Vai al contenuto
AI.info

The Pulse

OpenAI citata in giudizio per intercettazioni legate al suo pixel di misurazione pubblicitaria

Steven Checchia e Stacy Penning hanno citato in giudizio OpenAI per il suo pixel di misurazione pubblicitaria, sostenendo che traccia le visite ai siti web degli inserzionisti e collega le attività a persone identificabili. Secondo la denun

OpenAI citata in giudizio per intercettazioni legate al suo pixel di misurazione pubblicitaria

AI.info Team · Scritto con l’IA · verificato ·

«Gli americani non si aspettano che un’azienda di intelligenza artificiale intercetti segretamente le loro comunicazioni con i siti web che visitano, colleghi ciò che acquisisce all’identità che conserva per ciascuno di loro e sfrutti queste informazioni per i propri fini commerciali.»

Steven Checchia e Stacy Penning, ricorrenti

Checchia e Penning prendono di mira il pixel di OpenAI per i siti web

OpenAI è oggetto di una causa collettiva proposta che la accusa di usare il suo pixel di misurazione pubblicitaria per tracciare le persone sui siti web degli inserzionisti senza il loro consenso. I ricorrenti Steven Checchia e Stacy Penning affermano che la tecnologia registra l’attività di navigazione e gli acquisti dei visitatori e collega queste informazioni a persone identificabili, comprese quelle che non hanno un account ChatGPT. Sostengono che il presunto tracciamento violi il Wiretap Act federale e le leggi sulle intercettazioni della California e della Pennsylvania.

La denuncia contro OpenAI OpCo, LLC è stata depositata il 23 ottobre presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto settentrionale della California. Il registro del procedimento indica Checchia e Penning come ricorrenti e riporta una denuncia e una proposta di citazione depositate quel giorno. Le accuse non sono state accertate in tribunale.

Che cosa misura il pixel secondo OpenAI

OpenAI descrive il pixel come uno strumento basato sul browser per misurare eventi sui siti web attribuibili agli annunci di ChatGPT. Gli inserzionisti installano il relativo codice sui propri siti web e inviano a OpenAI eventi come un acquisto o una registrazione, ai fini dei report sulle conversioni. L’azienda ha annunciato la misurazione basata sul pixel e la sua Conversions API il 5 maggio, affermando che questi strumenti aiutano gli inserzionisti a valutare che cosa accade dopo che una persona interagisce con un annuncio.

La documentazione per gli sviluppatori di OpenAI afferma che il pixel può rilevare automaticamente su un sito web le informazioni supportate relative ai clienti, sottoporle a hashing nel browser e includerle negli eventi di conversione. Secondo la documentazione, le informazioni grezze sui clienti non vengono inviate tramite questa funzione di abbinamento automatico. La documentazione afferma inoltre che OpenAI attualmente non usa i dati del pixel per la personalizzazione a livello di singolo utente.

La causa pone il ruolo del pixel nella misurazione al centro di una questione diversa: se la presunta raccolta e associazione delle attività sui siti web di terzi da parte del codice costituisca un’intercettazione illecita. Lo scopo dichiarato dall’azienda è misurare i risultati degli annunci; i ricorrenti sostengono che la raccolta vada oltre, collegando la navigazione e gli acquisti alle identità conservate da OpenAI.

Il caso ruota attorno al tracciamento al di fuori di ChatGPT

La denuncia riguarda la tecnologia di misurazione di OpenAI sui siti web degli inserzionisti, non un codice di tracciamento installato su ChatGPT stesso. L’accusa centrale è che le persone possano essere tracciate su quei siti anche se non hanno mai usato ChatGPT. Questa distinzione sposta l’attenzione su quali informazioni il pixel acquisisca durante una visita a un sito web e su come OpenAI le colleghi, secondo i ricorrenti, a una persona.

OpenAI ha affermato che i suoi strumenti di misurazione pubblicitaria forniscono agli inserzionisti dati aggregati sulle prestazioni senza dare loro accesso alle singole conversazioni. Questa dichiarazione riguarda ciò che ricevono gli inserzionisti; le accuse dei ricorrenti contestano invece ciò che OpenAI, a loro dire, raccoglie tramite il pixel dalle persone che visitano i siti degli inserzionisti.

Una denuncia, non un accertamento

Le contestazioni giuridiche restano accuse e il registro del procedimento non riporta alcuna decisione al riguardo. La controversia verterà sulla capacità dei ricorrenti di dimostrare che l’attività del pixel rientra nell’ambito delle leggi sulle intercettazioni che invocano. Per ora, il caso ruota attorno alla distanza tra lo scopo documentato del pixel — misurare le conversioni — e l’affermazione dei ricorrenti secondo cui traccia e collega anche le attività dei visitatori su diversi siti web.

Fonti

Esplora

Altri articoli