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Open Rights Group mappa l’IA nel sistema d’immigrazione del Regno Unito
Secondo Open Rights Group, l’IA viene usata o sperimentata nella gestione delle pratiche d’immigrazione e nelle operazioni di frontiera nel Regno Unito, dai riassunti delle domande d’asilo alla definizione delle priorità tra i casi. Il nuov

AI.info Team · Scritto con l’IA · verificato ·
Il 27 ottobre Open Rights Group ha pubblicato un rapporto secondo cui l’IA si è diffusa nella gestione delle pratiche d’immigrazione e nelle operazioni di frontiera nel Regno Unito, dai riassunti dei colloqui per l’asilo agli strumenti che segnalano i matrimoni da sottoporre a indagine. Il documento di 105 pagine, Automated Discrimination: Unpacking the Digital Hostile Environment, si basa su documenti del Home Office ottenuti tramite richieste di accesso alle informazioni, interviste e altre ricerche. Descrive sistemi che, secondo il gruppo, sono in uso, in fase di sperimentazione o in programma, non un’unica rete di decisioni automatizzate già pienamente operativa.
Dai riassunti delle domande d’asilo all’individuazione dei casi alle frontiere
Il rapporto descrive strumenti di IA che riassumono i colloqui per l’asilo e le informazioni sulle politiche relative ai Paesi a beneficio dei funzionari incaricati dei casi, oltre al sistema Identify and Prioritise Immigration Cases (IPIC), che secondo il gruppo aiuta a valutare i casi e a stabilirne l’ordine di priorità. Elenca anche l’analisi automatizzata dei telefoni sequestrati alle persone arrivate in modo irregolare e i sistemi che segnalano i matrimoni potenzialmente fittizi. Secondo il rapporto, queste segnalazioni possono apparire come una luce rossa o verde.
Alle frontiere, il gruppo segnala il riconoscimento facciale in tempo reale, i droni, le immagini satellitari e le torri di sorveglianza autonome. Esamina anche Cerberus, un programma del Home Office basato sull’integrazione dei dati di frontiera e sull’individuazione di potenziali rischi. Il rapporto sostiene che questi sistemi potrebbero orientare i controlli verso l’anticipazione dei rischi, pur riconoscendo che restano ignoti dettagli importanti sul funzionamento di alcuni di essi.
Alcuni sistemi sono ancora in fase di sperimentazione
È importante distinguere tra uso effettivo, sperimentazioni e piani futuri. Le indicazioni sulla stima dell’età tramite analisi del volto del Home Office precisano che la tecnologia non è attualmente in uso operativo; il dipartimento afferma di sperimentarla nel corso del 2026, con l’obiettivo di usarla alle frontiere nel 2027. Il rapporto include la stima dell’età tra le tecnologie per l’immigrazione in fase di sperimentazione o in uso, ma questo non dimostra che lo strumento stia già determinando l’età delle persone in casi reali.
Secondo Open Rights Group, queste tecnologie potrebbero riprodurre pregiudizi e operare con un controllo pubblico insufficiente, soprattutto quando influenzano la scelta delle persone o dei casi a cui prestare attenzione. La preoccupazione principale del gruppo non riguarda soltanto chi firma la decisione finale: un riassunto, una classificazione per priorità o un avviso automatizzati possono influenzare ciò che il funzionario vede per primo. Il rapporto afferma:
«L’IA non risolverà i problemi del sistema d’immigrazione. Ma il problema più profondo è l’ideologia che presenta la migrazione come un’emergenza permanente da risolvere con gli algoritmi, criminalizzando i migranti e normalizzando un ‹Hostile Environment automatizzato›».
Fabio Chiusi, autore del rapporto di Open Rights Group
Il Home Office afferma che la responsabilità resta ai funzionari
In risposta al rapporto, un portavoce del Home Office ha dichiarato a The Guardian che l’IA «non sostituisce né automatizza il ruolo di chi prende le decisioni». Il portavoce ha affermato che le decisioni sulle domande d’asilo spettano a funzionari qualificati, che gli strumenti di IA li aiutano con i verbali dei colloqui e le informazioni sulle politiche e che il dipartimento monitora le prestazioni attraverso le proprie procedure di controllo della qualità. Il dipartimento ha inoltre dichiarato di essersi impegnato a pubblicare valutazioni aggiornate sull’introduzione degli strumenti.
Open Rights Group chiede norme sull’IA ad alto rischio nel settore pubblico, maggiori tutele per l’accesso alle informazioni e un’eccezione per la sicurezza nazionale più circoscritta. Chiede inoltre un registro pubblico degli strumenti di IA usati dal governo e limiti agli usi che considera incompatibili con i diritti umani, tra cui la sorveglianza di massa in tempo reale. Queste proposte pongono la trasparenza, e non soltanto le rassicurazioni sul controllo umano, al centro delle richieste del rapporto.