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Altman conferma che OpenAI costruirà un robot umanoide

Sam Altman ha detto che OpenAI costruirà robot umanoidi, sostenendo che l’intelligenza alla base dell’hardware conta più della sua forma. L’intervista al podcast del 1 settembre non presenta né un prototipo, né un calendario di sviluppo del

Altman conferma che OpenAI costruirà un robot umanoide

AI.info Team · Scritto con l’IA · verificato ·

Sam Altman ha risposto alla domanda se OpenAI intenda costruire un robot umanoide: sì. La domanda più difficile — che cosa farà la macchina e quando qualcuno potrà vederla — resta aperta. Altman ha assunto questo impegno in un’intervista al podcast Sources pubblicata il 1 settembre; Engadget è tornato sulle sue dichiarazioni il 17 ottobre, ma OpenAI non ha annunciato né un prototipo né un piano di lancio.

Altman mette l’intelligenza del robot prima della sua forma

Alla domanda su cosa stesse costruendo OpenAI, Altman ha detto che l’azienda avrebbe lavorato a un robot umanoide e a robot di altre forme. Ha sostenuto che una macchina dalla forma umana ha senso dal punto di vista pratico negli spazi progettati per le persone: potrebbe aprire porte, usare computer e azionare apparecchiature costruite per il corpo umano. Ha anche osservato che i robot impiegati nei data center potrebbero aver bisogno di forme diverse.

«Penso che tutto questo sia meno importante che capire davvero come realizzare l’intelligenza che fa funzionare il robot».

Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, nel podcast Sources

Questa distinzione chiarisce la priorità dichiarata di OpenAI: sviluppare l’intelligenza che consenta a una macchina di agire in modo utile, anziché considerare una sagoma familiare come il risultato principale. Nell’intervista Altman non ha descritto né il progetto, né le capacità, né i tempi di realizzazione del robot umanoide.

Un robot personale è un’ambizione a lungo termine

Quando gli è stato chiesto se immaginasse un robot personale per tutti, Altman ha risposto che non era la prima priorità. Ha indicato piuttosto robot che potrebbero contribuire a costruire data center o altri robot, descrivendo le macchine personali come una possibilità futura. Ha detto che ne vorrebbe uno capace di svolgere compiti che lui non vuole fare.

Queste dichiarazioni lasciano ampio il campo delle applicazioni a breve termine. Altman non ha indicato quale sarebbe il primo compito del robot umanoide di OpenAI, non ha detto se lavorerebbe nelle strutture dell’azienda e non ha spiegato come l’azienda ne verificherebbe le prestazioni al di fuori di ambienti controllati. L’intervista attesta un’intenzione, non una roadmap di prodotto.

Tra l’intenzione e il robot resta il lavoro sull’hardware

Per far funzionare una macchina negli spazi umani serve più di un modello capace di interpretare istruzioni. Un robot deve percepire ciò che lo circonda, coordinare i movimenti e adattarsi quando gli oggetti o le condizioni sono diversi da quelli previsti. Il servizio di Engadget del 17 ottobre descriveva posizioni aperte nella robotica di OpenAI riguardanti il controllo del movimento, la stima dello stato, il controllo degli attuatori e il comportamento dell’intero robot, oltre alle infrastrutture di machine learning per l’IA fisica.

Gli ambiti in cui OpenAI cerca personale indicano un lavoro che riguarda sia il software sia i sistemi fisici, ma non dimostrano che l’azienda abbia costruito un robot umanoide funzionante. Altman non ha neppure fornito piani di produzione, un prezzo o una data in cui un robot potrebbe essere disponibile ai clienti. L’impegno pubblico di OpenAI è chiaro; la macchina in sé resta ancora da definire.

Le dichiarazioni del 1 settembre non sono un lancio di prodotto

La dichiarazione di Altman è arrivata nella prima puntata del podcast Sources, che secondo l’annuncio ufficiale del programma sarebbe stata pubblicata il 1 settembre. L’articolo di Engadget del 17 ottobre ha riportato l’attenzione su quella risposta, ma non descriveva una nuova presentazione di OpenAI. Per ora, la notizia concreta è l’intenzione dichiarata dall’amministratore delegato di costruire robot umanoidi e di altre forme, e la sua convinzione che renderli intelligenti sia il compito più difficile.

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