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Super Intelligence per decreto: il nuovo nome federale e la lunga storia della parola

Il decreto sostituisce «AI» con «SI» nei documenti non legislativi del potere esecutivo e, per ora, mantiene la definizione di legge. Da I. J. Good a Nick Bostrom fino ai laboratori di oggi, «superintelligenza» indica qualcos’altro. Che cos

Super Intelligence per decreto: il nuovo nome federale e la lunga storia della parola

Gabriele Masetti ·

Che cosa cambia con il decreto

La parola «artificiale», ha detto il presidente Donald Trump all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 22 settembre, «la fa sembrare finta»; i documenti statunitensi, ha aggiunto, sarebbero passati al «termine molto più accurato “super” anziché “artificiale”». Il 29 settembre ha firmato un decreto che ordina al potere esecutivo di usare un nuovo termine al posto di «intelligenza artificiale».

La sezione 2 ordina a dipartimenti e agenzie, «nella misura massima consentita dalla legge», di usare «Super Intelligence» e «SI» nella corrispondenza ufficiale, nelle comunicazioni pubbliche, nei siti web, nei rapporti, nei documenti di indirizzo e negli altri documenti non legislativi. La scheda informativa aggiunge che le agenzie «non riconosceranno più» i vecchi termini.

La sezione 1 ne spiega il motivo: le capacità dei sistemi più avanzati di oggi «fanno molto più che imitare o automatizzare singoli aspetti dell’intelligenza umana» e, man mano che migliorano, «rappresentano sempre più non soltanto l’intelligenza artificiale, ma una nuova era di Super Intelligence».

Sul piano giuridico, il decreto cambia il nome di una categoria e, per ora, ne mantiene la definizione. Il nome che prende in prestito aveva già un significato: da tre decenni i ricercatori usano «superintelligenza» per indicare qualcosa di molto più ambizioso dei sistemi a cui ora viene applicato, e l’idea è ancora più antica. Nel prossimo futuro, a Washington, la parola avrà contemporaneamente due significati. La questione è quali istituzioni li terranno distinti.

Che cosa resta invariato

La frase decisiva è quella che contiene la definizione. La sezione 3 stabilisce che «Super Intelligence» e «SI» indicano «le tecnologie e i sistemi compresi nel termine “intelligenza artificiale” come definito nella sezione 9401(3) del titolo 15 dello United States Code». Quella disposizione, introdotta dal National Artificial Intelligence Initiative Act of 2020, comprende «un sistema basato su macchine che può, per un determinato insieme di obiettivi definiti da esseri umani, formulare previsioni o raccomandazioni oppure prendere decisioni che influenzano ambienti reali o virtuali».

Il referente giuridico non cambia. Ai fini del decreto, e salvo quanto diversamente previsto dalla legge, qualsiasi cosa rientri nella definizione della sezione 9401(3), oggi o in futuro, è considerata SI, e nient’altro lo è. La definizione di legge non fissa una soglia di capacità: comprende quindi un’ampia gamma di sistemi, dai modelli predittivi consolidati ai modelli linguistici più avanzati.

La sezione 2(b) aggiunge che nulla in quella sezione impone di modificare «regolamenti, atti presidenziali, contratti, sovvenzioni o altri documenti storici emanati in precedenza». Le leggi sono escluse dal suo ambito per come è formulato il decreto: questo disciplina i documenti non legislativi, e solo il Congresso può modificare lo United States Code.

La questione aperta ha una scadenza. Entro 60 giorni, ossia entro il 28 novembre, l’assistente del presidente per la scienza e la tecnologia, attualmente il direttore dell’OSTP Michael Kratsios, deve inviare al presidente una proposta di testo legislativo per una definizione federale di Super Intelligence «che rispecchi le capacità descritte nella sezione 1». La proposta deve valutare se tale definizione debba «modificare, ampliare o altrimenti sostituire» la definizione di legge vigente dell’intelligenza artificiale.

AI e SI in un minuto

«Super Intelligence» nel decreto «Superintelligenza» nella ricerca
Definita da Sezione 3 del decreto del 29 settembre, che rimanda a 15 U.S.C. 9401(3) Bostrom (1998, 2014), dopo la «macchina ultraintelligente» di Good (1965)
Comprende Ogni sistema che rientra nella definizione di legge dell’AI Un intelletto che supera di gran lunga gli esseri umani praticamente in tutti gli ambiti
Soglia di capacità Nessuna, per ora Superiore ai migliori esseri umani in quasi tutto
Esiste oggi? Sì: i sistemi già in uso Non secondo le descrizioni degli stessi laboratori di frontiera
Prossimo passo Una proposta di definizione federale, da presentare entro il 28 novembre Nessuna data fissata

Che cosa significava «artificiale» nel 1955

La sezione 1 del decreto ricorda che il settore è «nato negli Stati Uniti, dove gli scienziati americani gli diedero per primi il nome». Il documento che gli diede quel nome è datato 31 agosto 1955 ed è firmato da John McCarthy, Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon.

