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Google porta in tribunale due ordini dell’UE su Android e ricerca

Google ha impugnato due ordini della Commissione europea che impongono modifiche all’accesso all’IA su Android e alla condivisione dei dati di Google Search. Secondo l’azienda, le misure minacciano la privacy e la sicurezza; la Commissione

Google porta in tribunale due ordini dell’UE su Android e ricerca

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

Google ha impugnato in tribunale due ordini dell’Unione europea, portando le funzionalità di IA di Android e la condivisione dei dati di Google Search al centro di una disputa su privacy e concorrenza. Secondo la Commissione europea, Android è installato su dispositivi utilizzati dal 60% degli utenti nell’UE: una diffusione che rende importante, per gli assistenti concorrenti, l’accesso alle funzionalità del sistema. Google ha presentato i ricorsi al Tribunale dell’UE lunedì 28 settembre, secondo Reuters.

Google sostiene che gli ordini mettano a rischio la privacy

I ricorsi riguardano misure vincolanti adottate dalla Commissione a luglio nell’ambito del Digital Markets Act, le norme dell’Unione per le grandi piattaforme digitali. Un ordine impone a Google di dare ai servizi di IA concorrenti accesso alle funzionalità di Android utilizzate dal suo assistente Gemini. L’altro stabilisce come Google debba condividere i dati delle ricerche con i fornitori concorrenti di servizi di ricerca che ne hanno diritto, compresi i chatbot di IA dotati di funzioni di ricerca.

«Impugniamo decisioni che ci costringeranno a condividere la cronologia privata delle ricerche delle persone senza un’anonimizzazione sufficiente e a indebolire protezioni di sicurezza essenziali su Android», ha dichiarato Oliver Bethell, direttore senior per la concorrenza di Google. Bethell ha sostenuto che la condivisione obbligatoria delle ricerche personali senza tutele adeguate potrebbe causare danni irreversibili alla privacy degli utenti. Con i ricorsi, Google contesta sia le tutele della privacy previste per i dati condivisi sia le implicazioni per la sicurezza dell’apertura delle funzioni di Android agli assistenti concorrenti.

Cosa cambierebbe con l’ordine su Android

Secondo la Commissione, gli assistenti di terze parti hanno attualmente un accesso più limitato alle funzioni principali di Android rispetto ai servizi di IA di Google. In base all’ordine, gli utenti potrebbero attivare con la voce un assistente concorrente di loro scelta, in modo simile a «Hey Google», e usarlo per eseguire operazioni nelle app. Tra gli esempi forniti dalla Commissione figurano prenotare un taxi, ricevere suggerimenti di risposta nelle app di chat e chiedere informazioni su un luogo visitato di recente.

Questi cambiamenti potrebbero facilitare l’uso di un assistente concorrente senza rinunciare alle funzioni a livello di sistema disponibili per Gemini. La Commissione afferma che le sue misure tutelano la privacy degli utenti, l’integrità dei dispositivi e la sicurezza. Il ricorso di Google contesta che tali tutele affrontino adeguatamente i rischi individuati dall’azienda.

Limiti all’uso dei dati delle ricerche

L’ordine relativo a Search riguarda dati anonimizzati su posizionamenti nei risultati, ricerche, clic e visualizzazioni che Google raccoglie per migliorare il proprio servizio di ricerca. Secondo la Commissione, i concorrenti hanno bisogno di accedere a dati su larga scala per migliorare i risultati delle ricerche e i sistemi di recupero delle informazioni; l’ordine non impone a Google di divulgare i propri algoritmi di ricerca. I dati possono essere usati per sviluppare e migliorare servizi di ricerca online, ma non per addestrare modelli di IA di uso generale né per scopi estranei, come la profilazione dei consumatori.

Nella sua descrizione delle tutele, la Commissione illustra misure per rimuovere gli identificativi diretti, escludere le ricerche rare o insolitamente lunghe e rendere meno specifici i dati sulla posizione e altri metadati. Afferma che i dati condivisi non includeranno informazioni sugli account degli utenti né cronologie delle ricerche. Le norme impongono inoltre ai destinatari di sottoporsi a verifiche indipendenti e limitano il modo in cui possono conservare e usare il dataset.

DuckDuckGo sostiene la Commissione

DuckDuckGo, un’azienda attiva nella ricerca che ha criticato la posizione di Google nella disputa, ha sostenuto le tutele previste dall’autorità di regolamentazione dell’UE. «Il quadro per l’anonimizzazione è solido e nessuna quantità di dubbi fabbricati cambia questo fatto. L’unica cosa che un ricorso fa guadagnare a Google è tempo», ha dichiarato un portavoce di DuckDuckGo.

La disputa pone due questioni al Tribunale: se gli obblighi di accesso stabiliti dalla Commissione siano conformi al DMA e se le sue tutele per la privacy e la sicurezza rispondano alle obiezioni di Google. La Commissione afferma che le modifiche entreranno in vigore l’anno prossimo; il ricorso di Google contesta gli ordini che le hanno avviate.

Oliver Bethell, direttore senior per la concorrenza di Google, e un portavoce di DuckDuckGo, citati da Reuters tramite WTAQ

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