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Microsoft traccia la crescente superficie di attacco informatico dell’IA
Secondo il 2026 Digital Defense Report di Microsoft, gli agenti di IA introducono nuovi rischi per la sicurezza quando si collegano a dati, applicazioni e strumenti aziendali. Il rapporto individua cinque ambiti da proteggere, dalla manipol

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
Circa l’88% delle imprese sta già sperimentando gli agenti di IA, afferma Microsoft, mentre l’82% dei dirigenti aziendali prevede di estenderne l’adozione entro 12-18 mesi. Queste implementazioni possono dare agli agenti software accesso a dati aziendali, applicazioni, API e strumenti: collegamenti che li aiutano a svolgere il proprio lavoro, ma aprono anche nuove vie agli aggressori.
Microsoft ha illustrato questo rischio nel suo 2026 Digital Defense Report, pubblicato il 1° ottobre. Il rapporto considera l’IA sia uno strumento che gli aggressori possono usare contro bersagli già noti, sia un sistema che possono attaccare direttamente: dai dati forniti a un modello all’infrastruttura che lo mette a disposizione, fino agli output che produce.
Gli agenti estendono il perimetro da proteggere a identità, dati e strumenti
Gli agenti di IA non operano in isolamento. La loro sicurezza dipende dalle identità che usano, dalle autorizzazioni che ricevono, dalle informazioni che possono recuperare e dalle azioni consentite dagli strumenti a cui sono collegati. Un agente a cui sia stato concesso un accesso eccessivo potrebbe esporre dati o compiere azioni oltre le intenzioni di chi lo ha progettato, anche se il modello su cui si basa funziona come previsto.
Il rapporto di Microsoft raggruppa i rischi legati agli agenti in cinque ambiti: manipolazione dei prompt e degli intenti; esposizione di dati sensibili; compromissione delle identità e dei privilegi; autonomia eccessiva; integrità operativa. Le misure raccomandate comprendono l’esame dei prompt e degli output, la limitazione dell’accesso alle informazioni sensibili, la verifica delle identità degli agenti, la restrizione degli strumenti disponibili e la conservazione di registri resistenti alle manomissioni.
Terrell Cox, CVP e vice CISO del Customer Security Management Office di Microsoft, scrive che gli agenti «possono interagire con dati aziendali, applicazioni, API e strumenti, con livelli diversi di accesso e autonomia a seconda di come sono progettati e implementati». Il rapporto pone l’accento su questi collegamenti, non soltanto sul modello: una valutazione della sicurezza deve tenere conto anche dei dati, delle autorizzazioni, dei servizi e dell’infrastruttura che lo circondano.
L’IA offre agli aggressori un altro bersaglio e un altro strumento
Microsoft descrive un cambiamento su due fronti. Gli aggressori possono usare l’IA per la ricognizione, l’ingegneria sociale, lo sviluppo di malware ed exploit e le attività successive all’ottenimento dell’accesso. Possono anche prendere di mira gli stessi componenti di IA, cercando di manipolare gli input, rubare dati, interrompere i servizi o compromettere i sistemi su cui girano i modelli.
Il rapporto cita un’estensione malevola per browser individuata da Microsoft nel dicembre 2025. Aveva più di 600.000 installazioni e raccoglieva le cronologie delle conversazioni su ChatGPT e DeepSeek; secondo Microsoft, l’attività ha interessato quasi 10.000 organizzazioni prima che vi fosse posto rimedio. La cifra si riferisce alle installazioni dell’estensione, non al numero di vittime accertate o di conversazioni rubate.
Gli strumenti di IA possono rendere più rapide o più facili da adattare tecniche già note, ma Microsoft afferma che le persone, le identità, i sistemi esposti e gli accessi ritenuti affidabili restano elementi di rilievo nelle attività che osserva. Questa distinzione conta: l’IA aggiunge nuove modalità di attacco senza sostituire le vulnerabilità già note che gli aggressori continuano a sfruttare.
Le previsioni di adozione rendono più pressante la questione degli accessi
Microsoft riferisce che l’82% dei dirigenti prevede di estendere l’adozione degli agenti entro 12-18 mesi. Cita inoltre una previsione di settore secondo cui gli agenti di IA in produzione saranno circa 1,3 miliardi entro il 2028: è una previsione, non un conteggio di Microsoft degli agenti già implementati.
Con l’aumentare del numero di agenti, le organizzazioni dovranno tenere traccia delle identità usate da ciascuno, dei dati e degli strumenti a cui può accedere e della rapidità con cui è possibile revocarne l’accesso. Le raccomandazioni di Microsoft comprendono credenziali con ambiti di validità definiti, il principio del privilegio minimo, l’autenticazione reciproca tra agenti e strumenti per attribuire le azioni a un agente specifico.
Anche chi difende deve fare i conti con la stessa accelerazione
L’IA può aiutare i team di sicurezza a trovare punti deboli nel software, combinare segnali provenienti da sistemi diversi e accelerare le indagini di routine. Microsoft sostiene che l’automazione possa occuparsi delle analisi ripetitive, mentre gli operatori esperti restano importanti per individuare percorsi di attacco non documentati e capire come siano collegate vulnerabilità apparentemente indipendenti.
Il problema di sicurezza centrale del rapporto è concreto: gli agenti entrano nei flussi di lavoro aziendali a una velocità tale che le organizzazioni non possono dare per scontato che i controlli già in uso per le identità e gli accessi siano adeguati anche per loro. Prima di estenderne l’adozione, i team devono censire le identità degli agenti, le autorizzazioni, gli strumenti collegati e le modalità di revoca degli accessi, non limitarsi a elencare i modelli che usano.