Proponiamo di condurre nell’estate del 1956, al Dartmouth College di Hanover, nel New Hampshire, uno studio sull’intelligenza artificiale della durata di 2 mesi, con 10 partecipanti. Lo studio partirà dall’ipotesi che ogni aspetto dell’apprendimento o qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza possa, in linea di principio, essere descritto con una precisione tale da rendere possibile costruire una macchina capace di simularlo. — John McCarthy, Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon, proposta di Dartmouth, 31 agosto 1955

In quel testo, «artificiale» indica la provenienza dell’intelligenza: da una macchina anziché da un organismo. Una nota conservata insieme alla proposta nella copia archiviata di McCarthy fornisce la definizione operativa: «si considera il problema dell’intelligenza artificiale quello di far comportare una macchina in modi che sarebbero definiti intelligenti se a comportarsi così fosse un essere umano».

In seguito McCarthy indicò un secondo motivo, di natura istituzionale, per la scelta del nome. Recensendo il volume curato da Brian Bloomfield The Question of Artificial Intelligence, scrisse che «uno dei motivi per cui fu inventato il termine “intelligenza artificiale” era evitare l’associazione con la “cibernetica”». Il nome serviva anche a distinguere un programma di ricerca dai settori vicini.

Una parola più antica del computer

«Superintelligenza» è una parola più antica dell’informatica. Merriam-Webster ne fa risalire il primo uso noto al 1822 circa. Brigitte Nerlich, scrivendo sul blog Making Science Public dell’Università di Nottingham, riconduce la citazione del 1822 riportata dall’Oxford English Dictionary a un passo sulla provvidenza che parla della «Superintelligenza divina». Secondo la sua lettura, il significato della parola si è poi spostato «dal divino allo spirituale e dallo spirituale al computazionale o digitale».

Non è accertato chi l’abbia applicata per primo alle macchine. L’idea ha un’origine più chiara. Lo statistico I. J. Good la espose in «Speculations Concerning the First Ultraintelligent Machine», un articolo pubblicato su Advances in Computers che viene abitualmente datato al 1965, anche se una nota dello stesso Good precisa che la prima stesura fu completata nell’aprile 1963.

Definiamo macchina ultraintelligente una macchina capace di superare di gran lunga tutte le attività intellettuali di qualsiasi essere umano, per quanto brillante. Poiché la progettazione di macchine è una di queste attività intellettuali, una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine ancora migliori; si avrebbe allora senza dubbio una «esplosione dell’intelligenza» e l’intelligenza umana resterebbe molto indietro … — I. J. Good, «Speculations Concerning the First Ultraintelligent Machine», Advances in Computers, vol. 6

Good usava la parola «ultraintelligente» e il suo concetto conteneva già entrambe le componenti del dibattito odierno: la promessa e il problema del controllo. Nella stessa pagina definiva la prima macchina del genere «l’ultima invenzione che l’uomo avrà mai bisogno di fare, purché la macchina sia abbastanza docile da dirci come tenerla sotto controllo».

Dalla singolarità di Vinge alla definizione di Bostrom

Nel marzo 1993, al simposio VISION-21 organizzato anche dal Lewis Research Center della NASA, Vernor Vinge, allora alla San Diego State University, presentò «The Coming Technological Singularity». L’abstract si apre così: «Entro trent’anni avremo i mezzi tecnologici per creare un’intelligenza sovrumana. Poco dopo, l’era umana finirà».

Vinge citò a lungo Good e usò il sostantivo di passaggio: «La maggior parte delle speculazioni sulla superintelligenza sembra basarsi sul modello debolmente sovrumano». La parola circolava già prima che qualcuno ne fissasse una definizione.

Il filosofo Nick Bostrom ne fornì una definizione operativa. In «How Long Before Superintelligence?», datato 1997 e pubblicato nel 1998 sull’International Journal of Futures Studies, scrisse: «Per “superintelligenza” intendiamo un intelletto molto più intelligente dei migliori cervelli umani praticamente in ogni campo, comprese la creatività scientifica, la saggezza generale e le abilità sociali».

