Vai al contenuto
AI.info

The Pulse

I Paesi in via di sviluppo chiedono voce in capitolo sulle regole ONU per l’IA

Durante i dibattiti all’ONU a New York, i Paesi in via di sviluppo hanno chiesto un ruolo maggiore nella definizione delle regole sull’intelligenza artificiale. Il ministro degli Esteri del Bangladesh ha dichiarato che quest’anno 128 delega

I Paesi in via di sviluppo chiedono voce in capitolo sulle regole ONU per l’IA

AI.info Team · Scritto con l’IA ·

«I paesi in via di sviluppo non possono essere ridotti al ruolo di semplici utilizzatori di tecnologie progettate altrove», ha dichiarato la ministra degli Esteri della Repubblica Democratica del Congo Thérèse Kayikwamba Wagner durante una sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull’intelligenza artificiale. Il suo monito, riportato il 30 settembre, ha espresso chiaramente una preoccupazione centrale dei paesi in via di sviluppo: i paesi che hanno poca influenza sui principali sistemi di IA temono di avere altrettanto poca voce in capitolo sulle regole che li disciplinano.

128 delegazioni portano l’IA nell’agenda dell’ONU

Durante le riunioni dell’ONU tenute la scorsa settimana a New York, leader africani, asiatici e latinoamericani hanno sostenuto che la governance dell’IA debba includere i paesi che probabilmente subiranno gli effetti della tecnologia, non soltanto i governi e le aziende che sviluppano i sistemi più potenti. Il ministro degli Esteri del Bangladesh Khalilur Rahman, che presiedeva il dibattito, ha detto che quest’anno 128 delegazioni hanno sollevato la questione dell’IA, contro cinque di quattro anni prima. Secondo Rahman, molte hanno posto al centro del dibattito chi progetta l’IA, chi ne trae beneficio, chi ne sopporta i rischi e chi risponde degli eventuali danni.

Wagner ha chiesto che i paesi in via di sviluppo partecipino alla definizione degli standard, anziché limitarsi ad adottarli dopo che sono stati scritti altrove. «Dobbiamo fare in modo che le trasformazioni tecnologiche del 21° secolo non riproducano gli squilibri economici dei decenni precedenti», ha detto. La distinzione è importante per i paesi preoccupati che regole formulate senza la loro partecipazione possano rispecchiare gli interessi e le risorse degli Stati più ricchi.

Il Bangladesh sostiene la necessità di un forum dell’ONU

Rahman ha inoltre sostenuto che le Nazioni Unite offrono ai paesi con livelli molto diversi di potere tecnico ed economico un canale per partecipare allo stesso processo. In un discorso del 10 settembre sulla governance multilaterale dell’IA, ha detto: «Le Nazioni Unite sono l’unico forum in cui ogni Stato membro ha un posto, una voce e un interesse nel plasmare questa trasformazione». Ha invitato gli Stati membri ad avviare consultazioni sulle aree prioritarie della governance internazionale in vista del Global Dialogue on AI Governance previsto dall’ONU.

Il segretario generale dell’ONU António Guterres ha collegato il dibattito sull’IA alle controversie di lunga data sul potere e sulla disuguaglianza. «Non sono crisi separate. Sono capitoli della stessa storia, la storia del potere: chi lo detiene. A chi viene negato. Come viene usato. E come sta cambiando», ha detto alle Nazioni Unite. Guterres e i leader del Sud globale hanno sollecitato un’azione internazionale coordinata anziché risposte nazionali isolate.

L’accesso potrebbe portare benefici o accentuare la dipendenza

La controversia non riguarda soltanto chi scrive gli standard. I paesi in via di sviluppo devono fare i conti con carenze nell’accesso all’elettricità e a internet, nelle competenze e nelle istituzioni, che possono limitarne la capacità di sviluppare o adattare sistemi di IA. Ad agosto, la Banca Mondiale ha affermato che l’IA potrebbe consentire ai paesi in via di sviluppo di realizzare in un decennio ciò che altrimenti potrebbe richiedere un secolo, ma solo se i governi agiranno rapidamente per colmare queste lacune.

Anche l’opportunità economica è subordinata a determinate condizioni. Il Fondo monetario internazionale ha stimato che l’IA potrebbe far crescere l’economia dell’Africa subsahariana di circa il 4% nell’arco di un decennio se i paesi creassero le basi per un’adozione più ampia; agli attuali livelli di preparazione, la sua stima era di appena lo 0,2%. Il primo ministro del Belize John Briceño ha avvertito che la stessa tecnologia potrebbe aggravare le disuguaglianze, esporre a rischi i sistemi essenziali, causare la perdita di posti di lavoro e rendere i paesi in via di sviluppo dipendenti da strumenti e regole progettati altrove.

La posizione di Washington si discosta dagli appelli a regole comuni

La richiesta di una partecipazione più ampia si è contrapposta al rifiuto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump degli avvertimenti sui rischi dell’IA, che all’ONU ha definito esagerati. Il disaccordo pone ai governi due questioni distinte: come gestire i potenziali danni e come garantire che i paesi esterni ai principali centri di sviluppo dell’IA contribuiscano a definire la risposta.

Per i paesi in via di sviluppo, la rappresentanza è legata alle condizioni pratiche per usare l’IA e condividerne i benefici. Come suggerisce il conteggio delle delegazioni citato da Rahman, la questione ha coinvolto nella discussione molti più governi rispetto a quattro anni fa. Il dibattito al Consiglio di sicurezza ha riunito nella stessa sala i rappresentanti di questi paesi, sempre più numerosi, e i dirigenti di OpenAI e Anthropic, che hanno esortato i governi a collaborare nella gestione della tecnologia.

Fonti

Esplora

Altri articoli