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Papa Leone XIV esorta gli artisti a difendere la creatività umana dall’IA
Papa Leone XIV ha invitato la Chiesa cattolica a rinnovare la propria alleanza con gli artisti e le istituzioni culturali, mentre i sistemi di IA generano opere a partire da immagini esistenti. In un discorso tenuto in Vaticano il 2 ottobre

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
Papa Leone XIV afferma che la Chiesa cattolica ha bisogno degli artisti per difendere la creatività umana dalle opere generate dalle macchine, tracciando una distinzione che va oltre la capacità di un’immagine di apparire convincente. Rivolgendosi ad artisti e curatori in Vaticano venerdì 2 ottobre, ha chiesto di rinnovare l’alleanza tra la Chiesa e le istituzioni culturali per salvaguardare ciò che ha definito umano.
Il ragionamento del Papa contrappone la ricerca artistica ai sistemi che generano immagini attraverso calcoli statistici su opere esistenti. Non ha chiesto di vietare l’intelligenza artificiale; ha invece esortato la Chiesa a collaborare con gli artisti e a distinguere le loro opere dai risultati prodotti dalle macchine.
Leone traccia una distinzione che va oltre l’aspetto
«C’è una differenza ontologica — ancor prima che estetica — tra l’arte e ciò che una macchina può generare attraverso un calcolo statistico basato su milioni di immagini create da altri», ha detto Leone nel suo discorso. Ha aggiunto che agli algoritmi «manca la scintilla dell’umano», mentre la cultura e l’arte autentiche la custodiscono.
La distinzione non consiste semplicemente nel fatto che le persone creano arte e le macchine no. Le parole di Leone si concentrano sul modo in cui vengono prodotte le opere generate dalle macchine: attraverso calcoli basati su immagini realizzate da altri. Presenta la differenza come una questione che riguarda ciò che l’arte è, non soltanto il modo in cui il pubblico ne giudica l’aspetto.
«Per tutte queste ragioni, la Chiesa desidera rinnovare un’alleanza con gli artisti e le istituzioni culturali; un’alleanza per salvaguardare ciò che è umano», ha detto. Il discorso è stato pronunciato a «The Art of Possibility: Weaving Together», un incontro organizzato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano.
L’arte come risposta alle risposte immediate
La difesa degli artisti da parte di Leone riguarda anche i limiti della ricerca digitale. I motori di ricerca, ha detto, restituiscono ciò che già esiste e possono rafforzare ciò che le persone già desiderano. L’arte offre un altro tipo di ricerca: pone domande e cerca connessioni, anziché limitarsi a raccogliere informazioni.
«Il grande pericolo non è soltanto la censura, ma anche l’omologazione, e non è soltanto il silenzio imposto, ma anche il rumore che rende impossibile ascoltare», ha detto Leone. Ha sostenuto che l’arte può interrompere questa uniformità inducendo le persone a soffermarsi davanti a qualcosa che non può essere consumato come una risposta rapida.
Quando resiste all’omologazione e richiama l’attenzione su ciò che è difficile ridurre a contenuto, ha detto Leone, l’arte può diventare «una forma di rigenerazione culturale e spirituale». Nella sua visione, gli artisti non hanno soltanto il ruolo di creare immagini, ma anche quello di aiutare una comunità a prestare attenzione alle proprie aspirazioni, alle proprie ferite e alla propria ricerca di significato.
Dalla Biennale di Venezia al Vaticano
Leone ha collegato l’appello a un’alleanza alla collaborazione già in corso tra la Santa Sede e gli artisti. Ha ringraziato i partecipanti per aver contribuito all’allestimento del Padiglione Vaticano alla Biennale di Venezia e per aver preso parte a progetti di arte contemporanea organizzati dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione.
Ha citato in particolare il padiglione allestito in un carcere femminile sull’isola della Giudecca, visitato da Papa Francesco. Il progetto, ha detto Leone, non consisteva semplicemente nel portare l’arte in un carcere; ha anche permesso all’esperienza delle detenute di insegnare qualcosa agli artisti e ai visitatori.
L’esempio si inserisce nella sua tesi più ampia secondo cui l’arte dovrebbe ascoltare le persone, anziché trattarle come soggetti passivi. Nel discorso, Leone ha ricordato un appello del 1964 di Papa Paolo VI, che disse agli artisti che la Chiesa aveva bisogno della loro collaborazione per rendere accessibile e comprensibile il mondo spirituale.
La critica all’IA nel più ampio ragionamento del Vaticano
Le osservazioni di Leone richiamano la posizione espressa nella sua enciclica di maggio, Magnifica Humanitas, che considera la tecnologia né intrinsecamente ostile all’umanità né automaticamente benefica. Il documento afferma che la tecnologia ha migliorato le condizioni di vita, ma avverte che gli strumenti possono causare danni quando non sono orientati al bene.
Questa distinzione è importante per il discorso di ottobre: Leone formula una critica precisa all’arte prodotta dalle macchine senza sostenere che ogni uso dell’IA minacci la dignità umana. La risposta da lui indicata è la collaborazione tra la Chiesa, gli artisti e le istituzioni culturali. Ha concluso dicendo agli artisti e ai curatori che la Chiesa vuole camminare al loro fianco «affinché insieme possiamo salvaguardare la grandezza dell’umanità che ci è stata affidata».