Il suo libro del 2014, Superintelligence, al quale Nerlich attribuisce il merito di aver portato la parola «decisamente al centro» del dibattito sull’IA, riproponeva la definizione all’inizio del secondo capitolo:

Possiamo definire provvisoriamente una superintelligenza come qualsiasi intelletto che superi di gran lunga le prestazioni cognitive degli esseri umani in pressoché tutti gli ambiti di interesse. — Nick Bostrom, Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies (Oxford University Press, edizione rilegata del 2014), cap. 2, p. 22

Sono due le precisazioni decisive. «Superi di gran lunga» esclude la parità con gli esperti, mentre «pressoché tutti gli ambiti» esclude un sistema sovrumano negli scacchi, nel ripiegamento delle proteine o nella programmazione, ma ordinario altrove. Secondo questo criterio, un sistema rientra nella definizione solo quando supera le persone più capaci in quasi tutto, non quando supera la maggior parte delle persone in qualcosa.

Come usano oggi la parola i suoi sviluppatori

I laboratori che sviluppano i modelli più avanzati usano la parola per indicare un traguardo, anche se non sempre nel senso pieno attribuitole da Bostrom. Il 22 maggio 2023 Sam Altman, Greg Brockman e Ilya Sutskever pubblicarono «Governance of superintelligence» sul sito di OpenAI, descrivendo l’oggetto del testo come «futuri sistemi di IA dalle capacità di gran lunga superiori persino all’AGI». Scrissero che «è concepibile che, entro i prossimi dieci anni, i sistemi di IA superino il livello degli esperti nella maggior parte degli ambiti» e proposero «qualcosa di simile a un’AIEA per le iniziative sulla superintelligenza».

Sutskever lasciò OpenAI nel maggio 2024 e il 19 giugno annunciò Safe Superintelligence Inc. insieme a Daniel Gross e Daniel Levy. La pagina dell’azienda la descrive come «il primo laboratorio SSI al mondo che punta direttamente al traguardo, con un solo obiettivo e un solo prodotto: una superintelligenza sicura».

Meta e Microsoft seguirono nel 2025. In una nota ai dipendenti del 30 giugno, Mark Zuckerberg scrisse che «lo sviluppo della superintelligenza comincia a profilarsi all’orizzonte» e creò Meta Superintelligence Labs, affidandone la guida ad Alexandr Wang nel ruolo di responsabile dell’IA. Il 6 novembre Mustafa Suleyman annunciò il MAI Superintelligence Team di Microsoft, impegnato a sviluppare quella che definì «superintelligenza umanista».

Le formulazioni concordano: «a portata di mano» (la prima riga della pagina di SSI), «comincia a profilarsi all’orizzonte», «impegnato a sviluppare». Ogni azienda tratta la superintelligenza come qualcosa che non è ancora stato costruito, al di là dei prodotti attuali: una distanza che la proposta del 28 novembre potrebbe dover affrontare.

Due significati a sei giorni di distanza

Il 23 settembre il senatore Bernie Sanders e il deputato Greg Casar presentarono il Ban Artificial Superintelligence Act, che il loro comunicato descrive come riferito, fra le altre cose, a «un’IA che supera le prestazioni e le capacità cognitive umane nella maggior parte degli ambiti». È un significato vicino a quello di Bostrom: una soglia di capacità. Il 29 settembre l’ordine esecutivo applicò l’espressione «Super Intelligence» a ogni sistema che rientra nella definizione di AI stabilita dalla legge del 2020.

Anche la grafia è diversa. L’ordine usa due parole con le iniziali maiuscole, «Super Intelligence»; la letteratura scientifica, il disegno di legge e le aziende ne usano una sola, «superintelligence». I documenti federali usano ora l’espressione per la tecnologia di oggi; è probabile che gli articoli scientifici continuino a usarla per un livello che, stando a quanto dichiarano gli stessi sviluppatori, non è ancora stato raggiunto.

Che cosa è probabile che accada ora

I documenti federali

Il linguaggio dei documenti federali sta cambiando rapidamente; i documenti già agli atti non cambieranno. Il giorno del discorso all’ONU, secondo un’email ottenuta dall’Associated Press, un vice assistente segretario dell’Ufficio per gli affari delle organizzazioni internazionali del Dipartimento di Stato ha detto al personale di «sostituire tutti i riferimenti» con Super Intelligence.

