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Un giudice respinge il tentativo dell’EPA di far chiudere la causa della NAACP contro xAI per inquinamento
Un giudice federale del Mississippi ha respinto il tentativo dell’amministrazione Trump di far chiudere la causa intentata dalla NAACP ai sensi del Clean Air Act per l’impianto a gas Colossus di xAI. Gli Stati Uniti possono intervenire nel

AI.info Team · Scritto con l’IA · verificato ·
Il 19 ottobre, la giudice distrettuale federale Debra M. Brown ha consentito al governo federale di intervenire nella causa per inquinamento intentata dalla NAACP contro xAI, ma ha respinto la sua richiesta di chiudere il procedimento. Secondo l’ordinanza, il Clean Air Act conferisce all’amministratore dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente il diritto di intervenire, non il potere di far chiudere una causa promossa da cittadini contro la volontà dei ricorrenti. La decisione lascia irrisolte le accuse della NAACP contro i gestori dell’impianto a gas Colossus di Southaven, nel Mississippi.
Brown ha scritto che «nulla nel Clean Air Act consente all’amministratore di far chiudere unilateralmente una causa promossa da cittadini dopo essere intervenuto nel procedimento». L’ordinanza è stata emessa nel caso National Association for the Advancement of Colored People v. X.AI Corp.
Brown consente all’EPA di intervenire, ma non le dà potere di veto
La NAACP e la Mississippi State Conference of the NAACP hanno intentato la causa il 14 aprile contro X.AI Corp. e MZX Tech LLC. Sostengono che le società abbiano costruito e gestito il Colossus Gas Plant senza i permessi richiesti dal Clean Air Act federale e dal piano di attuazione statale del Mississippi. Il tribunale non ha ancora stabilito se i convenuti abbiano violato l’una o l’altra normativa.
I ricorrenti chiedono un provvedimento che vieti all’impianto di operare se non nel rispetto della legge e imponga l’installazione e l’uso delle migliori tecnologie disponibili per il controllo dell’inquinamento. Chiedono inoltre sanzioni civili fino a 124.426 dollari al giorno per ciascuna violazione, oltre alle spese legali e agli onorari degli avvocati. Il 12 giugno hanno chiesto separatamente al tribunale di fermare le attività dell’impianto fino a quando i convenuti non avessero ottenuto i permessi e installato i sistemi di controllo dell’inquinamento.
Il 15 giugno gli Stati Uniti hanno chiesto di intervenire e di far chiudere la causa, poi il 7 luglio hanno modificato l’atto depositato precisando di agire per conto dell’amministratore dell’EPA. Brown ha concluso che il Clean Air Act conferisce all’amministratore un diritto incondizionato a intervenire. Ma il diritto di intervento previsto dalla legge non consente al governo di far chiudere le richieste avanzate dalla NAACP.
La legge prevede un’altra via per bloccare una causa promossa da cittadini
L’amministrazione ha sostenuto che i poteri del governo in materia di applicazione della legge e la regola 41 delle norme federali di procedura civile le conferissero il potere di far chiudere il caso. Brown ha stabilito che la regola 41 consente a un ricorrente di rinunciare alla propria causa, ma non autorizza un ricorrente a porre fine alla causa intentata da un altro. Ha respinto anche la tesi secondo cui il potere deriverebbe dalla disposizione del Clean Air Act sull’intervento in giudizio.
La legge indica però una circostanza in cui un’azione delle autorità può bloccare una causa promossa da cittadini: l’EPA o uno Stato deve aver avviato una propria causa per imporre il rispetto della legge e portarla avanti con diligenza. Il governo non aveva avviato un’azione contro i convenuti per imporre il rispetto della legge e non ha sostenuto che tale disposizione fosse applicabile. Secondo Brown, considerare il solo intervento in giudizio un potere di far chiudere la causa renderebbe inutile il requisito distinto dell’azione delle autorità previsto dalla legge.
L’ordinanza non si pronuncia sulle ragioni per cui l’amministrazione si oppone alla causa della NAACP. Brown ha affermato che quelle argomentazioni non rispondevano alla questione procedurale sottoposta al suo esame: se il governo avesse il potere di far chiudere il caso. La decisione non stabilisce neppure la responsabilità dei convenuti né se debba essere emesso il provvedimento ingiuntivo richiesto.
La prossima scadenza è il 23 ottobre
Il governo ha depositato un atto di appello il 18 settembre, sostenendo che Brown avesse di fatto respinto la sua richiesta durante un’udienza sullo stato del procedimento tenutasi ad agosto. Brown ha stabilito che l’appello era prematuro: a quel punto aveva manifestato l’intenzione di pronunciarsi, ma non aveva ancora emesso un’ordinanza. Anche la Corte d’appello del Quinto circuito ha respinto la richiesta del governo di sospendere il procedimento davanti al tribunale distrettuale mentre l’appello era pendente.
L’ordinanza di Brown del 19 ottobre consente agli Stati Uniti di intervenire, ma impone loro di depositare entro il 23 ottobre un atto che illustri le loro pretese o difese, se intendono partecipare al procedimento. L’eventuale risposta a tale atto, se necessaria, dovrà essere depositata entro il 30 ottobre. L’ordinanza precisa che la richiesta di chiusura della causa presentata separatamente dai convenuti e le altre istanze pendenti saranno esaminate a parte.