerian e TakeMe2Space partecipano a una missione in programma

Un lancio previsto per questa settimana dovrebbe portare il software di Satlyt su un veicolo spaziale costruito dall’azienda indiana TakeMe2Space. Alla missione partecipano la NASA, che sta pagando per testare protocolli di cloud computing nello spazio; Stellerian, che prevede di testare carichi di lavoro per l’elaborazione delle immagini; e TakeMe2Space, che dimostrerà che il suo veicolo spaziale può ospitare software di altre aziende.

Queste attività sono una prima prova della proposta di Satlyt per il funzionamento tra aziende diverse: software capace di funzionare su veicoli spaziali differenti, anziché un sistema di calcolo legato a un’unica flotta di satelliti. Il prossimo traguardo dichiarato dall’azienda è tentare di creare nel 2027 un sistema di calcolo condiviso tra due satelliti. TechCrunch ha riferito che attualmente in orbita ci sono poche GPU ad alta potenza, un limite per i carichi di lavoro di IA più impegnativi che Satlyt potrebbe supportare in futuro.

Un cloud su due satelliti è la prossima prova

Kent Lucas, partner di Non Sibi, ha detto a TechCrunch che, per avere successo, l’azienda non ha bisogno di un grande mercato dei data center orbitali. «Può bastare il numero di satelliti lanciati», ha affermato. Questa tesi fa dipendere le prospettive a breve termine di Satlyt da un criterio più modesto rispetto alla costruzione di grandi centri di calcolo nello spazio: se gli operatori satellitari adotteranno il suo software nelle missioni esistenti.

Afullo ha detto a TechCrunch che spera che, entro la fine del decennio, il software di Satlyt sia in funzione sul 20% dei satelliti. La prova più vicina è verificare se riuscirà a far funzionare il software su due veicoli spaziali distinti, con operatori e sistemi di bordo diversi. Fino a quella dimostrazione, Satlyt ha portato il software nello spazio in singole missioni, non in un cloud orbitale condiviso.

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