Vai al contenuto
AI.info

The Pulse

Satlyt raccoglie 8 milioni di dollari per far funzionare l’IA su più satelliti

Satlyt ha raccolto 8 milioni di dollari in un round seed per sviluppare un software che esegua carichi di lavoro di IA sui satelliti e coordini le attività di calcolo tra veicoli spaziali. La società prevede di testare il software su un sat

Satlyt raccoglie 8 milioni di dollari per far funzionare l’IA su più satelliti

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

«Quando ero a SpaceX, ho provato a proporre questa idea internamente. Mi hanno detto di no. Quando ero a Google, ho provato a proporla internamente. Mi hanno detto di no.»

Rama Afullo, cofondatore e amministratore delegato di Satlyt, a TechCrunch

Le proposte respinte a Google e SpaceX di Rama Afullo sono diventate il punto di partenza di Satlyt, una società che sviluppa software per far funzionare l’IA sui satelliti. La startup, con sede a Sunnyvale, in California, e a Nairobi, ha raccolto 8 milioni di dollari in un round seed guidato da Non Sibi Ventures, società con sede a Houston, ha detto Afullo a TechCrunch.

Satlyt non costruisce veicoli spaziali propri. Il suo software è pensato per funzionare su satelliti prodotti da aziende diverse, consentendo agli operatori di elaborare informazioni in orbita e, in futuro, di distribuire le attività di calcolo tra veicoli spaziali. La società punta quindi su un software capace di funzionare con l’hardware di diversi fornitori, anziché su una nuova flotta di satelliti.

Satlyt vuole che i satelliti elaborino i dati prima di trasmetterli a Terra

I satelliti inviano spesso a Terra le rilevazioni dei sensori e altre informazioni perché siano analizzate, un processo che può essere costoso e lento. Nei primi casi d’uso previsti da Satlyt, l’IA a bordo svolge localmente alcune attività, tra cui la diagnosi dei problemi del software dei veicoli spaziali e l’elaborazione dei dati dei sensori. Il veicolo può quindi trasmettere un insieme più ridotto di risultati anziché tutte le informazioni grezze.

Satlyt ha già fatto volare il suo software in due missioni dimostrative. In precedenza quest’anno, la società ha installato il modello Gemma di Google DeepMind su un veicolo spaziale gestito da Momentus. TechCrunch ha riferito che il modello ha ridotto di oltre il 60% le dimensioni di una trasmissione relativa agli errori del software di bordo; secondo Afullo, le efficienze ottenute potrebbero far risparmiare centinaia di migliaia di dollari all’anno per satellite.

Questa cifra è una stima di Afullo, non una riduzione dei costi riportata né un risultato accertato per diverse missioni satellitari. La dimostrazione citata riguardava la trasmissione di informazioni sugli errori del software. Per sostenere la sua proposta commerciale più ampia, Satlyt dovrà dimostrare benefici analoghi con altri carichi di lavoro e su satelliti dotati di sistemi diversi.

NASA e due startup sono clienti del prossimo test

Al momento dell’annuncio del finanziamento, il 1° ottobre, era previsto che il software di Satlyt partisse quello stesso giorno su un razzo SpaceX, a bordo di un veicolo spaziale costruito dalla startup indiana TakeMe2Space. La missione ha tre clienti: la NASA paga Satlyt per testare protocolli di cloud computing nello spazio; la startup di sorveglianza spaziale Stellerian prevede di testare carichi di lavoro per l’elaborazione delle immagini; TakeMe2Space vuole dimostrare che il suo satellite può ospitare software di altre aziende.

La missione mette alla prova la capacità di Satlyt di installare il proprio software sul veicolo spaziale di un’altra azienda e di supportare carichi di lavoro concreti. Non è ancora il cloud distribuito su più satelliti che la startup punta, in definitiva, a offrire. Il prossimo traguardo dichiarato da Satlyt è un test per distribuire le attività di calcolo tra due satelliti diversi, che Afullo prevede la società tenterà nel 2027.

Il cloud orbitale condiviso resta da dimostrare

Le ambizioni di Satlyt vanno oltre l’elaborazione dei dati su un singolo veicolo spaziale. Se riuscisse a coordinare i carichi di lavoro tra satelliti, la società potrebbe offrire agli operatori satellitari accesso a capacità di calcolo senza che ciascuno debba costruire un proprio data center orbitale. Per ora, quella rete è un progetto: il test con due satelliti non si è ancora svolto.

Il partner di Non Sibi Kent Lucas ha detto a TechCrunch che le prospettive di Satlyt non dipendono dal fatto che i data center orbitali diventino un mercato importante: «Non abbiamo bisogno di data center nello spazio perché Rama abbia un successo straordinario, giusto? Può bastare il numero di satelliti che vengono lanciati.» Afullo dice di sperare che il software di Satlyt sia operativo sul 20% dei satelliti entro la fine del decennio. La prova più vicina è verificare se il software in esecuzione su due veicoli spaziali distinti possa distribuire tra loro le attività di calcolo.

Fonte

Esplora

Altri articoli