La scheda informativa dell’ordine descrive già l’«America’s AI Action Plan» del luglio 2025 come un elenco di azioni «per vincere la corsa alla SI»: conserva il titolo del documento, ma cambia il testo che lo circonda. Poiché la sezione 2(b) esenta i documenti precedenti, per anni il corpus dei documenti federali sarà probabilmente misto.

La definizione del 28 novembre

La proposta mostrerà se il cambiamento resterà una questione di vocabolario. Il precedente più vicino è l’ordine esecutivo 14347 del 5 settembre 2025, che consentiva di usare «Department of War» come denominazione secondaria nella «corrispondenza ufficiale, nelle comunicazioni pubbliche, nei contesti cerimoniali e nei documenti non legislativi», precisava che i riferimenti contenuti nelle leggi «resteranno prevalenti finché non saranno successivamente modificati per legge» e chiedeva proposte legislative entro 60 giorni.

L’ordine su Super Intelligence segue la stessa struttura, fino a un elenco di tipi di documenti quasi identico e allo stesso termine di 60 giorni. Se la proposta del 28 novembre manterrà la definizione della sezione 9401(3), il cambiamento resterà lessicale; se proporrà una definizione basata sulle capacità, al Congresso verrà chiesto di creare una categoria giuridica distinta dall’AI. La formulazione dell’ordine stesso, «le capacità descritte nella sezione 1», fa pensare alla seconda ipotesi.

Gli organismi di normazione

Gli organismi di normazione si trovano di fronte a una sovrapposizione concreta. Il Center for AI Standards and Innovation del NIST, che fino al 3 giugno 2025 si chiamava US AI Safety Institute, contiene «AI» nel proprio nome, e l’ordine non dice nulla sui nomi degli uffici. Il NIST pubblica anche la Special Publication 330, The International System of Units (SI), dedicata al sistema di misura che l’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure presenta «con l’abbreviazione internazionale SI». Nei documenti tecnici, probabilmente si scriverà «Super Intelligence» per evitare la sovrapposizione.

Gli altri governi

Finora, gli altri governi mostrano pochi segni di voler adottare il termine nei propri testi. La scheda informativa della Casa Bianca del 25 settembre sulla visita di Stato del presidente Xi Jinping afferma che i due leader «hanno concordato di usare il termine “super intelligence” anziché “artificial intelligence”» e annuncia un «Dialogo Stati Uniti-Cina sulla Super Intelligence (SI)». Il Ministero degli Esteri cinese, elencando gli stessi risultati il 26 settembre, lo chiama «Dialogo Cina-Stati Uniti sull’AI».

L’AI Act, il regolamento (UE) 2024/1689, si fonda sul termine definito «sistema di IA» all’articolo 3(1); per modificare un termine definito in quel testo occorre seguire la procedura legislativa ordinaria dell’UE.

La ricerca online

I motori di ricerca seguono l’uso. Quando il Golfo del Messico è stato rinominato nell’uso federale, Google ha modificato le sue mappe per i soli utenti statunitensi soltanto dopo l’aggiornamento del Geographic Names Information System, citando la propria «prassi consolidata di applicare i cambiamenti di nome quando vengono aggiornati nelle fonti ufficiali del governo».

Non esiste un registro ufficiale dei nomi comuni, quindi non c’è nulla di equivalente da aggiornare. I risultati seguono le parole che le persone digitano e pubblicano, e «SI» è già in concorrenza con il sistema metrico e con il dominio .si della Slovenia. La rapidità con cui «SI» arriverà a indicare nei risultati di ricerca la politica tecnologica federale dipenderà da quanto il termine sarà adottato fuori dal governo.

L’industria

Per ora, l’industria continua a usare il termine soprattutto per ciò che non ha ancora costruito. I laboratori citati sopra usano già «superintelligenza» come obiettivo dichiarato, quindi il termine si adatta ai loro annunci. Applicarlo a prodotti già distribuiti si discosterebbe da questa impostazione. La documentazione dei modelli e i benchmark, a cui l’ordine non si applica, probabilmente manterranno il vocabolario degli ingegneri.

Due date mostreranno se i significati resteranno distinti: quella della proposta di definizione, prevista per il 28 novembre, e quella della prossima sessione del dialogo che Washington chiama SI e Pechino chiama AI, prevista entro novembre 2026. Fino ad allora, la parola svolge due funzioni. Nel linguaggio dei documenti federali indica i sistemi già in uso; nella letteratura scientifica indica ancora la macchina di Good, «l’ultima invenzione che l’uomo avrà mai bisogno di fare».

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