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Eka chiude un round di serie A da 150 milioni di dollari con una valutazione di 1,45 miliardi per addestrare i robot attraverso il tatto
Eka Robotics ha chiuso un round di serie A da 150 milioni di dollari con una valutazione post-investimento di 1,45 miliardi di dollari, secondo TechCrunch. Il suo sistema combina una pinza sensibile alla forza con un modello che usa il tatt

AI.info Team · Scritto con l’IA · verificato ·
Eka Robotics afferma che il suo sistema può raccogliere circa 1.500 oggetti del peso massimo di 1 chilogrammo in un’ora, contro i circa 600 di una persona. La startup ha chiuso un round di serie A da 150 milioni di dollari con una valutazione post-investimento di 1,45 miliardi di dollari, guidato da a16z e F-Prime, secondo quanto riportato da TechCrunch il 20 ottobre.
La proposta dell’azienda non si limita a un braccio robotico più veloce. Eka abbina una pinza sensibile alla forza a un modello progettato per usare il tatto e il contatto fisico mentre manipola gli oggetti, compresi quelli che una presa troppo forte o mal sincronizzata potrebbe danneggiare. Eka afferma che il robot riesce a raccogliere gli oggetti in oltre il 95% dei tentativi.
Perché Eka integra la forza nel modello
Molti sistemi robotici usano modelli vision-language-action, che collegano istruzioni e input visivi al movimento. L’approccio di Eka, che l’azienda definisce vision-force-action, integra nel processo anche le informazioni sulla forza. Il robot riceve così un riscontro quando la pinza entra in contatto con un oggetto e può regolare la presa anziché affidarsi soltanto alla vista.
«La vista non è il mezzo principale con cui si risolve il problema dell’ultimo millimetro», ha detto a TechCrunch Pulkit Agrawal, cofondatore di Eka. «La vista ti dice approssimativamente dove si trova l’oggetto e qual è la sua posizione, ma la presa vera e propria, la ricerca vera e propria, avvengono attraverso le forze».
Eka ha progettato una mano più flessibile, dotata di sensori di forza aggiuntivi. La descrizione che l’azienda dà delle prestazioni del sistema si concentra sulla differenza tra individuare un oggetto ed entrarvi in contatto senza danneggiarlo: un robot può vedere dove si trova un lampone, ma deve comunque regolare la presa per evitare di schiacciarlo.
La simulazione fornisce esperienza ai robot
Eka usa un simulatore fisico per modellare le forze che un robot incontra quando afferra gli oggetti, poi trasforma questi scenari in un ambiente per l’apprendimento per rinforzo. Secondo i fondatori, il metodo può generare migliaia di ore di esperienza robotica in pochi minuti. Scommettono sulla possibilità che la simulazione estenda l’addestramento oltre le dimostrazioni umane e i video raccolti con ore di lavoro manuale.
Kris Hauser, professore alla University of Illinois Urbana-Champaign, ha detto a TechCrunch che il robot di Eka si è adattato a molti oggetti diversi senza essere riaddestrato. Ha aggiunto che l’apprendimento per rinforzo potrebbe consentire al sistema di andare oltre gli esempi presentati durante l’addestramento. Queste osservazioni derivano da dimostrazioni e non stabiliscono come il sistema si comporterà nelle diverse condizioni di fabbrica.
L’impiego industriale è la prossima prova
Eka sta conducendo progetti pilota con clienti industriali per attività di prelievo e posizionamento di oggetti e di manipolazione di fili, ma non ha reso noti i nomi dei clienti. Passare da una dimostrazione a una linea di produzione comporta esigenze diverse: un sistema deve continuare a funzionare in modo affidabile per lunghi periodi ed eseguire compiti che vadano oltre il prelievo e il posizionamento degli oggetti.
Hauser ha detto a TechCrunch che una prova sarà verificare se i robot di Eka possano lavorare con gli integratori sulle linee di assemblaggio senza guastarsi per un anno. Ha anche messo in dubbio quanto ampiamente queste tecniche possano essere applicate a compiti diversi dal prelievo e posizionamento. Sono questioni ancora aperte per un’azienda le cui prime dichiarazioni sulle prestazioni si concentrano sulla manipolazione degli oggetti.
Agrawal ha detto che la pinza di Eka costa meno di 1.000 dollari e ha una durata nominale di 5 milioni di cicli di lavoro; l’obiettivo dichiarato dall’azienda è di 20 milioni, un valore di riferimento che ha associato ai bracci industriali standard. Eka parte dalle attività di prelievo, disposizione e posizionamento, insieme alla manipolazione di fili. Il finanziamento dà all’azienda margine per portare avanti queste applicazioni, ma la prova sul campo resta verificare se le sue pinze possano soddisfare i requisiti di affidabilità industriale a quel numero di cicli.