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L’IA mette le persone nei guai nelle zone selvagge
Alcuni escursionisti hanno usato chatbot per pianificare viaggi conclusi con interventi di soccorso in zone selvagge, ma i casi riportati non dimostrano che l’uso dell’IA stia facendo aumentare gli incidenti. Gli esperti avvertono che i con

AI.info Team · Scritto con l’IA · verificato ·
Nel Grand Teton National Park, la quota di visitatori che hanno dichiarato di aver usato l’IA per ottenere informazioni di viaggio è passata da zero al 26 per cento nell’ultimo anno, ha detto a High Country News il sovrintendente Chip Jenkins. Il dato è al centro di un articolo di WIRED del 1 novembre sugli escursionisti che si affidano ai chatbot per pianificare itinerari in zone remote e sui rischi che corrono quando le risposte sembrano più affidabili di quanto siano. Tra i casi citati ci sono persone che hanno avuto bisogno di soccorso, ma gli esperti affermano che i resoconti non dimostrano che l’uso dell’IA stia causando un aumento degli incidenti.
Tre escursionisti hanno raggiunto la cima del Mount Shasta alle 7:30 di sera
Nel caso descritto con maggiore dettaglio, tre escursionisti di 20 anni sul Mount Shasta, in California, si erano affidati in parte a Gemini di Google per pianificare la salita. Avevano portato troppo poco cibo e sopravvalutato la propria forma fisica. Sebbene nel tardo pomeriggio non avessero ancora raggiunto la vetta, hanno proseguito e sono arrivati in cima alle 7:30 di sera, per poi cominciare la discesa al buio. Al mattino si erano persi su un terreno accidentato e uno degli escursionisti si era ferito a un ginocchio.
Nick Meyers, responsabile del programma dello U.S. Forest Service presso il Mount Shasta Wilderness Climbing and Avalanche Center, ha detto che il gruppo si era impegnato a raccogliere informazioni per l’escursione, ma ha aggiunto: «Credo che abbiano un po’ spento il cervello». Il resoconto descrive una combinazione di preparazione insufficiente e decisioni prese in montagna; non attribuisce ogni errore al chatbot.
Altri incidenti rendono più complesso il quadro sui chatbot
Meyers ha descritto anche il caso di una visitatrice che aveva piantato la tenda accanto a un cartello con la scritta «Divieto di campeggio» e sosteneva che l’IA le avesse detto che il campeggio era consentito. La sua squadra ha incontrato un’altra persona all’inizio di un sentiero con una mappa generata dall’IA che collocava elementi ben visibili sul lato sbagliato di una montagna vicina. L’articolo non specifica quale chatbot abbia prodotto quella mappa.
In British Columbia, l’equipaggio di un elicottero ha soccorso un ragazzo di 16 anni bloccato su una cengia del Crown Mountain, dopo che aveva usato Claude di Anthropic per farsi aiutare a pianificare l’escursione. L’escursionista ha detto in seguito di aver consultato anche Google Maps e AllTrails. È un dettaglio importante: il resoconto non dimostra che sia stato soltanto un chatbot a condurlo sulla cengia.
I dati sui soccorsi non offrono un verdetto semplice
L’aumento dell’uso dichiarato dell’IA al Grand Teton non dimostra, di per sé, che più persone si trovino in difficoltà. L’ufficio di Meyers effettua in media circa una dozzina di soccorsi all’anno e, secondo lui, il 2026 si profilava come un anno nella media. Il Wyoming ha registrato finora 312 chiamate ai servizi di ricerca e soccorso nel 2026, contro le 466 del 2025 e le 377 del 2024, secondo i dati citati da High Country News.
I volontari di ricerca e soccorso hanno visto anche altre tecnologie creare pericoli, dai post sui social media che attirano le persone in luoghi difficili alle app di mappe e alla perdita di connessione telefonica. I dati disponibili non collegano ancora il maggiore uso dei chatbot a un aumento degli incidenti o dei soccorsi nelle zone remote. I casi indicano invece una preoccupazione specifica: gli escursionisti possono considerare risposte ben formulate come indicazioni affidabili su percorsi e sicurezza, anche quando non sono in grado di valutarne autonomamente i consigli.
Indicazioni fluenti possono sopravvivere a una risposta sbagliata
Chris Flathmann, professore di informatica incentrata sull’essere umano alla Clemson University, che studia l’IA e la ricerca e il soccorso, ha definito il rischio una «resa cognitiva». «Quando gli esseri umani lavorano con sistemi di IA, possono esserne così assorbiti da rinunciare a pensare criticamente con la propria testa», ha detto. Un chatbot può presentare informazioni provenienti da fonti inaffidabili, o dettagli inventati, con lo stesso tono sicuro di indicazioni valide, lasciando a un utente inesperto pochi elementi per riconoscere la differenza.
Gli esperti citati da High Country News consigliano di verificare i piani confrontandoli con le mappe aggiornate e i siti web degli enti che gestiscono i terreni pubblici, con le risorse delle associazioni dei sentieri o con le guide, e di rivolgersi quando possibile a un ranger o a una guida locale. Nick Meyers, responsabile del programma dello U.S. Forest Service presso il Mount Shasta Wilderness Climbing and Avalanche Center, ha spiegato chiaramente la posta in gioco:
«Se avete intenzione di andare in luoghi che vi uccideranno», ha detto Meyers, «dovreste prendere sul serio la pianificazione».
La questione ancora aperta è se l’aumento dell’uso dei chatbot emergerà nei dati sui soccorsi; per ora, i funzionari affermano che i numeri non dimostrano questa tendenza.