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Il malware NIK C2 instrada i prompt verso OpenAI attraverso PC infetti
Secondo Cisco Talos, NIK C2 è un framework di comando e controllo per Windows che invia a OpenAI i prompt di un operatore da un computer infetto. Se l’operatore non fornisce una chiave API, il malware può usare una chiave memorizzata nella

AI.info Team · Scritto con l’IA · verificato ·
NIK C2 può far sì che un computer Windows infetto invii a OpenAI i prompt di un operatore e, se l’operatore non fornisce una chiave API, usi una chiave memorizzata sul dispositivo della vittima. Cisco Talos ha descritto il framework il 29 ottobre, affermando di aver individuato l’infrastruttura di NIK C2 attiva online e di aver valutato con un grado di confidenza moderato che il malware fosse uno strumento funzionante, non soltanto una prova di fattibilità.
La distinzione è importante: Talos descrive un codice progettato per usare l’account OpenAI di una vittima, non prove che a una particolare vittima siano stati addebitati dei costi. Il malware, inoltre, non affida il controllo del computer a un modello di IA. È invece un operatore a inviare i prompt attraverso il programma impiantato, che li trasmette a OpenAI e restituisce la risposta generata al pannello di comando dell’operatore.
NIK C2 invia prompt dal dispositivo della vittima
Talos afferma che il programma impiantato, destinato a Windows a 64 bit, è scritto in Go e si collega al proprio server di comando e controllo tramite WebSocket crittografati, con un meccanismo di ripiego basato sul polling HTTP. La sua funzione di IA effettua una richiesta HTTP separata all’endpoint Chat Completions di OpenAI dal computer compromesso, quindi inoltra la risposta del modello all’operatore. La richiesta viene eseguita in modo sincrono, con un timeout di 60 secondi.
Il payload del comando può includere un prompt, una chiave API e il nome di un modello. Quando non viene fornita alcuna chiave, il programma impiantato controlla la variabile d’ambiente OPENAI_API_KEY del dispositivo. Secondo Talos, una chiave trovata lì potrebbe finanziare le richieste dell’operatore attraverso l’account OpenAI della vittima, mentre i registri di accesso del fornitore riporterebbero quella chiave. Il codice registra anche i dati sull’uso dei token per ogni risposta e li restituisce al pannello di comando.
«Non soltanto una prova di fattibilità»
«Osservare l’infrastruttura di NIK C2 attiva in contesti reali ci ha permesso di valutare con un grado di confidenza moderato che NIK C2 non è soltanto una prova di fattibilità, ma un framework C2 pienamente funzionante con IA integrata.»
Chetan Raghuprasad, Cisco Talos
Talos afferma che il programma impiantato supporta più di 52 comandi, che coprono il furto di dati, la sorveglianza, il controllo remoto, l’elusione e il movimento laterale. Tra le capacità elencate figurano il furto delle credenziali dei browser e dei dati dei wallet di criptovalute, la registrazione dei tasti premuti, l’acquisizione di schermate, il monitoraggio del contenuto degli appunti e l’instradamento del traffico dell’operatore attraverso il dispositivo infetto.
La funzione di IA è un comando all’interno di questo insieme più ampio, non l’unico o il principale meccanismo di controllo del framework. Talos afferma che l’operatore può scegliere un modello nel payload del comando; in assenza di una scelta, il modello predefinito incorporato nel programma impiantato è GPT-4. Secondo l’analisi, questa progettazione consente all’operatore di cambiare il modello richiesto senza sostituire il malware.
La schermata di riscatto non cifra i file
NIK C2 include anche un modulo di riscatto che blocca lo schermo. Secondo Talos, mostra una richiesta personalizzata di Bitcoin o USDT e riavvia ripetutamente la schermata di blocco se qualcuno la chiude. Il modulo non cifra i file: la sua tattica di riscatto consiste quindi nell’impedire l’accesso al desktop, anziché rendere illeggibili i dati memorizzati.
I risultati di Talos indicano due rischi distinti per chi si occupa di difesa: le ampie funzioni di furto e monitoraggio del programma impiantato e la possibilità che le sue richieste di IA possano usare credenziali già presenti su un computer compromesso. L’azienda ha pubblicato la firma ClamAV Win.Trojan.GoDiscorder-10060526-0 e ha inserito nella pagina della sua ricerca collegamenti agli indicatori di compromissione.