The Pulse
Atomic Machines presenta il Matter Compiler dopo sei anni lontano dai riflettori
Atomic Machines ha presentato il Matter Compiler, un sistema nativo per l’IA progettato per realizzare micromacchine funzionanti a partire da progetti digitali. Il suo primo prodotto, il relè PrimeSwitch, viene spedito ai clienti che partec

AI.info Team · Scritto con l’IA ·
Atomic Machines afferma che il suo Matter Compiler può realizzare micromacchine funzionanti a partire da progetti digitali, ma il primo risultato reso pubblico è un solo prodotto: un relè che viene ora inviato ai clienti che partecipano al programma di accesso anticipato per essere valutato. L’azienda, con sede a Emeryville, in California, ha presentato il sistema il 7 ottobre dopo sei anni lontano dai riflettori, descrivendo una fabbrica capace di progettare, costruire e misurare dispositivi senza maschere specifiche per ciascun prodotto né riconfigurazioni degli impianti. La distanza tra questa ampia promessa produttiva e un unico dispositivo ancora in fase di valutazione è la prova decisiva per il lancio.
Una fabbrica che cambia con il progetto
Il Matter Compiler non è un nuovo processo per la produzione di chip semiconduttori. Atomic Machines lo propone come un modo per costruire piccole macchine tridimensionali con parti mobili e materiali diversi: dispositivi che le fabbriche convenzionali di chip, organizzate per produrre circuiti piatti in silicio, non sono progettate per realizzare. L’azienda afferma che il sistema esegue le operazioni di produzione seguendo istruzioni digitali, misura ogni esemplare prodotto e usa ciò che apprende per i progetti successivi.
Nella sua pagina dedicata al Matter Compiler, Atomic Machines descrive un sistema che progetta, costruisce e misura un dispositivo, modificando ogni iterazione via software anziché richiedere la riconfigurazione di una linea di produzione. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono dispositivi che si muovono, pompano, gestiscono il calore o manipolano la luce, oltre a componenti meccanici su scale alle quali gli strumenti convenzionali raggiungono i propri limiti. Queste capacità sono descritte dall’azienda; i materiali diffusi per il lancio non presentano risultati di test indipendenti né dati di produzione relativi a una gamma di dispositivi.
PrimeSwitch mette alla prova la promessa con un prodotto
Il primo dispositivo è PrimeSwitch PS-150, un relè elettromeccanico destinato ai sistemi di alimentazione, tra cui le infrastrutture a corrente continua da 800 volt adottate per i data center di IA. Atomic Machines afferma che si apre in 50 microsecondi, conduce in modo continuo 150 ampere e offre un isolamento galvanico di 1.500 volt. Le dimensioni indicate sono 9,5 millimetri di larghezza e 3 millimetri di spessore; secondo l’azienda, il dispositivo bistabile mantiene il proprio stato senza alimentazione.
Il relè è progettato per affrontare il compromesso tra gli interruttori meccanici convenzionali, che conducono attraverso il metallo ma si aprono più lentamente, e quelli a stato solido, che possono aprirsi rapidamente ma dissipano calore durante la conduzione. Atomic Machines afferma che PrimeSwitch combina la conduzione metallo-metallo con un’apertura in microsecondi. La pagina del prodotto dell’azienda indica che il dispositivo è ora disponibile come campione; l’annuncio di lancio afferma che viene spedito ai clienti che partecipano al programma di accesso anticipato per essere valutato, non che abbia raggiunto una produzione commerciale su vasta scala.
250 milioni di dollari raccolti finora
Atomic Machines ha dichiarato di aver raccolto finora 250 milioni di dollari: si tratta di una cifra cumulativa, non di un nuovo round di finanziamento annunciato. Tra gli investitori citati figurano OneIM, Gigafund, XTX Ventures, KAS Venture Partners, Valor Equity Partners, Tru Arrow Partners, Construct Capital, Sozo Ventures e i Regents of the University of California. Nell’annuncio l’azienda non ha comunicato una valutazione.
Il fondatore e amministratore delegato Jeff Holden ha presentato il sistema come una piattaforma il cui valore dovrebbe andare oltre il primo relè. «PrimeSwitch è importante. Ma la macchina lo è di più, perché una lingua si definisce per tutto ciò che può dire, non per la sua prima frase», ha scritto Holden nel suo racconto delle origini dell’azienda.
La prossima prova è una produzione ripetibile
Un dispositivo può dimostrare che l’azienda ha prodotto una micromacchina funzionante; da solo, non può dimostrare che lo stesso sistema sia in grado di realizzare in modo affidabile molti dispositivi diversi, né di produrli in volumi commerciali. Atomic Machines sostiene che il suo approccio possa evitare lo sviluppo di processi su misura che ha rallentato la produzione di ogni nuova categoria di microdispositivi. I suoi materiali pubblici, tuttavia, non riportano ancora dati sulla capacità produttiva, sulla ripetibilità con progetti diversi o verifiche indipendenti delle affermazioni più ampie sul sistema.
L’azienda aveva in programma di mostrare PrimeSwitch al pubblico all’Open Compute Project Global Summit di San Jose, previsto dal 12 al 15 ottobre. Per ora, le prove concrete hanno una portata più limitata: un relè con un nome e specifiche pubblicate, disponibile come campione per la valutazione, e una piattaforma produttiva la cui applicabilità più ampia resta da dimostrare.